Una pastorale che accompagna i fidanzati

Gustavo Cavagnari

Durante le discussioni sinodali del 2014, i Padri avevano affermato in diversi modi il bisogno di guidare i giovani fidanzati nella loro preparazione non solo alle nozze ma alla vita coniugale.[1] Nella Esortazione post-sinodale, il Papa quindi assume il tema e dedica diversi paragrafi alla preparazione di quanti hanno intenzione di sposarsi.[2] Rimandando in particolare ai capitoli 4 e 5 di Amoris laetitia,[3] anche Christus vivit menziona il tema della preparazione al matrimonio (ChV 265).
Il tema, dalle varie sfumature, sarebbe da sviluppare a lungo. Offriamo soltanto qualche cenno. Partiamo, comunque, da due presupposti. Dire chi siano oggi i “giovani fidanzati” è qualcosa dai contorni molto sfumati, visto che il fidanzamento è privo di un’identità precisa e, come tale, è stato persino rimosso dal vocabolario – è più comune “avere” un ragazzo o una ragazza. Poi, non ogni rapporto tra fidanzati, neppure quello delle coppie stabili, finisce in matrimonio, per cui non si può dire che accompagnare pastoralmente i fidanzati sia uguale a fare pastorale prematrimoniale. Se quest’ultima ha luogo quando la coppia decide di sposarsi, la prima si riferisce invece a quelle iniziative che la Chiesa propone quando un uomo e una donna decidono di “stare insieme” e si impegnano a discernere se sono chiamati a vivere un progetto matrimoniale.

La pastorale del fidanzamento

Alcuni, soprattutto adolescenti, hanno un tipo di rapporto che non si può dire di sola amicizia ma neppure di fidanzamento, cioè di scelta di un compagno o di una compagna più o meno stabile, e tantomeno orientato da un progetto condiviso. Modulati a partire dall’attrazione reciproca, questi legami sono piuttosto spontanei, instabili, alla scoperta di un nuovo modo di relazione, nonostante si assumano «atteggiamenti paragonabili a quelli dei fidanzati stessi».[4] È una fase di fervore, di sogni, di apprendimento per prova ed errore che, quando prospera, assorbe la quotidianità della vita, e quando si interrompe, mette in crisi l’esistenza. Che cosa può fare anzitutto la famiglia in questi casi? Controllare con ossessione, relativizzare con distacco, spingere con imprudenza? Come si può maturare nell’amore entro questo cumulo di alti e bassi? Come può accompagnare la comunità?
Altri giovani iniziano a camminare come coppia in modo più stabile, senza sapere comunque se saranno in grado di vivere insieme per sempre. In questo periodo, che precede quello di una potenziale “coppia preconiugale”, si procede con idee approssimative sull’altro, sulle sue intenzioni, sui suoi progetti. Eppure, anche questo è un momento di crescita umana e spirituale in cui i fidanzati possono aiutarsi correggendosi a vicenda, educandosi per governare il conflitto, ravvivando le proprie qualità, scoprendo l’intimità altrui.[5] Se durante la preparazione propriamente prematrimoniale occorrerà dichiarare la verità sul matrimonio secondo il disegno di Dio, in questa tappa, che potrebbe dirsi il suo “preambolo antropologico”, si dovrebbe aiutare le coppie a scoprire soprattutto il senso e le implicanze del vivere “in due”. Che cosa mette a disposizione la comunità cristiana nei suoi progetti pastorali, perché questi giovani discernano bene il loro cammino e non si trovino di fronte a scelte obbligate che non avrebbero voluto? È possibile offrire loro persone di riferimento e itinerari formativi che li aiutino a vivere bene questa tappa? È possibile favorire il loro adattamento reciproco, assisterli nel permettere agli scontri di diventare occasione di crescita, aiutarli ad avvalorare il significato della fedeltà e della castità come tirocinio di crescita nella capacità di dono? Infatti, tocca ad ognuno cogliere nell’altro i tratti di personalità compatibili con i propri, scoprire valori analoghi, intuire inclinazioni affini, valutare scopi comuni e, in ultima istanza, discernere un progetto di vita insieme.
Purtroppo, le iniziative di accompagnamento delle coppie ancora lontane dal matrimonio sono sperimentali, non consolidate e non sistematizzate. Molte volte, «i gruppi di fidanzati e le proposte di conferenze facoltative su una varietà di temi che interessano realmente ai giovani» (AL 208) sono utili. Normalmente, però, le loro proposte sono offerte indistintamente a tutti, a prescindere dalla situazione di ciascuno, e quindi sono incapaci di avviare processi. Esse vanno completate, perciò, con incontri personalizzati, adatti alle esigenze e al grado di maturazione dei singoli, «dato che l’obiettivo principale è aiutare ciascuno perché impari ad amare questa persona concreta» nella prospettiva di condividere con essa tutta la vita (AL 208). La sfida principale è infatti dare maggiore attenzione alle esperienze di vita e offrire ai giovani una guida che accompagni significativamente la loro situazione di coppia.[6]
A un certo punto, quando le prospettive diventano più chiare, formalizzare il fidanzamento (AL 209.212), dandogli forse un riconoscimento sociale ed ecclesiale[7] ed esplicitandone l’inizio attraverso dei riti celebrati in Chiesa,[8] aiuterebbe a fare un salto di responsabilizzazione, sia da parte della comunità, sia dai giovani stessi. Per loro, infatti, è importante maturare la coscienza che il percorso di coppia non è privato, non si rinchiude nel rapporto a due, ma diventa dono per la Chiesa e la società. È possibile ripensare e rivivere una qualche forma di promessa di nozze che aiuti i giovani, le famiglie e le comunità a convergere su un sostegno, un aiuto, una decisione stabile anche se non definitiva?

La pastorale prematrimoniale

Infine, ci sono coppie che, dopo un tratto di cammino insieme, intendono sposarsi e scelgono di vivere sacramentalmente l’amore coniugale «come segno imperfetto dell’amore tra Cristo e la Chiesa» (AL 72).[9]
In questa tappa, i futuri sposi devono essere aiutati a cogliere il nesso tra amore e istituzione, a maturare la consapevolezza della grande ricchezza che il sacramento porta loro in dono e delle responsabilità che esso implica, ad adempiere i compiti che gli sono propri, ad imparare come conciliare compiti domestici e lavorativi.[10] Sicuramente, essi sono la prima risorsa e i primi chiamati in causa. All’interno di una comunità che accoglie e se ne prende cura, le persone che li seguono sono un’altra risorsa in termini di forze, di idee, di progettazione e di attuazione. È possibile offrire itinerari specifici di preparazione al matrimonio che aiutino a discernere meglio i diversi aspetti della vita personale, coniugale e familiare (AL 206) e magari evitino decisioni inconsistenti?
Questa preparazione, fino a tempi recenti, era accertata nei “corsi per fidanzati”. Quando questi sono iniziati, però, il matrimonio si collocava dentro un “contenitore” socioculturale e religioso che oggi è molto più sfumato o forse sparito. Al giorno d’oggi, le nozze sono spesso precedute da diverse esperienze di convivenze e persino di figli.[11] I due che scelgono di sposarsi “in chiesa” raramente hanno un chiaro riferimento di fede e di esperienza ecclesiale. Le proposte per queste coppie arrivano dunque troppo tardi, in un momento che non è tanto favorevole, avendo solo in pochi casi hanno «una effettiva e duratura valenza educativa in ordine alla fede e alla pratica cristiana».[12]
È da tempo suggerito perciò che la preparazione prematrimoniale sia rivista all’interno di un «cammino d’iniziazione cristiana» (AL 206) che, «come in un cammino catecumenale»[13] o «nuovo catecumenato»,[14] aiuti a «far rivivere [accompagnandola e illuminandola] la coscienza cristiana [dei giovani e delle coppie a cui è destinato], sostenuta dalla grazia dei due sacramenti, battesimo e matrimonio».[15] Questi itinerari, offerti in modo organico, graduale e progressivo, dovrebbero individuare anche delle strategie e delle sinergie tra le diverse realtà ecclesiali. Christus vivit, ad esempio, fa esplicito riferimento alla necessità che la pastorale giovanile e quella familiare operino «in modo coordinato e integrato per poter accompagnare adeguatamente» (242). La letteratura su questo tema è ampia e ad essa rimando.

Considerazioni conclusive

Alcune proposte pratiche conseguenti a quanto detto sopra possono essere le seguenti:
– ricuperare il significato antropologico, teologico e pastorale del fidanzamento;
– superare l’idea che la pastorale del fidanzamento e la preparazione prematrimoniale coincidano;
– studiare itinerari appropriati e diversificati, magari a partire anche da esperienze pastorali già attuate;
– operare in modo deciso sulla formazione degli operatori;
– recuperare, nel rispetto dei ruoli, delle fasi della esperienza e del tipo di accompagnamento offerto, la responsabilità dei genitori, delle coppie più formate e dei fidanzati stessi, in particolare quelli che hanno ricevuto il dono di una maggiore sensibilità e preparazione;
– celebrare in forma ufficiale e comunitaria la formalizzazione del fidanzamento, al fine di dare risalto al cammino di preparazione al matrimonio come vero e proprio itinerario vocazionale.

NOTE 

[1] Cf. III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, Relatio Synodi (18 ottobre 2014), n. 26.
[2] Cf. Francesco, Esortazione apostolica post-sinodale «Amoris laetitia» sull’amore nella famiglia (19 marzo 2016), ns. 205-211. D’ora in poi: AL.
[3] Cf. Francesco, Esortazione apostolica post-sinodale «Christus vivit» ai giovani e a tutto il popolo di Dio (25 marzo 2019), n. 259. D’ora in poi: ChV.
[4] Conferenza Episcopale Italiana, Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia. Annunciare, celebrare, servire il «Vangelo della famiglia» (25 luglio 1993), Roma: Fondazione di religione santi Francesco di Assisi e Caterina da Siena 2003, n. 44.
[5] Cf. N. Galli, Pedagogia della famiglia ed educazione degli adulti, Milano: Vita e Pensiero 2002; Educazione dei giovani alla vita matrimoniale e familiare, Milano: Vita e Pensiero 1993.
[6] P. Boffi (ed.), Accompagnare l’amore. I percorsi di preparazione al matrimonio nella comunità cristiana, Torino: Paoline 2006, 72.
[7] Purché il fidanzamento non sia propriamente uno “status”, ma una tappa verso lo “stato coniugale”, questo non toglie, anzi suggerisce, che si consideri la condizione dei fidanzati in termini simili a quella dei candidati al sacramento dell’Ordine. Incamminandosi verso uno stato quasi consacrato da uno speciale sacramento, i fidanzati meritano un adeguato riconoscimento e una specifica attenzione pastorale.
[8] La benedizione dei fidanzati prevista dal nuovo Rito del matrimonio (Città del Vaticano: LEV 2008, 96-102), dovrebbe entrare nella prassi ordinaria del cammino che i fidanzati fanno in vista del matrimonio, come segno visibile per loro stessi e per tutta la comunità.
[9] Alcuni, purtroppo, per diverse ragioni affrettano la decisione di sposarsi e arrivano senza la necessaria maturità (AL 217). Anzi, molti arrivano alle nozze proprio senza conoscersi. Loro «si sono solo divertiti insieme, hanno fatto esperienze insieme, ma non hanno affrontato la sfida di mostrare sé stessi e di imparare chi è realmente l’altro» (AL 210).
[10] Cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione pastorale «Gaudium et spes» sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (29 giugno 1966), ns. 47-52.
[11] Cf. A. Pennati, «Preparare oggi al matrimonio. I risultati dell’indagine nazionale», in Rivista del Clero Italiano XCVI (2015) 5, 840-858.
[12] M. Paleari, «I percorsi in preparazione al matrimonio. Bilancio e linee di rinnovamento», in Rivista del Clero Italiano XC (2009) 12, 351-361, qui 352.
[13] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale «Familiaris consortio» circa i compiti della famiglia cristiana nel mondo di oggi (22 novembre 1981), n. 66. Si tratterebbe di proporre, sul modello originario del catecumenato riproposto oggi dal Rito dell’Iniziazione Cristiana degli Adulti, un itinerario di fede per quelli che, volendo celebrare il matrimonio sacramentale, devono in primo luogo approfondire la loro identità di battezzati. Cf. A. Fontana, «Proporre la fede ai fidanzati. Un percorso simile al catecumenato», in Catechesi 85 (2016) 6, 3-19; S. Nicolli, «Un nuovo catecumenato: cosa chiede questa figura al percorso di preparazione al matrimonio», in F. Pesce – A. Steccanella (eds.), Verso il matrimonio cristiano. Laboratorio di discernimento pastorale, Padova: Messaggero – FTTR 2018, 201-229; W. Ruspi, Prepararsi al matrimonio. Orientamenti e proposte per il catecumenato delle coppie, Bologna: EDB 2018.
[14] Francesco, Discorso in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale della Rota Romana (22 gennaio 2016).
[15] Il Papa lo chiama anche «catecumenato matrimoniale»: Discorso in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale della Rota Romana (29 gennaio 2018).