INCONTRO “LA PROTEZIONE DEI MINORI NELLA CHIESA”

[VATICANO, 21-24 FEBBRAIO 2019] 

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA

Sala Regia
Domenica, 24 febbraio 2019

 

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

AL TERMINE DELL’INCONTRO

Cari fratelli e sorelle,

nel rendere grazie al Signore che ci ha accompagnato in questi giorni, vorrei ringraziare tutti voi per lo spirito ecclesiale e l’impegno concreto che avete mostrato con tanta generosità.

Il nostro lavoro ci ha portato a riconoscere, una volta in più, che la gravità della piaga degli abusi sessuali su minori è un fenomeno storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e le società. Essa è diventata, solo in tempi relativamente recenti, oggetto di studi sistematici, grazie al cambiamento della sensibilità dell’opinione pubblica su un problema in passato considerato tabù, vale a dire che tutti sapevano della sua presenza ma nessuno ne parlava. Ciò mi porta alla mente anche la crudele pratica religiosa, diffusa nel passato in alcune culture, di offrire esseri umani – spesso bambini – come sacrifici nei riti pagani. Tuttavia, ancora oggi le statistiche disponibili sugli abusi sessuali su minori, stilate da varie organizzazioni e organismi nazionali e internazionali (Oms, Unicef, Interpol, Europol e altri), non rappresentano la vera entità del fenomeno, spesso sottostimato principalmente perché molti casi di abusi sessuali su minori non vengono denunciati[1], in particolare quelli numerosissimi commessi nell’ambito famigliare.

Di rado, infatti, le vittime si confidano e cercano aiuto[2]. Dietro a questa riluttanza ci può essere la vergogna, la confusione, la paura di vendetta, i sensi di colpa, la sfiducia nelle istituzioni, i condizionamenti culturali e sociali, ma anche la disinformazione sui servizi e sulle strutture che possono aiutare. L’angustia purtroppo porta all’amarezza, addirittura al suicidio, o a volte a vendicarsi facendo la stessa cosa. L’unica cosa certa è che milioni di bambini nel mondo sono vittime di sfruttamento e di abusi sessuali.

Sarebbe importante qui riportare i dati generali – a mio avviso sempre parziali – a livello globale[3], poi Europeo, Asiatico, Americano, Africano e dell’Oceania, per dare un quadro della gravità e della profondità di questa piaga nelle nostre società[4]. Vorrei, per evitare inutili discussioni, evidenziare anzitutto che la menzione di alcuni Paesi ha l’unico obiettivo di citare i dati statistici riportati nei suddetti Rapporti.

La prima verità che emerge dai dati disponibili è che chi commette gli abusi, ossia le violenze (fisiche, sessuali o emotive) sono soprattutto i genitori, i parenti, i mariti di spose bambine, gli allenatori e gli educatori. Inoltre, secondo i dati Unicef del 2017 riguardanti 28 Paesi nel mondo, su 10 ragazze che hanno avuto rapporti sessuali forzati, 9 rivelano di essere state vittime di una persona conosciuta o vicina alla famiglia.

Secondo i dati ufficiali del governo americano, negli Stati Uniti oltre 700.000 bambini ogni anno sono vittime di violenze e maltrattamenti, secondo l’International Center For Missing and Exploited Children (ICMEC), un bambino su 10 subisce abusi sessuali. In Europa 18 milioni di bambini sono vittime di abusi sessuali[5].

Se prendiamo l’esempio dell’Italia, il rapporto di “Telefono Azzurro” del 2016 evidenzia che il 68,9% degli abusi avviene all’interno delle mura domestiche del minore[6].

Teatro di violenze non è solo l’ambiente domestico, ma anche quello del quartiere, della scuola, dello sport[7] e, purtroppo, anche quello ecclesiale.

Dagli studi effettuati, negli ultimi anni, sul fenomeno degli abusi sessuali su minori emerge altresì che lo sviluppo del web e dei mezzi di comunicazione ha contribuito a far crescere notevolmente i casi di abusi e violenze perpetrati on line. La diffusione della pornografia sta dilagando rapidamente nel mondo attraverso la Rete. La piaga della pornografia ha assunto dimensioni spaventose, con effetti deleteri sulla psiche e sulle relazioni tra uomo e donna, e tra loro e i bambini. È un fenomeno in continua crescita. Una parte molto considerevole della produzione pornografica ha, tristemente, per oggetto i minori, che così vengono gravemente feriti nella loro dignità. Gli studi in questo campo – è triste – documentano che ciò avviene in modi sempre più orribili e violenti; si arriva all’estremo degli atti di abuso su minori commissionati e seguiti in diretta attraverso la Rete[8].

Ricordo qui il Congresso internazionale avvenuto a Roma sul tema della dignità del bambino nell’era digitale; come pure il primo Forum dell’Alleanza interreligiosa per Comunità più sicure, che ha avuto luogo, sullo stesso tema, nel novembre scorso, ad Abu Dhabi.

Un’altra piaga è il turismo sessuale: secondo i dati 2017 dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, ogni anno nel mondo tre milioni di persone si mettono in viaggio per avere rapporti sessuali con un minore[9]. Significativo il fatto che gli autori di tali crimini, nella più grande parte dei casi, non riconoscono che quello che stanno commettendo è un reato.

Siamo, dunque, dinanzi a un problema universale e trasversale che purtroppo si riscontra quasi ovunque. Dobbiamo essere chiari: l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società[10], non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa.

La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica. Il consacrato, scelto da Dio per guidare le anime alla salvezza, si lascia soggiogare dalla propria fragilità umana, o dalla propria malattia, diventando così uno strumento di satana. Negli abusi noi vediamo la mano del male che non risparmia neanche l’innocenza dei bambini. Non ci sono spiegazioni sufficienti per questi abusi nei confronti dei bambini. Umilmente e coraggiosamente dobbiamo riconoscere che siamo davanti al mistero del male, che si accanisce contro i più deboli perché sono immagine di Gesù. Ecco perché nella Chiesa attualmente è cresciuta la consapevolezza di dovere non solo cercare di arginare gli abusi gravissimi con misure disciplinari e processi civili e canonici, ma anche affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno sia all’esterno della Chiesa. Essa si sente chiamata a combattere questo male che tocca il centro della sua missione: annunciare il Vangelo ai piccoli e proteggerli dai lupi voraci.

Vorrei qui ribadire chiaramente: se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – tale caso sarà affrontato con la massima serietà. Fratelli e sorelle: nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati. L’eco del grido silenzioso dei piccoli, che invece di trovare in loro paternità e guide spirituali hanno trovato dei carnefici, farà tremare i cuori anestetizzati dall’ipocrisia e dal potere. Noi abbiamo il dovere di ascoltare attentamente questo soffocato grido silenzioso.

È difficile, dunque, comprendere il fenomeno degli abusi sessuali sui minori senza la considerazione del potere, in quanto essi sono sempre la conseguenza dell’abuso di potere, lo sfruttamento di una posizione di inferiorità dell’indifeso abusato che permette la manipolazione della sua coscienza e della sua fragilità psicologica e fisica. L’abuso di potere è presente anche nelle altre forme di abusi di cui sono vittime quasi ottantacinque milioni di bambini, dimenticati da tutti: i bambini-soldato, i minori prostituiti, i bambini malnutriti, i bambini rapiti e spesso vittime del mostruoso commercio di organi umani, oppure trasformati in schiavi, i bambini vittime delle guerre, i bambini profughi, i bambini abortiti e così via.

Davanti a tanta crudeltà, a tanto sacrificio idolatrico dei bambini al dio potere, denaro, orgoglio, superbia, non sono sufficienti le sole spiegazioni empiriche; queste non sono capaci di far capire l’ampiezza e la profondità di tale dramma. Ancora una volta l’ermeneutica positivistica dimostra il proprio limite. Ci dà una vera spiegazione che ci aiuterà a prendere le misure necessarie, ma non è capace di darci una significazione. E noi oggi abbiamo bisogno di spiegazioni e di significazioni. Le spiegazioni ci aiuteranno molto nell’ambito operativo, ma ci lasceranno a metà strada.

Quale sarebbe, dunque, la “significazione” esistenziale di questo fenomeno criminale? Tenendo conto della sua ampiezza e profondità umana, oggi non è altro che la manifestazione attuale dello spirito del male. Senza tenere presente questa dimensione rimarremo lontani dalla verità e senza vere soluzioni.

Fratelli e sorelle, oggi siamo davanti a una manifestazione del male, sfacciata, aggressiva e distruttiva. Dietro e dentro questo c’è lo spirito del male il quale nel suo orgoglio e nella sua superbia si sente il padrone del mondo[11] e pensa di aver vinto. E questo vorrei dirvelo con l’autorità di fratello e di padre, certo piccolo e peccatore, ma che è il pastore della Chiesa che presiede nella carità: in questi casi dolorosi vedo la mano del male che non risparmia neanche l’innocenza dei piccoli. E ciò mi porta a pensare all’esempio di Erode che, spinto dalla paura di perdere il suo potere, ordinò di massacrare tutti i bambini di Betlemme[12]. Dietro a questo c’è satana.

E così come dobbiamo prendere tutte le misure pratiche che il buon senso, le scienze e la società ci offrono, così non dobbiamo perdere di vista questa realtà e prendere le misure spirituali che lo stesso Signore ci insegna: umiliazione, accusa di noi stessi, preghiera, penitenza. È l’unico modo di vincere lo spirito del male. Così lo ha vinto Gesù[13].

L’obiettivo della Chiesa sarà, dunque, quello di ascoltare, tutelare, proteggere e curare i minori abusati, sfruttati e dimenticati, ovunque essi siano. La Chiesa, per raggiungere tale obiettivo, deve sollevarsi al di sopra di tutte le polemiche ideologiche e le politiche giornalistiche che spesso strumentalizzano, per vari interessi, gli stessi drammi vissuti dai piccoli.

È giunta l’ora, pertanto, di collaborare insieme per sradicare tale brutalità dal corpo della nostra umanità, adottando tutte le misure necessarie già in vigore a livello internazionale e a livello ecclesiale. È giunta l’ora di trovare il giusto equilibrio di tutti i valori in gioco e dare direttive uniformi per la Chiesa, evitando i due estremi di un giustizialismo, provocato dal senso di colpa per gli errori passati e dalla pressione del mondo mediatico, e di una autodifesa che non affronta le cause e le conseguenze di questi gravi delitti.

In tale contesto desidero menzionare le “Best Practices” formulate, sotto la guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità[14], da un gruppo di dieci agenzie internazionali che ha sviluppato e approvato un pacchetto di misure chiamato INSPIRE, cioè sette strategie per porre fine alla violenza contro i bambini[15].

Avvalendosi di queste linee-guida, la Chiesa, nel suo itinerario legislativo, grazie anche al lavoro svolto negli anni scorsi dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e al contributo di questo nostro incontro, si concentrerà sulle seguenti dimensioni:

  1. La tutela dei bambini: l’obiettivo primario di qualsiasi misura è quello di proteggere i piccoli e impedire che cadano vittime di qualsiasi abuso psicologico e fisico. Occorre dunque cambiare mentalità per combattere l’atteggiamento difensivo-reattivo a salvaguardia dell’Istituzione, a beneficio di una ricerca sincera e decisa del bene della comunità, dando priorità alle vittime di abusi in tutti i sensi. Dinanzi ai nostri occhi devono essere presenti sempre i volti innocenti dei piccoli, ricordando le parole del Maestro: «Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo!» (Mt 18,6-7).
  2. Serietà impeccabile: vorrei qui ribadire che «la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti. La Chiesa non cercherà mai di insabbiare o sottovalutare nessun caso» (Discorso alla Curia Romana, 21 dicembre 2018). Per la sua convinzione «i peccati e i crimini dei consacrati si colorano di tinte ancora più fosche di infedeltà, di vergogna e deformano il volto della Chiesa minando la sua credibilità. Infatti, la Chiesa, insieme ai suoi figli fedeli, è anche vittima di queste infedeltà e di questi veri e propri reati di peculato» (ibid.).
  3. Una vera purificazione: nonostante le misure prese e i progressi fatti in materia di prevenzione degli abusi, occorre imporre un rinnovato e perenne impegno alla santità dei pastori, la cui configurazione a Cristo Buon pastore è un diritto del popolo di Dio. Si ribadisce dunque «la ferma volontà di proseguire, con tutta la forza, la strada della purificazione, interrogandosi su come proteggere i bambini; come evitare tali sciagure, come curare e reintegrare le vittime; come rafforzare la formazione nei seminari […] Si cercherà di trasformare gli errori commessi in opportunità per sradicare tale piaga non solo dal corpo della Chiesa ma anche da quello della società» (ibid.). Il santo timore di Dio ci porta ad accusare noi stessi – come persone e come istituzione – e a riparare le nostre mancanze. Accusare sé stessi: è un inizio sapienziale, legato al santo timore di Dio. Imparare ad accusare sé stessi, come persone, come istituzioni, come società. In realtà, non dobbiamo cadere nella trappola di accusare gli altri, che è un passo verso l’alibi che ci separa dalla realtà.
  4. La formazione: ossia le esigenze della selezione e della formazione dei candidati al sacerdozio con criteri non solo negativi, preoccupati principalmente di escludere le personalità problematiche, ma anche positivi nell’offrire un cammino di formazione equilibrato per i candidati idonei, proteso alla santità e comprensivo della virtù della castità. San Paolo VI nell’Enciclica Sacerdotalis caelibatus scrisse: «Una vita così totalmente e delicatamente impegnata nell’intimo e all’esterno, come quella del sacerdote celibe, esclude soggetti di insufficiente equilibrio psico-fisico e morale, né si deve pretendere che la grazia supplisca in ciò la natura» (n. 64).
  5. Rafforzare e verificare le linee guida delle Conferenze Episcopali: ossia riaffermare l’esigenza dell’unità dei Vescovi nell’applicazione di parametri che abbiano valore di norme e non solo di orientamenti. Norme, non solo orientamenti. Nessun abuso deve mai essere coperto (così come era abitudine nel passato) e sottovalutato, in quanto la copertura degli abusi favorisce il dilagare del male e aggiunge un ulteriore livello di scandalo. In particolare sviluppare un nuovo approccio efficace per la prevenzione in tutte le istituzioni e gli ambienti delle attività ecclesiali.
  6. Accompagnare le persone abusate: il male che hanno vissuto lascia in loro delle ferite indelebili che si manifestano anche in rancori e tendenze all’autodistruzione. La Chiesa ha il dovere dunque di offrire loro tutto il sostegno necessario avvalendosi degli esperti in questo campo. Ascoltare, mi permetto la parola: “perdere tempo” nell’ascolto. L’ascolto guarisce il ferito, e guarisce anche noi stessi dall’egoismo, dalla distanza, dal “non tocca a me”, dall’atteggiamento del sacerdote e del levita nella parabola del Buon Samaritano.
  7. Il mondo digitale: la protezione dei minori deve tenere conto delle nuove forme di abuso sessuale e di abusi di ogni genere che li minacciano negli ambienti in cui vivono e attraverso i nuovi strumenti che usano. I seminaristi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose, gli operatori pastorali e tutti devono essere consapevoli che il mondo digitale e l’uso dei suoi strumenti incide spesso più profondamente di quanto si pensi. Occorre qui incoraggiare i Paesi e le Autorità ad applicare tutte le misure necessarie per limitare i siti web che minacciano la dignità dell’uomo, della donna e in particolare dei minori:. Fratelli e sorelle: il reato non gode del diritto alla libertà. Occorre assolutamente opporci con la massima decisione a questi abomini, vigilare e lottare affinché lo sviluppo dei piccoli non venga turbato o sconvolto da un loro accesso incontrollato alla pornografia, che lascerà segni negativi profondi nella loro mente e nella loro anima. Occorre impegnarci perché i giovani e le giovani, in particolare i seminaristi e il clero, non diventino schiavi di dipendenze basate sullo sfruttamento e l’abuso criminale degli innocenti e delle loro immagini e sul disprezzo della dignità della donna e della persona umana. Si evidenziano qui le nuove norme “sui delitti più gravi” approvate dal Papa Benedetto XVI nel 2010, ove era stata aggiunta come nuova fattispecie di delitto «l’acquisizione, la detenzione o la divulgazione» compiuta da un membro del clero «in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo, di immagini pornografiche aventi ad oggetto minori». Allora si parlava di «minori di anni 14», ora pensiamo di dover innalzare questo limite di età per allargare la tutela dei minori e insistere sulla gravità di questi fatti.
  8. Il turismo sessuale: il comportamento, lo sguardo, l’animo dei discepoli e dei servitori di Gesù devono saper riconoscere l’immagine di Dio in ogni creatura umana, a cominciare dalle più innocenti. È solo attingendo a questo rispetto radicale della dignità dell’altro che potremo difenderlo dalla potenza pervasiva della violenza, dello sfruttamento, dell’abuso e della corruzione, e servirlo in modo credibile nella sua crescita integrale, umana e spirituale, nell’incontro con gli altri e con Dio. Per combattere il turismo sessuale occorre repressione giudiziaria, ma anche sostegno e progetti di reinserimento delle vittime di tale fenomeno criminale. Le comunità ecclesiali sono chiamate a rafforzare la cura pastorale delle persone sfruttate dal turismo sessuale. Tra queste, le più vulnerabili e bisognose di particolare aiuto sono certamente donne, minori e bambini; questi ultimi, tuttavia, necessitano di una protezione e di un’attenzione speciali. Le autorità governative diano priorità e agiscano con urgenza per combattere il traffico e lo sfruttamento economico dei bambini. A tale scopo è importante coordinare gli sforzi a tutti i livelli della società e collaborare strettamente anche con le organizzazioni internazionali per realizzare un quadro giuridico che protegga i bambini dallo sfruttamento sessuale nel turismo e permetta di perseguire legalmente i delinquenti[16].

Permettetemi adesso un sentito ringraziamento a tutti i sacerdoti e ai consacrati che servono il Signore fedelmente e totalmente e che si sentono disonorati e screditati dai comportamenti vergognosi di alcuni loro confratelli. Tutti – Chiesa, consacrati, Popolo di Dio e perfino Dio stesso – portiamo le conseguenze delle loro infedeltà. Ringrazio, a nome di tutta la Chiesa, la stragrande maggioranza dei sacerdoti che non solo sono fedeli al loro celibato, ma si spendono in un ministero reso oggi ancora più difficile dagli scandali di pochi (ma sempre troppi) loro confratelli. E grazie anche ai fedeli che ben conoscono i loro bravi pastori e continuano a pregare per loro e a sostenerli.

Infine, vorrei sottolineare l’importanza di dover trasformare questo male in opportunità di purificazione. Guardiamo alla figura di Edith Stein – Santa Teresa Benedetta della Croce, con la certezza che «nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti e i santi. Tuttavia, la corrente vivificante della vita mistica rimane invisibile. Sicuramente gli avvenimenti decisivi della storia del mondo sono stati essenzialmente influenzati da anime sulle quali nulla viene detto nei libri di storia. E quali siano le anime che dobbiamo ringraziare per gli avvenimenti decisivi della nostra vita personale, è qualcosa che sapremo soltanto nel giorno in cui tutto ciò che è nascosto sarà svelato». Il santo Popolo fedele di Dio, nel suo silenzio quotidiano, in molte forme e maniere continua a rendere visibile e attesta con “cocciuta” speranza che il Signore non abbandona, che sostiene la dedizione costante e, in tante situazioni, sofferente dei suoi figli. Il santo e paziente Popolo fedele di Dio, sostenuto e vivificato dallo Spirito Santo, è il volto migliore della Chiesa profetica che sa mettere al centro il suo Signore nel donarsi quotidiano. Sarà proprio questo santo Popolo di Dio a liberarci dalla piaga del clericalismo, che è il terreno fertile per tutti questi abomini.

Il risultato migliore e la risoluzione più efficace che possiamo dare alle vittime, al Popolo della Santa Madre Chiesa e al mondo intero sono l’impegno per una conversione personale e collettiva, l’umiltà di imparare, di ascoltare, di assistere e proteggere i più vulnerabili.

Faccio un sentito appello per la lotta a tutto campo contro gli abusi di minori, nel campo sessuale come in altri campi, da parte di tutte le autorità e delle singole persone, perché si tratta di crimini abominevoli che vanno cancellati dalla faccia della terra: questo lo chiedono le tante vittime nascoste nelle famiglie e in diversi ambiti delle nostre società.

[1] Cfr María Isabel Martínez PÉrez, Abusos sexuales en niños y adolescentes, Ed. Criminología y Justicia, 2012: sono denunciati solo il 2% dei casi, soprattutto quando gli abusi sono nell’ambito familiare. Calcola dal 15% al 20% di vittime di pedofilia nella nostra società. Soltanto il 50% dei bambini rivela l’abuso che ha subito e, di tali casi, solo il 15% è effettivamente denunciato. Solo il 5% è alla fine processato.

[2] 1 caso su 3 non ne parla con nessuno (Dati 2017 raccolti dell’organizzazione no-profit THORN).

[3] Livello globale: nel 2017, l’Oms ha stimato che fino a 1 miliardo di minori di età compresa tra i 2 ed i 17 anni ha subito violenze o negligenze fisiche, emotive o sessuali. Gli abusi sessuali (dal palpeggiamento allo stupro), secondo alcune stime dell’Unicef del 2014, riguarderebbero oltre 120 milioni di bambine, tra le quali si registra il più alto numero di vittime. Nel 2017 la stessa organizzazione Onu ha riferito che in 38 Paesi del mondo a basso e medio reddito, quasi 17 milioni di donne adulte hanno ammesso di aver avuto un rapporto sessuale forzato durante l’infanzia.

Europa: nel 2013, l’Oms ha stimato oltre 18 milioni di abusi. Secondo l’Unicef in 28 Paesi europei, circa 2,5 milioni di giovani donne hanno riferito di aver subito abusi sessuali con o senza contatto fisico prima dei 15 anni (dati diffusi nel 2017). Inoltre, 44 milioni (pari al 22,9%) sono stati vittime di violenza fisica, mentre 55 milioni (29,6%) vittime di violenza psicologica. E non solo: nel 2017, il Rapporto Interpol sullo sfruttamento sessuale dei minori ha portato all’identificazione di 14.289 vittime in 54 Paesi europei. Con riferimento all’Italia nel 2017, il Cesvi ha stimato che 6 milioni di bambini hanno subito maltrattamenti. Inoltre, secondo i dati elaborati da Telefono Azzurro, nel periodo 1 gennaio-31 dicembre 2017, i casi di abuso sessuale e pedofilia gestiti dal Servizio 114 Emergenza Infanzia sono stati 98, pari a circa il 7,5% del totale dei casi gestiti dal Servizio. Il 65% dei minori richiedenti aiuto era composto da vittime di sesso femminile ed oltre il 40% era di età inferiore ad 11 anni.

Asia: In India nel decennio 2001-2011, l’Asian Center for Human Rights” ha riscontrato un totale di 48.338 casi di stupri di minori, con un aumento pari al 336%: dai 2.113 casi del 2001, infatti, si è arrivati ai 7.112 casi nel 2011.

Americhe: negli Stati Uniti i dati ufficiali del governo riscontrano che oltre 700mila bambini, ogni anno, sono vittime di violenze e maltrattamenti. Secondo l’International Center for Missing and Exploited Children (Icmec), un bambino su 10 subisce abusi sessuali.

Africa: in Sudafrica i risultati di una ricerca condotta dal Centro per la giustizia e la prevenzione dei crimini dell’Università di Città del Capo, ha rivelato, nel 2016, che un giovane sudafricano su tre, maschio o femmina, è a rischio di abusi sessuali prima di avere raggiunto i 17 anni. Secondo lo studio, il primo del genere su scala nazionale in Sudafrica, 784.967 giovani di età compresa tra i 15 e i 17 anni hanno già subito abusi sessuali. Le vittime in questo caso sono in prevalenza ragazzi maschi. Neanche un terzo ha denunciato le violenze alle autorità. In altri Paesi africani gli abusi sessuali sui minori si inseriscono nel contesto più ampio delle violenze legate ai conflitti che insanguinano il continente e sono difficilmente quantificabili. Il fenomeno è anche strettamente collegato alla pratica dei matrimoni precoci diffusi in diverse nazioni africane e non solo.

Oceania: in Australia, secondo i dati diffusi dall’Australian Institute of Health and Welfare (Aihw) a febbraio 2018 e riguardanti gli anni 2015-2017, 1 su 6 donne (16%, ovvero 1,5 milioni) hanno riferito di aver subito abusi fisici e/o sessuali prima dei 15 anni, e 1 su 9 uomini (11%, ovvero 992.000) hanno riferito di aver sperimentato questo abuso quando erano ragazzi. Nel 2015-16, inoltre, circa 450mila bambini sono stati oggetto di misure di protezione dell’infanzia, e 55.600 minori sono stati allontanati dalle mura domestiche per curare gli abusi subiti e prevenirne altri. Infine, da non dimenticare i rischi che corrono i minori nativi: sempre secondo l’Aihw, nel 2015-2016, i bambini indigeni hanno avuto 7 volte in più la probabilità di essere oggetto di abusi o di abbandono rispetto ai loro coetanei non indigeni (cfr http://www.pbc2019.org/it/protezione-dei-minori/abuso-dei-minori-a-livello-globale).

[4] I dati riportati si riferiscono a Paesi campione scelti in base all’affidabilità delle fonti disponibili.Le ricerche diffuse dall’Unicef su 30 Paesi confermano questo fatto: una piccola percentuale di vittime ha affermato di avere chiesto aiuto.

[5] Cfr https: //www.repubblica.it/salute/prevenzione/2016/05/12/news/maltrattamenti_sui_minori_tutti_gli_abusi – 139630223.

[6] Nello specifico, il presunto responsabile del disagio patito da un minore è, nel 73,7% un genitore (la madre nel 44,2% e il padre nel 29,5%), un parente nel 3,3%, un amico nel 3,2%, un conoscente nel 3%, un insegnante nel 2,5%. I dati mettono in luce come il responsabile sia un estraneo adulto in una piccola percentuale dei casi (2,2%) (cfr ibid.).

[7] Una ricerca inglese del 2011, realizzata dall’Nspcc (National Society for the Prevention of Cruelty to Children), ha riscontrato che il 29% dei soggetti intervistati riferiva di aver subito molestie sessuali (fisiche e verbali) nei centri dove praticava uno sport.

[8] Secondo i dati 2017 dell’IWF (Internet Watch Foundation), ogni 7 minuti una pagina web spedisce immagini di bambini abusati sessualmente. Nel 2017, sono stati individuati 78.589 URL contenenti immagini di abuso sessuale concentrati in particolare nei Paesi Bassi, seguiti da Stati Uniti, Canada, Francia e Russia. Il 55% delle vittime ha meno di 10 anni, 1’86% sono bambine, il 7% bambini, il 5% ambedue.

[9] Le mete più frequentate sono Brasile, Repubblica Dominicana, Colombia, oltre a Tailandia e Cambogia. A questi, ultimamente, si sono aggiunti alcuni Paesi dell’Africa e dell’Est Europa. I primi sei Paesi di provenienza di chi perpetra gli abusi, invece, sono Francia, Germania, Regno Unito, Cina, Giappone e Italia. Da non trascurare anche il numero in crescita delle donne che viaggiano in Paesi in via di sviluppo, in cerca di sesso a pagamento con i minori: in totale, esse rappresentano il 10% dei turisti sessuali nel mondo. Inoltre, secondo uno studio condotto da Ecpat Iternational (End Child Prostitution in Asian Tourism) tra il 2015 ed il 2016, il 35% dei turisti sessuali pedofili è stato costituito da clienti abituali, mentre il 65% da clienti occasionali (cfr https://www.osservatoriodiritti.it/2018/03/27/turismo-sessuale-minorile-nel-mondo-italia-ecpat).

[10] «Infatti, se questa gravissima calamità è arrivata a colpire alcuni ministri consacrati, ci si domanda: quanto essa potrebbe essere profonda nelle nostre società e nelle nostre famiglie?» (Discorso alla Curia Romana, 21 dicembre 2018).

[11] Cfr. R.H. Benson, The Lord of the World, Dodd, Mead and Company, London 1907.

[12] «Quare times, Herodes, quia audis Regem natum? Non venit ille ut te excludat, sed ut diabolum vincat. Sed tu haec non intelligens turbaris et saevis; et ut perdas umum quem quaeris, per tot infantium mortes efficeris crudelis […] Necas parvulos corpore quia te necat timor in corde» (S. Quadvultdeus, Sermo 2 de Symbolo: PL 40, 655).

[13] «Quemadmodum enim ille, effuso in scientiae lignum veneno suo, naturam gusto corruperat, sic et ipse dominicam carnem vorandam presumens, Deitatis in ea virtute, corruptus interitusque sublatus est» (Maximus Confessor, Centuria 1, 8-13: PG, 1182-1186).

[14] (CDC: United States Centers for Disease Control and Prevention; CRC: Convention on the Rights of the Child; End Violence Against Children: The Global Partnership; PAHO: Pan American Health Organization; PEPFAR: President’s Emergency Program for AIDS Relief; TfG: Together for Girls; Unicef: United Nations Children’s Fund; UNODC: United Nations Office on Drugs and Crime; USAID: United States Agency for International Development; WHO: World Health Organization).

[15] Ogni lettera della parola INSPIRE rappresenta una delle strategie, e la maggior parte ha dimostrato di avere effetti preventivi sui diversi tipi di violenza, oltre a benefici in settori come la salute mentale, l’educazione e la riduzione della criminalità. Le sette strategie sono le seguenti. Implementation and enforcement of laws: attuazione e applicazione delle leggi (ad esempio, vietare discipline violente e limitare l’accesso a alcool e armi da fuoco); Norms and values: norme e valori da cambiare (per esempio, quelli che perdonano l’abuso sessuale sulle ragazze o il comportamento aggressivo tra i ragazzi); Safe environments: ambienti sicuri (ad es. identificare nei quartieri i “punti caldi” per la violenza e affrontare le cause locali attraverso una politica che risolva i problemi e altri interventi); Parent and caregiver support: genitori e sostegno dell’assistente familiare (ad esempio, fornendo formazione ai genitori per i giovani, ai neo-genitori); Income and economic strengthening: reddito e rafforzamento economico (come il microcredito e la formazione sull’equità di genere); Response and support services: servizi di risposta e supporto (ad es. garantire che i bambini esposti alla violenza possano accedere a efficaci cure d’emergenza e ricevere un adeguato sostegno psico-sociale); Education and life skills: istruzione e abilitazione alla vita (ad es. garantire che i bambini frequentino la scuola e fornire le competenze sociali).

[16] Cfr Documento Finale del VI Congresso Mondiale sulla Pastorale del Turismo, 27 luglio 2004.

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