A mo’ di conclusione: costruzione di un mondo nuovo mediante una politica samaritana

Mario Toso

Papa Francesco sollecita la nascita di un mondo nuovo. Il che richiede di portare avanti un progetto comunitario mondiale attraverso il lavoro della famiglia umana con tutta la sua diversità e complessità. Ciò implica che ci si pensi come un’unica umanità, avente un’unica anima, quella dell’amore fraterno. La parabola del buon samaritano mostra con quali atteggiamenti e stati d’animo le persone, i popoli, la politica, le comunità religiose, le culture sono chiamati a reagire e ad operare come fratelli, mossi dall’amore aperto a tutti. Essere persone, gruppi, popoli che fanno propria e sostengono la fragilità degli altri, che non permettono che sorga una società dell’esclusione, ma che si avvicinano – si fanno prossimo – e sollevano e curano chi è caduto, affinché il Bene sia Comune.
Il paradigma dell’inclusione o dell’esclusione del ferito ai bordi della strada connota tutti i progetti economici, politici, sociali, religiosi. Tutti ci troviamo ogni giorno di fronte alla scelta tra l’essere samaritani o gli indifferenti viaggiatori che si tengono alla larga. Il buon samaritano, dunque, viene indicato da papa Francesco come scelta di base per ricostruire il mondo ferito sotto tanti punti di vista. Il «mondo» è l’«umanità interrelata», al suo interno e con il creato (sovente dilapidato e devastato), con Dio. Non si tratta solo di considerare le povertà materiali, ma anche quelle spirituali, morali, culturali e religiose. L’esclusione o l’inclusione sono, dunque, da considerare non solo come parametri di riferimento alla destinazione universale dei beni della terra. Sono parametri da coniugare in vista della partecipazione, da parte di tutti, ad un’umanità in pienezza: «umanità in pienezza» in Dio!
L’inclusione, in definitiva, come ha insegnato san Paolo VI, va attuata sulla base del criterio dell’universalità concreta e reale. Si tratta di un criterio davvero evangelico, infallibile nello smascherare ogni sorta di pensiero unico, unidimensionale: tutto l’uomo e tutti gli uomini. Rispetto all’ideale di uno sviluppo plenario, sociale, comunitario, aperto alla Trascendenza, inclusivo, papa Francesco propone, come opera collettiva, commisurata, una politica animata dalla carità, ovvero la migliore politica, accompagnata dall’impegno per la verità.
Si tratta di una prospettiva trascendente. L’attività politica diventa così una forma elevata di carità, di amore e, pertanto, si pone come una questione eminentemente teologica ed etica.[1] Ciò dovrebbe indurre i credenti a creare e a vivere una nuova cultura politica, perché ispirata al Vangelo. La migliore politica, quella che si esercita come la forma più alta della carità, ha bisogno di «migliori politici», tra i quali non possono mancare i cattolici, i quali dovrebbero essere, per definizione, i «buoni samaritani» della politica,[2] sul piano di un umanesimo trascendente.

NOTE

[1] Cf J. M. Bergoglio, Popolo, Edizione speciale per Corriere della Sera, Milano 2014, p. 74.
[2] Cf B. Sorge, Perché l’Europa ci salverà. Dialoghi al tempo della pandemia con Chiara Tintori, Edizioni Terra Santa, Milano 2020,  p. 123.