L’infinito presente dell’educare

Ernesto Diaco

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Educare, infinito presente. La pastorale della Chiesa per la scuola è il titolo del sussidio che la Commissione Episcopale della CEI per l’educazione cattolica, la scuola e l’università ha pubblicato il 14 settembre 2020, nel giorno in cui la maggioranza delle scuole italiane riapriva le porte agli studenti dopo i mesi del lockdown – con il conseguente ricorso alla didattica a distanza – e le vacanze estive.
Se la redazione del testo è iniziata oltre un anno fa e ha visto il coinvolgimento di diversi esperti, direttori diocesani e insegnanti, la redazione finale si è chiusa proprio durante le settimane più drammatiche del 2020, con l’epidemia da covid-19 dilagante in tutt’Italia e nel mondo. Una situazione in cui, scrivono i vescovi nell’introduzione, “dedicarsi alla scuola riveste ancora più valore”. A scuola, infatti, “non si trasmettono solo conoscenze, ma valori che siano bussola di riferimento. Insegnando a lavorare insieme, si costruisce l’appartenenza alla comunità; studiando il passato, si abilita a interpretare gli eventi del proprio tempo; aiutando ciascuno a riconoscere e coltivare i propri talenti, si investe in un capitale di competenza, novità, fiducia nel futuro comune”[1].
Da più parti si sente ripetere che, proprio alla luce dei nuovi scenari, occorre investire maggiormente sulla scuola. Le pagine appena date alle stampe sono uno dei modi con cui la comunità ecclesiale assicura di voler fare la propria parte, non facendo mancare la sua attenzione, fiducia e impegno in questo fondamentale ambito educativo, che da sempre vede protagonisti i credenti.
Il testo costituisce inoltre un frutto del decennio che la Chiesa italiana ha dedicato a “Educare alla vita buona del Vangelo”. Negli orientamenti dell’episcopato italiano, pubblicati nell’ottobre 2010, già si parlava della necessità di patti educativi, con l’invito a tutti coloro che hanno responsabilità in questo campo a “stabilire una feconda alleanza; promuovere il dialogo, l’incontro e la collaborazione tra i diversi educatori; attivare e sostenere iniziative di formazione su progetti condivisi”[2].

Un cambio di mentalità

Se vi sono aspetti dell’evangelizzazione e della testimonianza cristiana che non mutano nel tempo, anche rispetto all’ambito dell’educazione, è però altrettanto vero che, “come la scuola, anche l’azione pastorale della Chiesa in Italia ha conosciuto negli anni diversi cambiamenti”[3]. Per questo il sussidio attinge a prospettive e categorie rilanciate dal magistero di papa Francesco, dal Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, dal Sinodo dei Vescovi del 2018 sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale.
L’orizzonte di fondo è quello delineato nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium: “Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile”[4]. La scuola è un luogo favorevole per tutto questo; anche qui si incontra un gran numero di persone, giovani e adulti, che “cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto”[5].
Un paragrafo del sussidio è dedicato esplicitamente alla necessità di passare dalla frammentazione all’integrazione dell’azione pastorale, attraverso un “maggiore coordinamento e integrazione tra i diversi ambiti, passando da un lavoro per ‘uffici’ a un lavoro per ‘progetti’”[6]. In questo senso, la pastorale per la scuola può essere un prezioso banco di prova. Fanno pastorale per la scuola, infatti, non solo gli uffici diocesani o le associazioni delle diverse categorie, ma ogni comunità ecclesiale quando manifesta la sua attenzione ai luoghi educativi e alla vita delle persone che in essi crescono e operano.
È questo il necessario cambio di mentalità indicato dal sussidio: coinvolgere tutta la comunità cristiana nel suo cammino ordinario in un’attitudine a pensare e agire insieme. Non si tratta di un ambito riservato agli addetti ai lavori, ai soli insegnanti o studenti, per quanto ogni scelta pastorale che riguardi la scuola deve partire dalla scuola stessa. Si pensi a come la prospettiva educativa in generale, e l’esperienza scolastica in particolare, interpelli in modo trasversale la pastorale giovanile e vocazionale, quella della famiglia e della cultura, l’impegno ecclesiale nel campo dei problemi sociali, della disabilità e delle migrazioni, del dialogo ecumenico e interreligioso.

Nella scuola e per la scuola

Un segno particolare di questo approccio riguarda il linguaggio usato nel sussidio. Se fino ad oggi, per indicare questo campo di impegno, si sono usate espressioni quali: pastorale “della” scuola o pastorale “scolastica”, nel testo la Commissione episcopale invita a preferire la dizione: pastorale “per la” scuola. Le parole sono molto importanti, notano gli autori. Le ragioni di tale scelta – spiegano – sono da ricercare nel desiderio di accentuare la dimensione di servizio e di gratuità propria di questo impegno ecclesiale nei confronti della scuola, che esprime il compito di annunciare il Vangelo e di educare, proprio di tutta la comunità, in una pluralità di momenti e di modi.
È Chiesa “per la” scuola il vescovo che scrive ad alunni e docenti all’inizio dell’anno scolastico; l’oratorio e la Caritas che offrono progetti di sostegno allo studio e contro la dispersione scolastica; l’ufficio diocesano che raduna i maturandi; il museo diocesano che apre le porte agli studenti. La diocesi che promuove ogni anno la “Settimana della scuola”; la parrocchia che organizza nei suoi ambienti un doposcuola; l’associazione che anima il dibattito sulle nuove sfide antropologiche e culturali. E ancora: gli studenti che si incontrano per pregare e approfondire; i docenti che animano un ritiro spirituale; i genitori che si associano per impegnarsi negli organi collegiali. Senza dimenticare, naturalmente, i docenti di religione e le scuole cattoliche, che fondano il loro lavoro su un progetto culturale ed educativo aperto alla trascendenza.
Tutto questo è il volto di una Chiesa – e una pastorale – “per la” scuola. “Una Chiesa – sottolinea il testo – che vive già dentro la scuola perché in essa operano adulti e giovani credenti: insegnanti, studenti e famiglie che vedono nell’educazione la via per generare il futuro e rigenerare il presente”[7].

Un lessico comune

Dopo aver delineato in apertura le motivazioni e gli obiettivi, il sussidio si sofferma ad approfondire brevemente alcuni termini essenziali. Sono i temi fondamentali in gioco e, allo stesso tempo, sono parole di tutti giorni, che toccano la vita quotidiana di ogni persona e comunità. Pietre su cui si costruisce la formazione e la crescita di ciascuno ma, non raramente, anche pietre di inciampo, capaci di accendere accesi dibattiti e suscitare interrogativi dentro e fuori le aule.
Cultura e culture, scuola, educazione, insegnare, imparare, dare senso. Sono queste le “parole che accendono una passione” – come recita il titolo del primo capitolo –, scelte per costituire una sorta di alfabeto delle alleanze educative, gli elementi su cui sintonizzarsi e convergere, pur nel pluralismo e nella legittima laicità della scuola. Un lessico comune che consenta di concentrarsi sull’essenziale e non perdere di vista, in mezzo ai tanti problemi che attraversano la scuola e l’educazione, le ragioni e i significati di fondo.
In questa direzione va anche la scelta di corredare il sussidio con un’antologia di testi del magistero più recente sulla scuola. Vi si trovano brani di papa Francesco e della Congregazione per l’educazione cattolica, della CEI e del Consiglio nazionale della scuola cattolica. A voler approfondire, si resta sorpresi dalla quantità di testi e pronunciamenti: quello educativo è uno dei temi maggiormente affrontati negli ultimi anni, a tutti i livelli ecclesiali.

Progettare la pastorale per la scuola

A dare al testo la connotazione di un sussidio per accompagnare l’azione, più che di un documento preoccupato di dare indicazioni, è soprattutto il terzo capitolo, comprendente diverse “proposte per un laboratorio di pastorale per la scuola”.
Si tratta di esemplificazioni di alcune attenzioni particolari e di progetti in cui può prendere forma l’agire dei singoli e delle comunità. Si va dai momenti di spiritualità alle proposte formative, dalle occasioni offerte dalla “settimana dell’educazione” a quelle del sostegno allo studio e della lotta al disagio e alla povertà educativa. Non mancano, naturalmente, le attenzioni rivolte in modo specifico ai docenti e ai dirigenti, agli studenti e alle famiglie, così come il rapporto tra scuola e lavoro, le “vie della bellezza”, la custodia del Creato. E dove finiscono le pagine, continua il web a raccogliere e rilanciare[8].
La scelta di partire dalle principali esperienze diffuse rende il discorso concreto e stimolante, portando a delineare direzioni possibili di lavoro e strade tutte da percorrere. L’intento, non lo si nasconde, è quello di fare del testo un punto di (ri)partenza, andando oltre la semplice fotografia dell’esistente. L’obiettivo sarà raggiunto se da qui prenderanno il via nuove riflessioni e idee. Più che da applicare, il sussidio è da proseguire e arricchire con la sapienza e la creatività che costituisce il patrimonio più fecondo delle scuole e degli educatori.

NOTE

[1] CEI – Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, Educare, infinito presente. La pastorale della Chiesa per la scuola, 4 luglio 2020, p. 7. Il sussidio è scaricabile liberamente dal sito: https://educazione.chiesacattolica.it
[2] CEI, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, 4 ottobre 2010, n. 54.
[3] Educare, infinito presente, cit., p. 9.
[4] Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, n. 15.
[5] Ivi.
[6] Sinodo dei Vescovi, XV Assemblea Generale Ordinaria, 3-28 ottobre 2018, Documento finale, n. 141.
[7] Educare, infinito presente, cit. p. 9.
[8] Si vedano in particolare le news pubblicate sul sito www.educazione.chiesacattolica.it e, in esso, la sezione dedicata al sussidio “Educare, infinito presente”.