Brexit: cittadini europei nel Regno Unito alla prova del “settled status”. Molle (Comites), “tanti italiani rischiano di restare senza diritti e tutele”

23 gennaio 2021 @ 10:15

veduta di Londra.

Senza accesso alla sanità pubblica e alle case di riposo, senza la pensione garantita dallo stato britannico, per la quale hanno versato i contributi per un’intera vita, e senza la possibilità di rientrare nel Regno Unito dopo un viaggio in Italia. “Questi sono i diritti che rischiano di perdere gli italiani, residenti qui, che non hanno ancora fatto domanda di settled status, il visto, richiesto dal Regno Unito, dopo l’uscita dalla Ue, che i cittadini europei devono ottenere entro il 30 giugno per poter rimanere”, spiega al Sir Pietro Molle (nella foto), presidente del Comites, Comitato degli italiani all’estero, che rappresenta 350mila nostri connazionali residenti tra Londra, il sud del Regno Unito e il Galles.
“Insieme al consolato abbiamo inviato 41mila lettere a tutti i nostri connazionali che hanno più di 65 anni spiegando che devono registrarsi entrando nel sito https://www.gov.uk/settled-status-eu-citizens-families e offrendo loro assistenza telefonica o per posta elettronica. Siamo preoccupati perché, secondo i dati che ci ha fornito il ministero degli Interni, soltanto il 2% dei circa 78mila italiani arrivati qui prima del 1973, quando la Gran Bretagna è entrata nella allora Comunità europea, hanno ottenuto il visto. Purtroppo si tratta di persone anziane che fanno fatica a completare questo procedimento complicato che comporta l’uso di un telefonino e di una app. Prima del Covid organizzavamo sessioni in tutto il Regno Unito per aiutarli ma a febbraio abbiamo smesso”.
Il Comites sta conducendo questa battaglia anche con il sostegno dell’associazione “The europeans”, nata per difendere i diritti dei tre milioni di cittadini europei residenti nel Regno Unito. “Chiediamo che il termine ultimo per fare domanda di settled status venga allungato di almeno un anno dal 30 giugno prossimo al 30 giugno 2022”, spiega Pietro Molle. “Abbiamo condotto un’indagine, tra oltre 260 persone di diverse nazionalità, tra cui anche tanti italiani e l’80% hanno detto che avevano bisogno di aiuto per fare domanda. Moltissimi non ce la faranno entro il giugno prossimo”. “A preoccuparci – aggiunge – è anche il fatto che non esista un documento fisico, come un tesserino per esempio, con il quale chi ha ottenuto il settled status possa dimostrare questo suo stato”, spiega ancora il presidente del Comites. “Se una prova della residenza viene chiesta da un datore di lavoro o da un ufficio pubblico bisogna andare al sito www.gov.uk/view-prove-immigration-status dove si ottiene un codice. Si tratta di una procedura complicata. Penso che il governo britannico stia evitando di dare un tesserino agli europei per i costi che questa operazione comporterebbe”.