Dio con il volto dell’uomo Gesù

Franco Galeone

  1. Qualcuno ha detto che noi cristiani dobbiamo scegliere un’altra data per festeggiare il Natale, lasciando il 25 agli spensierati festaioli. Natale ormai è diventato un coktail per tutti i gusti, ottenuto mescolando figure cristiane con abeti, vetrine, cenoni, zampogne, Babbo Natale, compromesso tra un leggendario san Nicola e un Padre eterno secolarizzato che passeggia sulla slitta. È come se il cristiano e il pagano oggi facessero pace: sacro e profano si incontrano su una terra di nessuno, e la tregua dura da Natale a Santo Stefano! Natale ha subìto un crollo verticale di significato, sino a diventare Bianco Natale, Magico Natale… Nel migliore dei casi, un po’ di sentimentalismo, fatto di nostalgia, d’innocenza, di ricordi, di rimpianti. Che cosa fare? Denunciare per annunciare! E faccio ricorso ad un autore tra i più discussi del Novecento, Curzio Malaparte (1898-1957), il maledetto toscano, ma anche lo scrittore religiosamente inquieto. Un suo articolo, pubblicato nel 1954, porta un titolo molto amaro e di sorprendente attualità: La commedia del Santo Natale. Lo riporto integralmente:Tra pochi giorni è Natale, e già gli uomini si preparano alla suprema ipocrisia. Perché nessuno di noi ha il coraggio di dirsi che il secolo non è mai stato così poco cristiano come in questi anni? Perché nessuno di noi osa riconoscere che la magniloquenza degli uomini politici, la grande parata dei sentimenti evangelici, le processioni dei falsi devoti, servono soltanto a nascondere questa terribile verità: gli uomini non sono più cristiani, Cristo è morto nell’anima dei suoi figli, l’ipocrisia è discesa dalla politica fin nella vita sociale, familiare, individuale? In tutto il mondo, e anche in Italia, si ammazza, si ruba, si tradisce, s’inganna. In tutto il mondo, e anche in Italia, uomini malvagi preparano nuove violenze, nuovi massacri: e tutti noi, come se nulla fosse, ci prepariamo alla commedia (una volta era la festa dell’innocenza!) del Santo Natale. Non ci importa nulla di chi soffre. Non facciamo nulla per impedire la sofferenza, la miseria, il male, il delitto, la violenza, la strage. Stiamo cheti e zitti, festeggiamo il Santo Natale! Tanta è la nostra incoscienza, che forse non ci accorgiamo neppure di essere complici della immoralità del mondo. E osiamo tuttavia parlare di un avvenire di giustizia e di pace! Vorrei che il giorno di Natale il panettone diventasse carne dolente sotto il nostro coltello, e il vino diventasse sangue, e avessimo tutti, per un istante, l’orrore del mondo in bocca. Vorrei che il giorno di Natale i nostri bambini ci apparissero all’improvviso come sa-ranno, domani, fra alcuni anni, se non oseremo ribellarci contro il male che ci minaccia: poveri corpi straziati, abbandonati nel fango rosso di un campo di battaglia. Vorrei che la notte di Natale, in tutte le chiese del mondo, un povero prete si levasse gridando: “Via da questa culla, vigliacchi, andate a casa vostra a piangere, sulle culle dei vostri figli! Se il mondo soffre, è anche per colpa vostra, che non osate difendere la giustizia e la bontà, e avete paura di essere cristiani fino in fondo! Via da questa culla, ipocriti: questo Bambino, che è nato per salvare il mondo, ha schifo e pietà di voi”.
  2. La denuncia di Malaparte si fonda su due considerazioni: a) la prima: il nostro tempo è dominato da una suprema ipocrisia, perché festeggiamo una persona, Cristo, nella quale non crediamo più; b) la seconda: Malaparte esprime anche un desiderio: Che il giorno di Natale i nostri bambini ci apparissero all’improvviso come saranno domani, fra alcuni anni. Quei bambini sono i cinquantenni di oggi. Come sono cresciuti? Ci dobbiamo preoccupare non solo della dimensione economica, ma anche di morale, religiosa, valoriale. Basterà assicurare ai nostri figli solo il benessere economico, una professione prestigiosa? Dostojewskij già nel 1871 scriveva: “In Occidente hanno perduto Cristo, e per questo l’Occidente cade, esclusivamente per questo”. Cosa fare? Ho letto su una pubblicità: Metti un Cristo nel tuo Natale. Ecco, mettere Cristo nel nostro Natale, e niente altro. Provate a togliere Cristo dal presepio: tutto subito diventa vuoto e assurdo. Cristo è quell’uno (1) messo davanti ai tanti zeri (0) della nostra vita.
    Dio, nessuno l’ha visto!
  3. È un’affermazione solenne, perentoria. Dio, nessuno lo ha mai visto; nessuno ci parli di Dio dicendo che lo ha visto, che lo ha toccato, che lo può dimostrare. Dio va accolto nella fede! Ma la nostra fede non è solo un evento interiore, senza punti di riferimento, perché il Figlio di Dio “ha messo la sua tenda fra di noi”. Quindi c’è un luogo dove Dio si è manifestato, solo che egli si è manifestato in modo per noi sconcertante. I racconti del Vangelo presentano questa contraddizione: da una parte i fatti lasciano trasparire una verità storica semplice: Giuseppe e Maria, devono andare in una stalla; il Bambino viene deposto in una mangiatoia; il re Erode trama contro Gesù; i genitori devono fuggire in Egitto. Questa è la verità storica semplice: Dio viene rifiutato, contestato, minacciato; dobbiamo partire da questo scandalo, che non dobbiamo semplicemente ricordare e condannare, perché è uno scandalo permanente. Cristo entra sempre furtivamente, anche oggi, minacciato dal potere politico e da quello religioso. Cristo sarà sempre in agonia (B. Pascal)! Ora, la prima comunità cristiana, dopo la risurrezione, ha ricordato questi fatti circondandoli di segni gloriosi, come il canto degli angeli, i pastori in festa verso la grotta, la stella che guida, i magi che arrivano dall’Oriente. Questa è la gloria aggiunta dopo la luce della Pasqua. Ma il dato storico e oggettivo è questo: “Non c’era posto per loro!”.
  4. Questo rifiuto ha accompagnato Gesù per tutta la vita, e si è consumato con la condanna a morte: “Non c’era posto per Lui!”, perciò fu crocifisso fuori le mura della città santa. Quindi siamo certi che Dio “ha messo la sua tenda fra noi”, ma dobbiamo anche confessare che Dio va cercato fuori le nostre chiese e le nostre teologie, perché quel Bambino e quel Crocifisso è un escluso! Se noi avessimo un po’ di coerenza, dovremmo decidere di non celebrare più il Natale, perché i bambini, gli emarginati, gli anziani … sono esclusi solo per causa nostra. Dio non va cercato in cielo. Dio “ha messo la sua tenda fra di noi”; non dobbiamo andare in cerca di altre tende. Noi invece siamo pronti a costruire cattedrali di oro, purché i nostri interessi, le nostre idee, non siano toccate. Abbiamo davvero costruito una religione a nostra immagine e somiglianza. Se la fede scomparisse da noi, avremmo quel che meritiamo. La crisi di fede presente nel nostro Occidente cristiano è il segno del giudizio di Dio. La aveva già predetto O. Spengler nel lontano 1918!

Saper riconoscere l’Inaspettato

  1. Partiamo da questa esperienza: immaginiamo un giorno di attendere una visita importante, e, correndo alla porta al suono del campanello, ci troviamo di fronte uno straccione. Una delusione! I casi saranno due: o lo mandiamo via, in fretta e in malo modo, perché l’aspettato non è lui; o lo trattiamo con più gentilezza del solito, ma sempre in fretta, perché attendiamo un altro. Anche a noi potrebbe capitare di aprire la porta, e di trovarci di fronte a un inaspettato, a uno sconosciuto. A Natale, almeno due equivoci possono ingannarci.
  2. Primo equivoco: puntare sulle gioie e non sulla Gioia. La parola “Natale” ha subito una profonda degradazione semantica; come la parola “anima” significa anche il dischetto del bottone avvolto dalla stoffa, e come la parola “spirito” significa la parte volatile del vino, sicché “salvare l’anima” o “vivere secondo lo spirito” possono diventare espressioni umoristiche, così la parola “natale” significa per molti cristiani clientela, regali, vacanze, tredicesima … che sono certo significati reali ma estranei al Natale cristiano. Attenzione allora: le piccole gioie, che si hanno o meno, sono appena un piccolo segno della grande Gioia che Dio vuole donarci a Natale.
  3. Secondo equivoco: interpretare il Natale più come “commozione” che come “conversione”; commuoversi significa cedere tutto finché il cuore è intenerito, e tornare poi come prima appena finita la fibrillazione; convertirsi invece significa cambiare testa, scegliere i valori del Vangelo, mettere Dio al primo posto. Provate a radunare un po’ di adulti intorno a bambini felici, all’albero carico di doni: non è commovente? Provate a costruire un presepio, con le belle statuine della nostra infanzia, i laghetti e il carillon: non è commovente? Non dico che la commozione non sia buona; dico solo che la commozione può essere come la classica marmellata spalmata sul pane, che i bambini mangiano tutta, buttando poi il pane, che veramente li avrebbe nutriti. Commuoversi per convertirsi, sì; solo commuoversi non basta! Insomma, può bussare alla porta Uno che non stiamo attendendo, e tuttavia potrebbe essere l’Ospite giusto! Natale è vicino. Interroghiamoci se aspettiamo le gioie o la Gioia, se siamo capaci di riconoscere l’Inaspettato!
    Buona vita e buon Natale!

NEWSTempo liturgicoDio con il volto dell’uomo Gesù