La festa della promessa d’amore.

Dare forma e forza all’amore

Domenico Cravero

La debolezza attuale della famiglia ha origini non solo materiali, ma anche culturali, così come la denatalità ha cause non solo economiche, ma anche etiche e spirituali.
La speranza di una reale svolta di tendenza non può, quindi, essere affidata alle sole politiche familiari. È necessario individuare eventi ed esperienze di promozione della scelta coniugale, con riferimento alle coppie di nuova formazione. È indispensabile trovare parole, quasi impossibili nell’attuale stagione culturale, per promuovere la famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio. Servono ritualità che diano valore alla promessa d’amore e restituiscano alla sessualità il suo valore di simbolo. Occorre ridare bellezza e splendore alla proposta biblica della sessualità segno e strumento d’amore, sacramento di Dio stesso.
Il passato linguaggio del fidanzamento sembra ormai definitivamente tramontato, il concetto stesso di matrimonio sembra perdere affidabilità. La vita di coppia è per lo più espressa con l’immediatezza del “mettersi insieme”, rilevando, così, il suo carattere spontaneo e, insieme, libero, instabile, liquido.
La società non offre più barriere di sicurezza né riti che permettono di raccontare pubblicamente la svolta dell’età e i giovani impiegano più tempo per trovare il loro ruolo nel mondo degli adulti.
La disinvoltura e l’ostentata libertà sessuale di tanti comportamenti potrebbero essere però solo una risposta all’ansia e, vista l’assenza di modelli condivisi e di ritualità pubbliche, all’incapacità di vivere emozioni sempre affascinanti, di fronte a realtà, l’affettività e la passione sessuale, che più vengono banalizzate più rimangono misteriose e inquietanti.
Gli attuali adolescenti, come reazione al disorientamento affettivo degli adulti, esprimono sensibilità originali e in parte inaspettate. Numerosi brani musicali amati dagli adolescenti contengono testi che difendono con passione l’amore unico e condannano senza appello l’infedeltà. Il tradimento dell’amore e dell’amicizia, infatti, è una delle frustrazioni più insopportabili (gli adolescenti sono rimasti tra i pochi nella società a chiamare l’infedeltà “tradimento”). I giovani dimostrano di sentirsi attratti più dalla stabilità dell’affetto che dall’avventura e molti tra loro, non soltanto valutano inseparabile sesso e amore, ma reputano insufficienti le sole dichiarazioni di affetto. Esigono prove di maturità e la disponibilità del partner ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
I modelli dell’erotismo culturalmente approvati, invece, non favoriscono la maturazione di questa responsabilità.
La promessa d’amore celebrata pubblicamente, potrebbe essere una forma sociale nuova per dare voce all’evidente domanda di sentimenti profondi e duraturi e contribuire a sperimentare nuovi modelli affettivi, in cui la mutua appartenenza (che continua a essere il tema inesauribile delle confidenze intime e delle pagine dei diari e delle messaggerie) possa finalmente trovare qualche traccia di certezza.
Nella crisi educativa di oggi prevale la tendenza a ridurre al minimo gli orientamenti direttivi ed etici nelle relazioni affettive. La cooperazione e la reciprocità nell’intesa tra uomo e donna comportano invece un immane lavoro di mediazione tra le esigenze e le attese dei partner e di integrazione dell’immaginario erotico con l’esperienza reale dell’incontro. Solo attraverso infiniti aggiustamenti è possibile trovare una certa conciliazione, sempre precaria, del piacere fisico e della domanda d’amore. I giovani sono particolarmente soli in questa ricerca.

Una buona prassi

In diverse parrocchie ho avuto la possibilità di preparare, coordinare o partecipare alla festa di quelli che sono in cammino di coppia, la celebrazione della promessa d’amore. Questo evento si svolge normalmente intorno alla “festa degli innamorati” (14 febbraio, S. Valentino) ennesima invenzione commerciale divenuta presto una data di forte richiamo.
La celebrazione della promessa d’amore è una ritualità pubblica, che raduna non solo giovani ma anche famiglie e popolazione, e che può avere una duplice regia, civile e religiosa, in piazza (o in oratorio) e in chiesa, in un unico progetto.
Coppie di giovani innamorati che ancora non hanno una prospettiva immediata di matrimonio, si scambiano la promessa d’amore in una festa d’intensa partecipazione popolare. Questa proposta è un evento pubblico, culturale e religioso, volto a costruire nuovi percorsi di sessualità umanizzata e modelli nuovi di vita di coppia. Essa si fonda sulla consapevolezza che la sessualità sia un vissuto intimo e personale e, al tempo stesso, un’esperienza eminentemente sociale: “La sessualità è un rischio dove l’individuo gioca la sua identità e la società il suo ordine” (U. Galimberti). La sessualità è l’esperienza più intima e personale che si conosca. Accompagna tutta la vita, in un cammino sempre incompleto. Sentire il corpo sessuato è percepirlo al livello più intenso della sua presenza. L’antropologia recente spiega come la sessualità riguardi la persona nella sua totalità. Realtà molto più ampia della genitalità, coinvolge tutta la persona e si estende alla sua intera storia. Negli ultimi decenni la sessualità è stata indagata in ogni modo dalla ricerca scientifica. La funzione erotica, però, a diversità di quella riproduttiva, non ha una sistemazione specialistica perché richiede un’integrazione pluridimensionale. La sessuologia si è costituita, infatti, fin dalla sua recente origine come scienza rigorosamente interdisciplinare, punto d’incontro di conoscenze e di culture diverse. La sua comprensione esaustiva sfugge a uno specifico dominio della scienza. Non si tratta di un semplice gioco di pulsioni ma di un’elaborazione mentale ad alta complessità. I nuovi traguardi delle neuroscienze hanno allargato la comprensione della localizzazione cerebrale delle reazioni sessuali. Nel suo complesso la sessualità rimane però, a giudizio unanime, un’esperienza scientificamente indefinibile. Nonostante la liberalizzazione dei costumi e dei discorsi, nulla è più incerto, misterioso e difficile della sessualità. Le conoscenze scientifiche e la liberazione dei costumi hanno reso autonoma la sessualità, compiendo una rivoluzione che, in poco tempo, ha frantumato e scompaginato il modello istituzionale coniugale, fondato sul matrimonio indissolubile. Per la prima volta la sessualità è diventata oggetto plasmabile da scoprire, modulare, modificare. Le persone molto meno strutturate dalla tradizione hanno, apparentemente, maggiore libertà d’azione ma, in realtà, sono schiacciate dal senso di una responsabilità esclusivamente individuale. Definita, un tempo, in strettissima relazione con il matrimonio e il costume, oggi la sessualità sembra avere poco a che vedere con essi. Una sessualità plastica, inoltre, non può più essere limitata all’eterosessualità: il matrimonio e la famiglia, istituzioni guscio, si chiamano ancora allo stesso modo, ma sono diventati qualcosa di fondamentalmente diverso. Con la rivoluzione sessuale il cambiamento dei costumi è stato radicale. Per secoli si era pensato: “Siamo sposati, ci dobbiamo amare”. Nella breve stagione romantica amore e matrimoni sembrarono coincidere: “Ci sposiamo perché ci amiamo”. Oggi si pensa alla famiglia senza il matrimonio. “Ci amiamo; perché dovremmo sposarci?”. Scontri ideologici anche violenti hanno compromesso la pratica educativa. La sessualità normale nell’adolescenza sembra consista ormai nel diversificare e moltiplicare le esperienze sessuali. Al “bisogna essere sposati per avere rapporti” sembra sostituirsi una pratica inversa: “Bisogna aver avuto già rapporti per sposarsi”. La felicità sembra posta fuori del matrimonio e della maternità. “Non aspettate l’amore, scegliete l’avventura!”, insiste una parte della retorica sociale. Si tende a opporre la moglie alla madre, la donna alla sposa.
Si ribadisce in ogni modo la centralità del progetto professionale dei singoli; molto più raro il richiamo al progetto famigliare. “Siamo eredi di un femminismo che si ritorce contro le donne stesse perché invece di modificare la società patriarcale si è sottomessa incoraggiando le donne a modificare il proprio corpo per adattarsi. Le istituzioni si sono aperte alle donne ma non hanno modificato funzionamento” (T. Hargot).
Il nuovo orientamento culturale e ideologico sui comportamenti sessuali svolge un impatto considerevole sul rapporto con il corpo, la fecondità e l’amore. L’eros può ancora essere vissuto come linguaggio simbolico dell’amore? L’osservazione attenta delle tendenza in atto riserva però numerose sorprese. La società è un laboratorio di nuove identità e domande. Le ideologie sono sempre una semplificazione dell’esperienza. Non è possibile banalizzare o stravolgere definitivamente la sessualità. Essa rimanda ancora e sempre ai più grandi interrogativi esistenziali: “Io chi sono?”, “ Sono amabile?”, “Sono capace di amore?”, “Qual è il senso della mia vita?”.
Gli innamorati, quando si comunicano cosa provano e cosa vivono l’uno per l’altro, concentrano in un’unica espressione, “Ti amo”, un intreccio di emozioni e di sentimenti diversi e complementari: “Mi piaci, mi sento attratto da te, ti desidero” (la passione); “Ti voglio bene, ti considero la più importante delle mia amicizie, desidero stare con te” (l’intimità); “Sei la mia donna, (il mio uomo), ti accetto come sei, mi impegno con te (e solo con te) per realizzare il progetto di una vita intera, desidero stare sempre con te” (il progetto). La passione, l’intimità e il progetto, nel loro continuo, reciproco rimando, permettono di cogliere in qualche modo la complessità, la bellezza e la profondità della vita di coppia, che è sempre un’esperienza di “grazia”, perché l’amore non ha spiegazioni. Alle tre dimensioni possono essere accostate espressività diverse: il corpo in movimento, la musica e la danza danno figura e sentimento alla passione; la poesia, le forme e i colori, i profumi, i giochi di luce, la configurazione dello spazio alludono all’affettività, all’affetto e alla tenerezza; l’animazione che sprigiona l’entusiasmo della socialità presenta l’impegno reciproco degli amanti come avventura, come l’inizio del più bel viaggio della vita.
La celebrazione dell’amore presuppone un concerto di linguaggi diversi, capaci di accostare anche la “zona d’ombra” che sfugge al controllo razionale (cioè al linguaggio) che la sessualità non banalizzata sempre contiene.
Sono frequenti le situazioni in cui gli adolescenti vivono una serena coeducazione, come sono numerosi i giovani che spendono tempo e passione nelle attività di volontariato, nel servizio dell’animazione verso i più piccoli, nella pratica della solidarietà con i più poveri. E’ questa, forse, la strada più promettente e sicura per preparare modelli di famiglia aperta. Gli interscambi con l’esterno della coppia, infatti, favoriscono la maturità dell’amore, perché arricchiscono il bagaglio dell’esperienza, aumentano i legami sociali, intensificano l’intesa reciproca a proposito di valori su cui impostare il rapporto e il progetto futuro.
La promessa d’amore di giovani impegnati in oratorio (o in servizi solidali) o nell’impegno attivo nei loro ambienti di vita, raggiunge una particolare intensità celebrativa, sia per il numero di partecipanti invitati, a causa dei legami più estesi, sia per le simbologie più pregnanti per i valori vissuti.

L’organizzazione

Il successo di queste celebrazioni è garantito solo da un intenso lavoro di preparazione (possono essere il momento finale di un percorso formativo) e il confluire di diverse sensibilità (bibliche, pastorali, artistiche, culturali…).
Si possono individuare alcuni step, nella complessa organizzazione dell’evento:
1. Costituire il gruppo promotore: animatori di gruppi giovanili, insegnanti e genitori, operatori ed educatori delle parrocchie (nelle unità pastorali) con il compito di supervisionare e promuovere l’intero progetto.
La programmazione e l’organizzazione della festa è invece affidata alle giovani coppie protagoniste dell’evento. Le iniziative proposte prevedono una doppia regia, in un unico progetto.
2. Organizzazione dettagliata del programma a cura delle giovani coppie interessate all’iniziativa e dei gruppi giovanili coinvolti.
3. Ampia pubblicizzazione del programma e diffusione dell’invito di partecipazione .
4. Stage formativa con i giovani interessati: laboratorio di danza liturgica, laboratori di danza moderna, laboratori di poesia.
5. Messa a punto definitiva del programma.

  1. Celebrazione religiosa

    – Cura dettagliata della ritualità e adeguamento dell’aula liturgica.

    – Coreografia liturgica

    – Composizioni floreali

    – Scelta dei testi sacri

    – Individuazione dei segni e dei simboli

    – Testimonianze di vita

    – Scelta dei canti e programmazione musicale

  2. Festa e celebrazione pubblica civile

    – Allestimento scenografico e coreografico

    – Studio dell’effettistica

    – Antologia di poesie d’amore

    – Rassegna di danza

    – Individuazione dei segni e dei simboli

    – Testimonianze di vita

    – Momento conviviale

  3. Individuare le competenze, la necessaria copertura economica e allocare le risorse.

    7. Stabilire gli indicatori di processo e i criteri di verifica.