Chiedere, cercare e bussare

Antonio A. Pagola

 Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, 
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”• e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!»
(Luca 11,1-13).

Chiedere, cercare, bussare

Nelle prime comunità cristiane venivano ricordate alcune parole di Gesù rivolte ai suoi discepoli, in cui egli indica loro l’atteggiamento con cui devono vivere: «Io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto».
Non si dice che cosa chiedere, che cosa cercare né dove bussare. L’importante è l’atteggiamento del vivere chiedendo, cercando e bussando. Siccome poco dopo Luca dice che il Padre «darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono», sembra che la prima cosa che si debba chiedere, cercare e per la quale bussare sia lo Spirito Santo di Dio.
«Chiedete e vi sarà dato». Nella Chiesa si pianifica, si organizza e si opera cercando efficienza e rendimento. Ma spesso facciamo affidamento solo sul nostro sforzo. Non c’è spazio per lo Spirito. Non lo chiediamo e non lo riceviamo.
Chiediamo vocazioni sacerdotali e religiose pensando che sia la cosa più necessaria perché la Chiesa continui a funzionare, ma non chiediamo vocazioni di profeti, colmi dello Spirito di Dio, che promuovano la conversione al Vangelo.
«Cercate e troverete». Spesso non sappiamo cercare al di là del nostro passato. Abbiamo paura di aprire nuove vie dando ascolto allo Spirito. Non abbiamo il coraggio di reputare finito quello che ormai non genera più vita e invece soffochiamo la nostra ricerca creativa di qualcosa di veramente nuovo e buono.
Senza cercatori è difficile che la Chiesa trovi vie per l’evangelizzazione del mondo di oggi. Tuttavia, i giovani hanno il diritto di sapere se nella Chiesa ci preoccupiamo del loro futuro e del mondo nuovo in cui dovranno vivere.
«Bussate e vi sarà aperto». Se nessuno bussa per chiamare lo Spirito, non si apriranno mai porte nuove. Difenderemo la sicurezza con tutte le nostre forze. Avremo paura dei cambiamenti, poiché, se ci viene meno questo dono, non c’è nient’altro. Ci manca la fede nello Spirito creatore di vita nuova. Costruiremo una Chiesa sicura, al riparo da pericoli e minacce, ma sarà una Chiesa senza gioia e senza vivacità, perché ci mancherà lo Spirito Santo di Dio.

Con fiducia

Luca e Matteo hanno raccolto nei rispettivi vangeli alcune parole di Gesù che senza dubbio rimasero molto impresse nei suoi seguaci più intimi. È facile che le abbia pronunciate mentre si muoveva con i suoi discepoli per i villaggi della Galilea, chiedendo qualcosa da mangiare, cercando accoglienza o bussando alla porta degli abitanti del luogo.
Probabilmente le sue richieste non sempre ricevono la risposta desiderata, ma Gesù non si scoraggia. La sua fiducia nel Padre è assoluta.1 suoi seguaci devono imparare a fare come lui: «Io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto». Gesù sa quello che sta dicendo, poiché è proprio ciò che sperimenta: «Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto».
Se qualcosa dobbiamo imparare da Gesù in questi tempi di crisi e sconcerto nella sua Chiesa, è certamente la fiducia. Ma non intesa come l’atteggiamento ingenuo di quelli che si tranquillizzano nell’attesa di tempi migliori. E ancora meno come una posizione passiva e irresponsabile, bensì come il comportamento più evangelico e profetico per seguire oggi Gesù, il Cristo. Anche se i suoi tre inviti si riferiscono allo stesso atteggiamento basilare di fiducia in Dio, il suo linguaggio suggerisce diverse sfumature.
«Chiedere» è l’atteggiamento proprio del povero, che ha bisogno di ricevere da un altro quello che non riesce a ottenere con il proprio sforzo. Così Gesù immagina i suoi seguaci: uomini e donne poveri, coscienti della propria fragilità e indigenza, senza nessuna traccia di orgoglio o autosufficienza. Non è una disgrazia vivere in una Chiesa povera, debole e priva di potere. La cosa deplorevole è cercare di seguire oggi Gesù chiedendo al mondo una protezione che ci può provenire solo dal Padre.
«Cercare» non è solo chiedere. È anche muoverci, fare dei passi per raggiungere qualcosa che non vediamo, perché è coperto o nascosto. Così Gesù vede i suoi seguaci: «cercatori del regno di Dio e della sua giustizia». È normale oggi vivere in una Chiesa sconcertata davanti a un futuro incerto. La cosa strana è che non ci mobilitiamo per cercare insieme vie nuove per seminare il Vangelo nella cultura moderna.
«Bussare», significa farsi sentire da qualcuno che non sentiamo vicino, ma che crediamo ci possa ascoltare ed esaudire. Allo stesso modo Gesù grida al Padre nella solitudine della croce. È comprensibile che oggi sia offuscata la fede di non pochi cristiani, che hanno imparato a confessarla, celebrarla e viverla in una cultura pre-moderna. La cosa deplorevole è che non ci sforziamo maggiormente di imparare a seguire oggi Gesù, gridando a Dio dalle contraddizioni, dai conflitti e dagli interrogativi del mondo attuale.

Abbiamo bisogno di pregare

Forse la più grave tragedia dell’uomo di oggi è la sua crescente incapacità di pregare. Stiamo dimenticando cosa significa pregare. Le nuove generazioni abbandonano le pratiche di pietà e le formule di preghiera che hanno alimentato la fede dei loro padri. Abbiamo ridotto il tempo dedicato alla preghiera e alla riflessione interiore. A volte la escludiamo praticamente dalla nostra vita.
Ma non è questa la cosa più grave. Sembra che le persone stiano perdendo la capacità di silenzio interiore. Non sono più capaci di incontrarsi con il profondo del proprio essere. Distratte da mille sensazioni, interiormente offuscate, incatenate da un ritmo di vita sfiancante, stanno abbandonando l’atteggiamento orante davanti a Dio.
D’altra parte, in una società nella quale si accetta come criterio primario e quasi unico l’efficienza, il rendimento o l’utilità immediata, la preghiera viene svalutata come qualcosa di inutile. Facilmente si afferma che l’importante è «la vita», come se la preghiera appartenesse al mondo de «la morte».
In ogni caso abbiamo bisogno di pregare. Non è possibile vivere con vigore la fede cristiana né la vocazione umana se si è interiormente denutriti. Prima o poi la persona sperimenta l’insoddisfazione prodotta nel cuore dell’uomo dal vuoto interiore, dalla banalità del quotidiano, dalla noia della vita o dall’incomunicabilità con il Mistero.
Abbiamo bisogno di pregare per trovare quel silenzio, quella serenità e quel sollievo che ci permettano di sostenere il ritmo delle nostre attività quotidiane. Abbiamo bisogno di pregare per vivere con atteggiamento lucido e vigile in una società superficiale e disumanizzante.
Abbiamo bisogno di pregare per affrontare la nostra verità ed essere capaci di un’autocritica personale sincera. Abbiamo bisogno di pregare per liberarci progressivamente da quanto ci impedisce di essere più umani. Abbiamo bisogno di pregare per vivere davanti a Dio con atteggiamento più festoso, grato e creativo.
Beati quelli che anche ai nostri giorni sono capaci di sperimentare nel profondo del proprio essere la verità delle parole di Gesù: «Chi chiede sta ricevendo, chi cerca sta trovando e a chi bussa gli si sta aprendo».

Imparare a pregare

Probabilmente molti di noi credenti abbiamo vissuto la triste esperienza della preghiera descritta con sincerità commovente da Pierre Guilbert nel suo libro La prière retrouvée («La preghiera ritrovata»).
Quasi senza rendercene conto abbiamo riempito la nostra vita di cose, attività e preoccupazioni che poco a poco ci hanno allontanato da Dio. Abbiamo sempre qualcosa di più importante da fare, qualcosa di più urgente o di più utile. Come metterci a pregare, se abbiamo tante cose di cui occuparci? Senza rendercene conto abbiamo finito col «vivere abbastanza bene» senza alcuna necessità di pregare.
È possibile uscire da questa mediocrità in cui si è finiti col cadere nel corso degli anni? È possibile sperimentare nella nostra vita la verità delle parole di Gesù: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto»?
La prima cosa che ci si chiede è di pronunciare interiormente un «sì» a Dio. Un «sì» piccolo, umile, minuscolo, che apparentemente non cambia ancora nulla nella nostra vita, ma che ci mette alla ricerca di Dio.
Probabilmente, l’esperienza ci dice che abbiamo tentato di farlo molte volte, ma che poi siamo sempre tornati alla nostra mediocrità di prima. Di qui la necessità di essere sinceri: «Non posso contare sulla mia fedeltà a Dio, poiché l’esperienza mi dice che non sono fedele. Signore, mi abbandono alla tua fedeltà. Insegnami a pregare».
Una preghiera come questa è sempre ascoltata. L’importante è cercare Dio al di là di metodi, libri, preghiere e frasi. Ripetere in modo semplice le preghiere che le persone facevano a Gesù: «Signore, che io veda di nuovo», «Signore, abbi pietà di me peccatore», «Signore, credo, ma accresci la mia fede».
Forse più di uno si dirà: ma a che cosa porta tutto questo? Non significa parlare una volta ancora nel vuoto, ingannare ingenuamente noi stessi? Certamente non vediamo Dio, non ne udiamo la voce, non ne sentiamo le braccia. Semplicemente lo cerchiamo e ci apriamo alla sua presenza con un atteggiamento simile a quello di Charles de Foucauld: «Dio mio, se esisti, insegnami a conoscerti».
Questo Dio non risolve i nostri problemi, ma «una cura della preghiera» può offrirci quella pace e quella luce di cui abbiamo bisogno per dare alla nostra vita il suo vero senso. Non dimentichiamolo. Dio non è conquista, ma dono. «Chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto».

«Padre nostro»

Sul Padre nostro si è detto tutto. È la preghiera per eccellenza. Il più bel regalo che ci ha lasciato Gesù. L’invocazione più sublime a Dio. E, tuttavia, ripetuta spesso dai cristiani, può trasformarsi in recita abitudinaria, parole ripetute meccanicamente senza elevare il cuore a Dio.
Per questo è bene che di quando in quando ci fermiamo a riflettere su questa preghiera in cui si racchiude tutta la vita di Gèsù. Ci renderemo subito conto che possiamo pregarla solo se viviamo con il suo Spirito.
«Padre nostro». È il primo grido che nasce dal cuore umano quando non vive abitato dal timore di Dio, ma da una fiducia piena nel suo amore creatore. Un grido al plurale rivolto a colui che è Padre di tutti. Un’invocazione che ci radica nella fraternità universale e ci rende responsabili di fronte a tutti gli altri.
«Sia santificato il tuo Nome». La prima richiesta non è una richiesta qualsiasi. È l’anima di tutta questa preghiera di Gesù, la sua aspirazione suprema. Che il «nome» di Dio, vale a dire il suo mistero insondabile, il suo amore e la sua forza di salvezza si manifestino in tutta la loro gloria e potenza. E questo, detto non con un atteggiamento passivo, ma partendo dall’impegno a collaborare con la nostra vita a questa aspirazione di Gesù.
«Venga il tuo regno». Che nel mondo non regnino la violenza e l’odio distruttore. Che regni Dio e la sua giustizia. Che non regnino il Primo Mondo sul Terzo, gli europei sugli africani, i potenti sui deboli. Che l’uomo non domini la donna, né il ricco domini il povero. Che la verità si impossessi del mondo. Che si aprano vie alla pace, al perdono e alla vera liberazione.
«Sia fatta la tua volontà». Che essa non trovi troppo ostacolo e resistenza in noi. Che tutta l’umanità obbedisca alla chiamata di Dio, il quale dal profondo della vita invita l’essere umano alla sua vera salvezza. Che la mia vita sia oggi stesso ricerca di questa volontà di Dio.
«Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Il pane è ciò di cui abbiamo bisogno per vivere in modo degno, non solo noi, ma tutti gli uomini e le donne della Terra. E questo, detto non partendo dall’egoismo accaparratore o dal consumismo irresponsabile, ma dalla volontà di condividere maggiormente quanto abbiamo con i bisognosi.
«Perdona a noi». Il mondo ha bisogno del perdono di Dio.
Noi esseri umani possiamo vivere solo se chiediamo perdono e perdoniamo. Chi rinuncia alla vendetta con un atteggiamento aperto al perdono, somiglia a Dio, il Padre buono e che perdona.
«Non ci indurre in tentazione». Non si tratta delle piccole tentazioni di ogni giorno, ma della grande tentazione di abbandonare Dio, di dimenticare il Vangelo di Gesù e di seguire una via sbagliata. Questo grido di aiuto continua a