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Economy of Francesco: come il sogno dei giovani si fa realtà

Non è facile realizzare quanto i giovani di tutto il mondo hanno chiesto al termine dell’appuntamento di Assisi, dove hanno preso le parti dei più fragili, di chi subisce diseguaglianze e ingiustizie e hanno detto “basta!” in nome di un sistema socio economico di cui vogliono essere i primi costruttori. Tracciamo un bilancio con il teologo padre Paolo Benanti

Luca Collodi e Gabriella Ceraso – Città del Vaticano 

No alle diseguaglianze, no a politiche disumane che fiaccano i più deboli, no alle economie di prevaricazione e alla finanza predatoria: risuonano ancora forti le richieste dei giovani rivolte sabato scorso da Assisi a cittadini, economisti e politici al termine di Economy of Francesco. Uno sguardo lungo e profetico ma non utopistico. Come si può avverare ? Per una risposta e un bilancio di ciò che sono stati questi giorni per i giovani del mondo, abbiamo parlato con padre Paolo Benanti docente di Etica e Bioetica alla Pontificia Università Gregoriana, anche lui presente all’evento voluto dal Papa

R.- Oggi, come nel 1200, Assisi si è rivelata terra di sogni. Se nel 1200, Francesco in una città che vedeva l’economia mercantile governare e dividere tra chi era cittadino e chi era escluso, scelse con la guida di Dio che gli balenava nel cuore, di stare dalla parte degli ultimi, qualcosa di molto simile è avvenuto ai ragazzi di oggi, queste giovani menti che hanno letto delle disuguagliane presenti sulla terra e hanno detto no. 

Fare impresa non solo per il profitto ma per una economia legata all’etica

Il Papa chiede uno sviluppo più umano che includa tutti in una economia di Comunità. Ma è possibile e realistico quando noi vediamo grandi colossi dell’informatica, come Google, Facebook e altri che, indipendentemente dagli Stati  e dalle regole, continuano a fare profitti?

  1. – Diciamo che la cosa non è sempre così, perché a livello europeo con la Comunità Europea questa prassi non è più in questa maniera, nel senso che anche i grandi colossi si stanno adeguando a quello che l’Europa chiede. Chiaro e vero è che oggi, come nel Medioevo, c’è una grandissima disparità. Allora la disparità era tra chi possedeva la terra e chi era senza, oggi la disparità è tra chi possiede dati, questi grandi colossi appunto, e noi, che siamo una sorta di vassalli. La sfida è far entrare la democrazia, la comunione, far entrare quello che è un qualcosa che dà vita a tutti all’interno di questo sistema di accumulo dei dati che fino adesso ha mostrato di non essere così di comunione. Chiaro che non basta parlare di innovazione, eccolo il limite. Serve un’altra categoria, come ha detto il Papa, la categoria dello sviluppo, cioè l’innovazione orientata al bene, e nella Fratelli tutti c’è un aggettivo che descrive uno sviluppo compatibile con quello che anche questi giovani desiderano, è lo sviluppo “gentile” ,cioè lo sviluppo che sta accorto all’altro, al fratello, alla terra e a tutti gli animali che la abitano.Abbiamo bisogno di sviluppo gentile.

In finanza com’è possibile arrivare a fare utili guardando al bene comune?

R.- Quello che posso dire come eticista è che l’umano è il valore, non solo il numero del bilancio.  Non è un teologo che può dire se un sistema economico funziona o non funziona in primo luogo, servono gli economisti. Quello che il teologo può dire, è portare viva una domanda radicale e profonda su qual è il senso dell’umano in quella relazione economica. Per cui l’altro è un fratello, un concorrente, qualcuno da dominare o così via.  Ecco, la prima fiaccola è portare questa domanda sull’ umano. Le tecniche per cui questa domanda sull’umano non sia poi una voce vuota ma possa risuonare a tutti i livelli, ecco, per quello, serve il contributo di tutti come ci insegna la Dottrina sociale della Chiesa.

21/11/2020

Il Papa ai giovani di “Economy of Francesco”: la misura dello sviluppo è l’umanità

Oggi la finanza,l’economia sembra avere successo, perché accresce la ricchezza comune.Ma dove sono i limiti? Questa ricchezza comune rimane solo in capo a pochi eletti…

  1. – Questa è una delle cose che abbiamo visto con l’innovazione tecnologica, che concentra la ricchezza. E ce ne siamo accorti con la meccanizzazione, quando in California abbiamo meccanizzato la raccolta dei pomodori.Le macchine per raccogliere i pomodori costavano care e non se le potevano permettere tutti e così i grandi colossi agroalimentari hanno mangiato i piccoli agricoltori e quindi il mercato. Nell’informatica sta accadendo la stessa cosa: i server, i sistemi, le infrastrutture non se li possono permettere tutti e pochi stanno accumulando la ricchezza che era prima di molti. Bisogna dunque trovare dei pesi di bilanciamento istituzionali, legali, strutturali, perché tutti possano avere un uguale accesso e non essere vittime del più grande che li divora .

Il Papa ha chiuso l’appuntamento di Assisi sottolineando che la misura dello sviluppo è l’umanità. Lei pensa che la tecnologia possa accompagnare questo progetto?

  1. – Dobbiamo essere molto chiari su questa frase del pontefice. Cosa vuol dire limite? Non è una cosa arbitraria, va inteso invece come la circonferenza è il limite al cerchio, cioè il luogo dei punti equidistanti da un punto, che danno l’identità a quel piano e lo fanno essere un cerchio e non un quadrato. E allora dire che il limite è l’umano, significa che tutto deve avere l’identità umana, e non può essere disumano e che ciò che  è disumano nega la stessa ambizione più profonda dell’uomo. Spiegato in questa maniera non c’è persona al mondo di buona volontà che non possa essere d’accordo.