Il cristiano e la gioia

Bartolino Bartolini

Presentiamo una Celebrazione della Parola sul tema della gioia. Lo sviluppo’ è in tre momenti (corrispondenti alle tre letture):
1. La falsa gioia: il peccato come gioia-idolatria. Di fronte al peccato, il cristiano assume la funzione di riparazione e di mediazione presso Dio, come Mosè.
2. La gioia vera, segno della felicità futura.
3. La gioia nasce dall’amore.
L’angolo prospettico è quindi soprattutto relativo alla posizione del cristiano impegnato nei confronti della gioia, di cui attorno si ha tanta farne, che egli respira a pieni polmoni, per la sua dimensione umana e per la sua inserzione nel mondo. A lui competono due compiti specifici:
• testimoniare la gioia vera, segno della speranza che gli fiorisce dentro, per sconvolgere tutti coloro che incontra e che vivono con il volto ripiegato;
• farsi mediatore presso Dio a favore dei fratelli che non sanno assaporare che brandelli laceri di gioia.
La celebrazione può quindi essere utile in occasione di situazioni particolari (fine anno – carnevale – feste locali) in cui, per tradizione (semel in anno licet insanire!), ci si dà alla «pazza gioia»: integra notevolmente, soprattutto per la parte positiva che contiene, l’abituale adorazione eucaristica di riparazione.
Chi desidera utilizzare questa celebrazione, può tener presente queste considerazioni:
• i riti d’inizio trascritti qui, sono solamente indicativi: è opportuno lasciare più spazio alla spontaneità, adattando il saluto del presidente, alla circostanza concreta che motiva la celebrazione;
• la prima lettura (soprattutto) è piuttosto lunga: può essere opportunamente ridotta, omettendo la prima o la seconda parte;
• lo stile della prima lettura è a dialogo (recitazione alternata tra assemblea, lettore, assolo). L’esperienza ha indicato in questa formula un potere di riflessione più grande, con relativa partecipazione più convinta. Eventualmente può sempre essere utilizzata la forma tradizionale di lettura.

 

RITI D’INIZIO

Canto d’inizio in piedi

Saluto del presidente

Fratelli, siamo qui riuniti per esercitare la nostra funzione di mediatori. Come Mosè un giorno salvò il suo popolo dall’ira di Dio, cosa noi oggi dobbiamo pregare il Padre perché perdoni i nostri peccati e quelli di tutta l’umanità e perché accolga e santifichi la gioia di questi giorni di festa.

LETTURE seduti

Commentatore – introduzione

Per capire quello che noi siamo ora, ci serviremo di una figura, di Mosè. Mosè è un uomo diviso, «fatto a pezzi». È responsabile.
Responsabile di Dio presso gli uomini e degli uomini presso Dio.
Mosè è dalla parte di Dio che l’ha scelto come mediatore nelle sue azioni che hanno creato il popolo come popolo: la liberazione dall’Egitto e l’alleanza del Sinai. Mosè ha rivelato con la sua azione l’amore di Dio per il suo popolo.
Anche noi siamo responsabili di Dio presso gli uomini. Dio passa attraverso noi e gli uomini vedono Dio guardando noi, hanno diritto di vedere Dio guardando noi. Non possiamo dar loro un’immagine di Dio irriconoscibile, addirittura contrastante. Mosè è dalla parte degli uomini, del popolo al quale appartiene, fino ad essere anche lui peccatore, e al quale si sente legato. Egli deve soffrire per il popolo e a causa di esso. Mosè si sente responsabile di questo popolo soprattutto quando deve difenderlo anche contro Dio! Dio un giorno gli manifesterà perfino il proposito di distruggere questo popolo e di ricominciare con lui, come aveva, secoli prima, iniziato con Abramo… E Mosè gli risponderà: «Uccidi me, piuttosto che introdurmi nella tua felicità senza il mio popolo!».
Oggi, come allora, il suo popolo vedrà nell’oro o nel divertimento il suo Dio. Adorerà una cosa. Sarà idolatra.
Noi pregheremo Dio, come Mosè, perché voglia perdonare.

Assemblea – lettura

L Dal libro dell’Esodo.
I – Il popolo, vedendo che Mosè tardava a discendere dal monte, si radunò presso ad Aronne. Egli prese i loro anelli d’oro, fece fondere l’oro e modellò un vitello. Il giorno dopo si alzarono di buon mattino e offrirono olocausti e portarono vittime per i sacrifici di comunione. Il popolo si sedette per mangiare e bere; poi si diede ai divertimenti. Allora Jahvè disse a Mosè:
S «Scendi, perché il tuo popolo che tu hai fatto uscire dalla terra d’Egitto si è comportato male. Si sono allontanati ben presto dalla strada che avevo prescritto loro! Si son fatti un vitello di metallo fuso, davanti al quale si sono prostrati. Gli hanno offerto sacrifici dicendo:
“Questo è II tuo Dio, o Israele, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”. Io ho osservato questo popolo: vedo che è un popolo di dura cervice.
Lasciami orti solo perché In mia collera si infiammi contro di ‘loro e li stermini. Di te, invece, farò una grande nazione».
C Mosè allora rasserenò la faccia di Jahvè suo Dio e disse:
A «Perché, o Jahvè, la tua collera si infiamma contro il tuo popolo che tu hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? Perché gli Egiziani dovrebbero dire: “Li ha fatti uscire con malizia per ucciderli tra i monti e sterminarli dalla faccia della terra?”.
Calma l’ardente tua collera e rinunzia al male che hai minacciato al tuo popolo. Ricordati di Abramo, di Isacco e d’Israele tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai promesso: “Io moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo, e tutta questa terra che ho promesso la darò ai vostri discendenti e sarà per sempre vostra eredità”».
L E Jahvè rinunciò al male che aveva pensato di fare contro il suo popolo. Mosè quindi prese il cammino di ritorno e scese dal monte portando le due tavole della testimonianza nelle sue mani.

II – Avvicinatosi poi all’accampamento Mosè vedendo il vitello e le danze si accese d’ira, e gettò le tavole che teneva nelle sue mani e le spezzò ai piedi del monte. Mosè vide che il popolo era senza alcun freno.
E il giorno seguente disse al popolo: «Voi avete commesso un grande peccato: io salirò ora da Jahvè: forse potrò ottenere il perdono del vostro peccato». Ritornò quindi da Jahvè e disse:
A «Questo popolo ha commesso un grande peccato; si son fatti un dio d’oro! Se ora tu vuoi perdonare il loro peccato, perdona!… Altrimenti cancellami dal libro che hai scritto».
L Jahvè rispose a Mosè:
S «Io cancellerò dal mio libro colui che pecca contro di me. Adesso va’, guida il popolo dove io ti ho detto. Il mio angelo camminerà davanti a te, nel giorno della mia visita io li punirò per il loro peccato».
L Il popolo, udite queste severe parole, si pentì, e nessuno indossò più gli ornamenti.
Mosè rizzò la tenda fuori dell’accampamento, e la chiamò «tenda del convegno».
E Jahvè parlava a Mosè faccia a faccia, come un uomo conversa con un suo simile. Mosè parlò a Jahvè:
A «Vedi, tu mi dici:
“Fa’ partire questo popolo”; ma tu non mi fai conoscere chi manderai con me. Tu intanto avevi detto:
“Io ti conosco per nome, tu hai trovato grazia ai miei occhi”.
Se ho trovato grazia davanti ai tuoi occhi, rivelami le tue vie, affinché ti conosca e continui a trovare grazia ai tuoi occhi. Considera anche questa nazione che è tuo popolo».
L Jahvè rispose:
S «Verrò io in persona con te e ti darò riposo».
L Mosè disse:
A «Se tu non vieni in persona con me non farci partire da questo luogo. Da qual segno potrò conoscere di aver trovato grazia ai tuoi occhi io e il tuo popolo? Non è forse da questo: che tu farai la via con noi? Solo allora io e il mio popolo saremo distinti da tutti gli altri popoli che sono sulla faccia della terra». L E Jahvè rispose a Mosè:
S «Io farò quello di cui mi hai pregato, poiché tu hai trovato grazia ai miei occhi, e io ti conosco per nome».

Commentatore – meditazione

Ripensiamo dinanzi a Gesù a quello che siamo, nonostante il suo amore, a quello che il mondo è dopo duemila anni di cristianesimo.
Invochiamo con fiducia il suo perdono, per il nostro peccato, e per il peccato del mondo — colpa che ci dobbiamo assumere perché mediatori — nella certezza che saremo esauditi.
Il suo amore è più grande del nostro peccato.
(qualche istante di riflessione personale in silenzio)

Canto di meditazione (Salmo 50)

Commentatore – introduzione

Nel mondo non c’è solo la gioia-idolatria, ma anche la gioia vera, quella che è segno della gioia futura, la gioia della città celeste. Gioia che, appunto perché segno, è incarnata in forme o in gesti umani.
Quando il Signore ha voluto parlarci della felicità eterna non ha trovato di meglio che paragonare il Regno di Dio alla gioia di un banchetto. E l’Apocalisse risuona di cantici gioiosi: «Nella Gerusalemme celeste Dio stesso tergerà ogni lacrima dai loro occhi e la morte non sarà più, né lutto, né grido, né dolore saranno più: ché le cose di prima passarono».
Il Regno di Dio è il Regno della gioia.

Lettore

Dal libro del profeta Isaia.
«Ecco che io creo cieli nuovi e terra nuova, e non saranno ricordate le cose passate e non verranno più in mente.
Ma vi sarà giubilo ed esultanza per sempre, per questo che sto per fare: perché, infatti, creerò Gerusalemme per esultanza, e il suo popolo per gaudio. Ed esulterò per Gerusalemme e godrò per il popolo mio; e non si udrà -Più in essa voce di pianto né voce di lamento.
Non ci sarà bimbo che viva solo pochi giorni, nè vecchio che non compia i suoi anni. Il più giovane morrà a cento anni, e chi non tocca i cento anni sarà segno di maledizione. E fabbricheranno case e vi abiteranno e pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto.
Non edificheranno perché un altro vi abiti, né pianteranno perché un altro mangi. Poiché come la durata di un albero saranno i giorni del mio popolo; e i miei eletti consumeranno l’opera delle loro mani.
Non faticheranno Invano, né genereranno per una morte precoce, perché saranno una prole di benedetti da lahvè, e i loro rampolli con essi.
Questo avverrà: prima che mi invochino io risponderò, mentre ancora parlano io li avrò esauditi.
lupo e l’agnello pascoleranno insieme; il leone come il bue mangerà paglia; ma nutrimento del serpente sarà la polvere. Non faranno male né danno in tutto il mio santo monte», dice Jahvè.

Commentatore – meditazione

Nei brevi attimi di meditazione, pensiamo come poter realizzare oggi la gioia nel dono generoso agli altri. Col canto presentiamo poi al Padre questa nostra gioia, e la gioia di tutti gli uomini e la gioia del creato. Tutto il creato attende un mediatore che lodi Dio per le sue meraviglie, per i suoi beni. Tocca a noi svolgere questa importante funzione di mediatori.

Commentatore – introduzione

La vera gioia è legata indissolubilmente all’amore. La vera gioia è quella partecipata, è quella che si vive assieme. La vera gioia nasce dal sacrificio, cioè dal dono di sé.
La madre si dona perché la famiglia sia felice.
Doniamoci, ed allora la gioia trionferà, esploderà. E sarà una gioia che rivelerà al mondo la gioia celeste.
Il mondo ha bisogno di vedere in noi il Dio della gioia, è l’unico Dio di cui ha veramente bisogno.

Lettore

Dal Vangelo di san Giovanni.
«Come il Padre ama me, così io amo voi. Rimanete nel mio amore. Se osservate i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre e rimango nel suo amore. Queste cose ve le ho dette perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il comandamento mio: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. Non c’è amore più grande di chi dà la sua vita per gli amici.
Voi siete miei amici, se fate quello che io vi comando. Non vi chiamo pili ‘torvi, perché il servo non sa cosa fa il suo padrone; vi ho detto amici perché tutto quello che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avuta medito me, ma io ho scelto voi, e vi ho posti perché andiate e portiate frutto e II metro frullo rimanga, affinché qualunque cosa chiederete al Padre nel nome mio, ve lo conceda. Questo vi comando che vi amiate gli uni gli altri.
Ricordate la parola che vi ho detto:
“Non c’è servo da più del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo ve lo faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.
Se io non fossi venuto e non avessi parlato ad essi, non avrebbero peccato: adesso invece non hanno scuse per i loro peccati».

Omelia

PREGHIERA DEI FEDELI in piedi

S Preghiamo, fratelli dilettissimi, Dio Padre onnipotente perché accolga con amore la nostra richiesta di perdono e l’offerta delle gioie.

L Per gli uomini che non conoscono altra gioia che il divertimento del peccato: perché possano un giorno conoscere l’esistenza di una gioia più vera e più piena: preghiamo fratelli.
A Ascoltaci, o Signore
L Per tutti quelli che troveranno la morte in questi giorni di festa: siano accolti con amore e con festa nella tua famiglia: preghiamo fratelli.
A Ascoltaci, o Signore
L Per quelli che non conosceranno la gioia di questi giorni: il tuo amore di Padre sappia compensare questa privazione con una abbondanza di doni celesti e terrestri: preghiamo fratelli.
A Ascoltaci, o Signore
L Per tutti i cristiani: sappiano testimoniare con la loro gioia che il cristianesimo è gioia: preghiamo fratelli.
A Ascoltaci, o Signore
L Per tutti i giovani del mondo: Cristo sia il loro «Dio»: preghiamo fratelli. A Ascoltaci, o Signore
L Per la nostra assemblea: cerchi la gioia nel dono generoso di sé: preghiamo fratelli.
A Ascoltaci, o Signore
(preghiera silenziosa)

S O Dio onnipotente, ti ringraziamo per averci qui radunati nel tuo nome, accogli le preghiere che ti abbiamo rivolto per il dolore e la gioia del mondo, e conservaci oggi nella tua grazia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo. Figlio, che è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. A Amen.

Canto finale