CATECHESI CON I GIOVANI

Marcello Scarpa

L’ultimo sinodo su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale (3 ottobre – 28 ottobre 2018) ha risvegliato l’interesse della Chiesa per i giovani sottolineando la necessità di accompagnare i loro cammini di fede «attraverso una presenza costante e cordiale».[1] In questo ampio orizzonte di riflessione sinodale sulla realtà giovanile, quali ricadute potranno esserci per l’ambito specifico della catechesi? Quante energie, desideri, proposte, rinnoveranno i percorsi catechistici con le nuove generazioni?
Con questa rubrica, che si pone in continuità con lo studio teorico già presentato sulle pagine di questa rivista,[2] non abbiamo certo la pretesa di voler offrire risposte esaurienti alle variegate, e spesso complesse, dinamiche della catechesi con i giovani. Più semplicemente, vogliamo spazzare il campo da tante nubi che a volte si addensano sui nostri ambienti educativi rendendo tristi e scoraggiati quanti, invece, dovrebbero avere il volto raggiante per l’annuncio ai giovani del Vangelo della gioia.[3] A tale scopo, nei prossimi numeri della rivista presenteremo alcune esperienze ecclesiali con l’intenzione di allargare l’orizzonte catechistico di quanti quotidianamente vivono e lavorano a stretto contatto con il variegato mondo della realtà giovanile.

Un mondo che cambia

In un momento storico di cambiamento[4] quali azioni si possono pensare per rinnovare la catechesi? La cultura odierna ha davvero emarginato ogni possibilità di evangelizzazione? La sensibilità dei giovani di oggi è proprio così distante dalla fede cristiana? Papa Francesco ci invita ad allontanare ogni tentazione[5] pastorale: «È salutare ricordarsi dei primi cristiani e di tanti fratelli lungo la storia che furono pieni di gioia, ricolmi di coraggio, instancabili nell’annuncio e capaci di una grande resistenza attiva. Vi è chi si consola dicendo che oggi è più difficile; tuttavia dobbiamo riconoscere che il contesto dell’Impero romano non era favorevole all’annuncio del Vangelo, […] Dunque, non diciamo che oggi è più difficile; è diverso» (EG 263).
La cultura moderna, dunque, non va considerata come un ostacolo per l’evangelizzazione ma come un possibile e fruttuoso trampolino di lancio verso nuovi e inesplorati orizzonti pastorali. Un esempio può essere d’aiuto. Nella specialità olimpica dei tremila metri siepi i corridori, per superare barriere e pozze d’acqua, possono appoggiare un piede sull’ostacolo ricevendo, in tal modo, la spinta necessaria per evitare l’acqua e continuare speditamente la gara. Se non facessero leva sulla siepe cadrebbero nella pozza sottostante l’ostacolo e, con le scarpe inzuppate, la loro corsa sarebbe rallentata e affannata. Così è anche il nostro rapporto con la cultura attuale. Volerla disinvoltamente scavalcare, evitando ogni contatto con essa, fa rimanere indietro rispetto a quanti, non ignorandone le potenzialità, si misurano con essa prendendone vigore e slancio per il proprio cammino.
Da ciò una prima considerazione. Non è venuta meno la funzione della catechesi, ma un certo modello di catechesi che era sostenuta da un contesto culturale, educativo, familiare, scolastico e sociale non più presente nel mondo di oggi. Non sono peggiorati i giovani, sono semplicemente diversi da quelli della generazione precedente. Stiamo guadando il fiume della nostra epoca, stiamo abbandonando le sponde sicure del passato ma non abbiamo ancora raggiunto la riva rassicurante del futuro. E forse non la raggiungeremo mai perché la vita è sempre movimento, dinamicità, cambiamento.[6]
Non è più possibile pensare di fare catechesi con i giovani affidandosi solo a stili, tempi, orari, dinamiche operative di un passato ormai superato, seppure recente. Lo studio della storia della catechesi mostra il passaggio da un modello dottrinale di istruzione, basato sul libro del catechismo, ad un modello di annuncio kerigmatico, incentrato sul libro della Scrittura. A ciò si sono aggiunte le attenzioni metodologiche e pedagogiche per la ricezione efficace del messaggio di salvezza (modello antropologico) e la centralità della persona considerata nella sua dimensione relazionale all’interno della comunità ecclesiale (modello comunitario).[7] Ferma restando l’importanza della dimensione biblica per ogni percorso catechistico,[8] quale ulteriori passi compiere perché si abbia una catechesi con i giovani maggiormente adeguata ai tempi attuali?

Quanti libri per la catechesi?

Con il percorso che intraprenderemo, non perfetto e non completo, coltiviamo il desiderio di offrire a quanti hanno a cuore la formazione cristiana dei giovani alcuni elementi intorno a cui intessere cammini catechistici, dove teoria, prassi, riflessione ed esperienza convergono armonicamente a servizio dei giovani. In particolare, vogliamo evidenziare la relazione feconda che sussiste tra il Creatore, il creato e le creature. Dio, infatti, si è rivelato non solo nel libro della Scrittura e nel libro della natura,[9] ma anche nel libro della creatura.[10] L’uomo creato a immagine di Dio porta in sé scintille luminose del Suo amore. Un fuoco spesso nascosto sotto la cenere, ma che si deve risvegliare. Aprire il libro della creatura è ascoltare una voce che a volte canta e a volte grida,[11] un’eco spesso flebile e balbuziente, che però non può essere ignorata. Nell’episodio dei due discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24,13-35) Gesù in persona si mise a sfogliare con animo delicato il libro della creatura, prima ancora di illuminarla e “catechizzarla” con quello della Scrittura: «Se non c’è pastorale senza l’ascolto orante della Parola, nemmeno c’è pastorale senza l’ascolto rispettoso e quasi sacrale dell’altro».[12]
Il recente Sinodo sui giovani ha invece riconosciuto «che non sempre la comunità ecclesiale sa rendere evidente l’atteggiamento che il Risorto ha avuto verso i discepoli di Emmaus, quando, prima di illuminarli con la Parola, ha chiesto loro: “Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?” (Lc 24,17). Prevale talora la tendenza a fornire risposte preconfezionate e ricette pronte, senza lasciar emergere le domande giovanili nella loro novità e coglierne la provocazione. L’ascolto rende possibile uno scambio di doni, in un contesto di empatia. […] Allo stesso tempo pone le condizioni per un annuncio del Vangelo che raggiunga veramente il cuore, in modo incisivo e fecondo» (DF8).
Bisogna riscoprire con sempre maggiore convinzione che i giovani non sono un problema o un ostacolo, e nemmeno solo una sfida o una risorsa da ascoltare prima di mettere in moto quanto già pensato per loro.[13] Predisporre le migliori condizioni pedagogico-comunicative per incontrare le nuove generazioni è senz’altro importante, e si deve fare, ma non bisogna trascurare di ascoltare i giovani, perché nelle profondità del loro cuore abita il soffio dello Spirito del Signore.[14] Se la fede nasce dall’ascolto (fides ex auditu), si possono ignorare in un itinerario di fede l’ascolto della Parola di Dio e l’ascolto delle parole dei fratelli? Agli animatori-catechisti-formatori, dunque, il compito di intercettare il sussurrio giovanile sfogliando con delicatezza le pagine delle loro anime.

Le tappe del percorso

Sulla base di queste riflessioni nei prossimi numeri della rivista presenteremo le dinamiche della catechesi dei giovani all’interno di un itinerario coerente ai tre momenti catechistici di “Primo annuncio”, di “Iniziazione cristiana” e di “Educazione permanente della fede”.[15] Infatti, si tratta dapprima di annunciare Cristo ai giovani, successivamente di accompagnarli lungo percorsi di iniziazione alla vita cristiana, poi di approfondire con essi i dati di fede lungo un itinerario sistematico e organico, infine di renderli soggetti attivi di evangelizzazione verso le realtà del mondo extraecclesiale. Di seguito, il percorso che ci accompagnerà nei prossimi mesi.
Nel prossimo numero della rubrica (Percorsi di catechesi con i giovani) presenteremo alcuni elementi utili per la catechesi dei giovani in termini di contenuti di fede, di criteri di azione, di scelte metodologiche.
Si presenterà poi il tema del primo annuncio ai giovani attraverso l’arte (terzo numero, Pietre vive) e nei luoghi informali delle piazze e della vita notturna (quarto numero, Luci nella notte).
L’iniziazione alla vita cristiana toccherà l’aspetto della Sacra Scrittura (quinto numero, Passi del Vangelo) e della dimensione liturgica e spirituale (sesto numero, Comunità di Taizé).
Per la catechesi permanente nel settimo numero tratteremo gli approfondimenti sistematici fatti da don Fabio Rosini della diocesi di Roma intorno ai Dieci Comandamenti e, nell’ottavo numero, del Gruppo Samuele di Milano sull’aspetto vocazionale della vita.
Nel nono numero allargheremo gli orizzonti alla catechesi “in uscita” verso il mondo del lavoro e dei giovani disoccupati, bisognosi di speranza e di un rinnovato primo annuncio di Cristo (Progetto Policoro). In tal modo si chiude un cerchio virtuoso: si riceve il primo annuncio, si iniziano a muovere i primi passi nella vita cristiana, si approfondiscono sistematicamente i contenuti di fede per poterli così annunciare a quanti ancora non li conoscono o li hanno dimenticati, riponendoli in qualche cassetto della loro infanzia.
Da questo punto di vista, siamo davvero tutti chiamati ad essere, anche nel campo della catechesi, discepoli-missionari (cfr. EG 120), ossia generatori di vita di fede, di speranza e di carità.


NOTE

[1] Sinodo dei Vescovi – XV Assemblea Generale Ordinaria, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento Finale (= DF), Città del Vaticano (27 ottobre 2018), n. 91.
[2] Cfr. M. Scarpa, Catechesi con i giovani. Un quadro di riferimento teorico, in: “Note di Pastorale Giovanile” 52 (2018/4) 5-53.
[3] Cfr. Francesco, Evangelii Gaudium (= EG). Esortazione apostolica sull’annuncio del vangelo nel mondo attuale, LEV, Città del Vaticano 2014.
[4] «Oggi non viviamo un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento di epoca»: Francesco, Discorso all’incontro con i rappresentanti del V convegno nazionale della Chiesa italiana, (Firenze, 10 novembre 2015).
[5] «Non lasciarsi dunque tentare dalle “profezie di sventura”, non spendere energie per “contabilizzare fallimenti e rinfacciare amarezze”, tenere fisso lo sguardo sul bene che “spesso non fa rumore, non è tema dei blog né arriva sulle prime pagine”, e non spaventarsi “davanti alle ferite della carne di Cristo, sempre inferte dal peccato e non di rado dai figli della Chiesa”»: Francesco, Discorso alla 1a Congregazione generale della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, dal tema: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, (3 ottobre 2018).
[6] Cfr. J. Vallabaraj, Faith-focused mentoring as a paradigm for youth catechesis: towards the articulation of a frame of reference, Kristu Jyoti Pubblications, Bangalore 2012, 323-326.
[7] Cfr. G. Ruta, Catechetica come scienza. Introduzione allo studio e rilievi epistemologici, Coop. S. Tommaso – LDC, Messina – Leumann (TO) 2010, 302-319.
[8] Cfr. Benedetto XVI, Verbum Domini. Esortazione apostolica, (30 settembre 2010), n. 74.
[9] Per Bonaventura da Bagnoregio il mondo è «vestigio della sapienza di Dio»: Collationes in Hexaemeron, XII, 14-17.
[10] «E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza”»: Gn 1,26.
[11] «Quel grido nasce dal vostro cuore giovane che non sopporta l’ingiustizia e non può piegarsi alla cultura dello scarto, né cedere alla globalizzazione dell’indifferenza. Ascoltate quel grido che sale dal vostro intimo!»: Francesco, Lettera ai giovani in occasione della presentazione del Documento Preparatorio della XV Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, (13 gennaio2017).
[12] G. Benzi – G. Cavagnari – X. Matoses (edd.), La fonte dell’evangelizzazione. Fondamenti, ambiti ed esperienze di pastorale biblica, Queriniana, Brescia 2018, 19.
[13] Cfr. S. Currò, Il giovane al centro. Prospettive di rinnovamento della pastorale giovanile, Paoline, Milano 1999, 39.
[14] «San Benedetto raccomandava agli abati di consultare anche i giovani prima di ogni scelta importante, perché “spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore”»: Francesco, Lettera ai giovani in occasione della presentazione del Documento Preparatorio della XV Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.
[15] Il Direttorio Generale per la Catechesi (DGC nn. 60-73) distingue tre forme fondamentali di catechesi, ciascuna con finalità, contenuti e metodi propri: la catechesi del primo annuncio, la catechesi a servizio dell’iniziazione cristiana, la catechesi a servizio dell’educazione permanente della fede; per i documenti del Magistero che concordano nel considerare la catechesi una forma di educazione alla fede, cfr. U. Lorenzi, Catechesi nell’emergenza educativa, in: “Catechesi” 79 (2009-2010/4) 1.

CATECHESI CON I GIOVANI
Marcello Scarpa

1 Giovani e catechesi: un orizzonte promettente
2 Percorsi di catechesi con i giovani: contenuti, proposte, prospettive
3 Il Primo annuncio ai giovani. Arte e turismo, l’esperienza di “Pietre vive”
4 Il primo annuncio ai giovani. I luoghi della movida, l’esperienza di “Luci nella notte”
5 Iniziare i giovani alla Sacra Scrittura. L’esperienza di “Passi di Vangelo”
6 Iniziare i giovani alla vita spirituale. L’esperienza della comunità di Taizé
7 Percorsi di catechesi biblica con i giovani. L’esperienza dei “Dieci Comandamenti”
8 Percorsi di catechesi vocazionale con i giovani. L’esperienza del “Gruppo Samuele”
9 Catechesi “in uscita” verso il mondo del lavoro. L’esperienza del “Progetto Policoro”