Il cristiano serve il suo tempo

L’omelia inedita tenuta il 23 settembre 1928 dal teologo protestante davanti ai genitori

Con i piedi per terra

Essere «progressisti» o «conservativi»? Secondo Dietrich Bonhoeffer, il «bravo teologo protestante» secondo la definizione di Papa Francesco, l’alternativa non è corretta. O meglio, la si deve superare in nome del «qui e ora» che il cristianesimo chiede a ogni credente: «Vuoi Dio? Allora rimani nel mondo», perché «solo nel tempo trovi Dio e l’eternità». Questi passaggi sono tratti dall’omelia inedita (pubblicata per gentile concessione dell’editore) risalente al periodo che Bonhoeffer trascorse a Barcellona. Datata 23 settembre 1928, si tratta di un’omelia del giovane reverendo pronunciata davanti ai genitori. Un testo che impreziosisce una bella e densa antologia di scritti di Bonhoeffer, da poco in libreria per Edizioni Paoline con la cura del teologo pisano Elvis Ragusa. Con i piedi per terra. Un cristiano di fronte a Dio e alla storia (Milano 2020, pagine 340, euro 36) è una raccolta ragionata di testi, omelie e conferenze di Bonhoeffer tutte incentrate sul confronto vis à vis con il tempo che l’autore aveva davanti. Un tempo tragico, un periodo drammatico della storia mondiale: la conclusione della prima guerra mondiale (in cui il teologo protestante perse un fratello e tre cugini), la stagione politica alquanto turbolenta della Germania di Weimar, l’ascesa del nazionalsocialismo e il progressivo trionfo totalitario di Adolf Hitler. Nei mesi scorsi, nell’arco di soli quattro giorni, Papa Francesco ha citato in due occasioni Bonhoeffer. Il 12 settembre, nell’udienza alle Comunità Laudato si’, ha affermato: «Prendo una frase del teologo martire Dietrich Bonhoeffer: la nostra sfida, oggi, non è “come ce la caviamo”, come noi usciamo da questa realtà; la nostra sfida vera è “come potrà

essere la vita della prossima generazione”: dobbiamo pensare a questo!». E qualche giorno dopo, il 16 settembre, durante l’udienza generale, ha ripreso l’autore di Sequela (citato a sua volta anche da Benedetto xvi ): «Lo diceva un bravo teologo protestante tedesco, Bonhoeffer, il problema è quale sarà l’eredità, la vita della generazione futura. Pensiamo ai figli, ai nipoti, cosa lasceremo se sfruttiamo il creato». Ragusa, nella dotta introduzione che fa dialogare gli eventi della storia mondiale con il procedere dell’argomentazione teologica di Bonhoeffer, precisa di non voler trasformare il teologo di Resistenza e resa in un indovino o in un profeta divinatorio. Ma fa venire i brividi leggere quanto Bonhoeffer ebbe modo di pronunciare il 13 gennaio 1933, esattamente il giorno dopo del giuramento di Hitler come cancelliere. Parlando dell’Etica politica di Friedrich Gogarten, dice: Gogarten «trascura l’ambiguità dello Stato. Egli giustifica lo Stato sempre come qualcosa che c’è già. In questo modo ad esso è attribuito un diritto assoluto. (…) È possibile che esso corrisponda alla dottrina luterana, ma non è neotestamentario. Infatti, lo Stato può assumere anche la forma del maligno. Può essere e fare il più gran male possibile. Naturalmente anche una tale maligna potenza può essere messa al servizio di Dio». Così quasi preannuncia l’eresia di una chiesa filo-nazista alla quale egli si oppose, dando vita alla «Chiesa confessante», in prima linea nel difendere gli ebrei perseguitati dal nuovo corso politico di Berlino. L’antologia curata da Ragusa fa affiorare anche un dettaglio biografico curioso di Bonhoffer: la sua passione per l’India. Nell’ottobre 1931, dopo un periodo trascorso negli Stati Uniti, scrisse ad un amico: «Viste da Oltreoceano sia la nostra situazione sia la nostra teologia appaiono fenomeni alquanto provinciali e nemmeno si sospetta che in tutto il mondo proprio la Germania, e lì in particolare, solo un paio di teologi, abbia capito cosa sia il Vangelo. (…) Vorrei conoscere un altro grande Paese per vedere se da questo verrà la grande soluzione: l’India». Mentre pochi anni dopo (l’11 settembre 1934) annota di essere tormentato «dalla decisione se rientrare in Germania per dirigere un seminario di predicazione cui si deve vita, se rimanere qui [Londra] o andare in India». Restano, comunque, queste pagine un’ottima occasione per avvicinare di nuovo il pensiero di un gigante della teologia novecentesca, capace di forgiare espressioni diventate patrimonio comune della teologia di oggi: la «grazia a caro prezzo», il «Dio tappa buchi». Ma anche un’immagine di Chiesa stupenda e coraggiosa, laddove Bonhoeffer spiega che la comunità dei credenti, di fronte alle ingiustizie del mondo, dovrebbe «gettarsi lei stessa tra i raggi della ruota» per bloccare il meccanismo di sopraffazione e di violazione del debole che spesso sembra regnare nella storia del mondo.

di Lorenzo Fazzini

Per vivere una vita cristiana

Moderno o antico — questa domanda è oggi più che mai in primo piano a tutti gli interessi, non solo nelle questioni di moda o di salute, ma in tutte le aree degli interessi umani, nella scienza, nella letteratura, nella religione. E su questa parola gli spiriti divergono: alcuni gridano assolutamente per ciò che è moderno, altri, che sono coscientemente fuori moda, guardano indietro ai bei vecchi tempi in forma mascherata. Alla domanda: «Vuoi essere una persona moderna?», alcuni rispondono: «Sì», sicuri di loro e altri invece: «No», anch’essi sicuri di loro. Come fa colui che si definisce cristiano? Come si confronta con i cambiamenti dei tempi? Il cristiano deve pensare in modo conservativo o progressista, deve essere antico o moderno? La domanda fondamentale di ogni cristiano è evidentemente la domanda di fronte all’eternità. Come raggiungo l’eternità in mezzo al tempo? Qui, nel continuo cambiamento del divenire e del trascorrere, non c’è nulla di eterno, che rimane, probabilmente c’è — una via — fuori dal tempo, indifferenti a tutto ciò che accade qui, vivere solo nell’eternità.

Si tratta di fuggire il tempo tiranno. D’altra parte, la nostra parola ci chiama: volete trovare l’eternità, allora adesso servite il tempo. Questa parola deve risuonarci come un’enorme contraddizione: Vuoi cose eterne? Allora rimani nel transitorio. Vuoi cose eterne? Allora rimani nel temporaneo. «Vuoi Dio? Allora rimani nel mondo». Sembravamo già in grado di alzarci fuori dal mondo su una scala di

virtù verso il cielo. La sponda del mondo era già scomparsa in lontananza e ci siamo spinti lì, in spazi eterni, ancora metà umani, già metà dio — poi la Parola ci ha scagliati indietro dal nostro volo, siamo caduti dall’alto e ci ritroviamo nel mondo. Se vuoi essere eterno, allora servi il tempo, così suona nelle nostre orecchie. Servite il tempo — perché? Perché solo nel tempo trovi Dio e l’eternità. È la volontà nascosta di Dio che si lascia trovare nel tempo; noi troviamo la volontà di Dio solo in Gesù Cristo. Nulla di ciò che esiste nel tempo è divino, nemmeno la Chiesa né la nostra religione. Tutto ciò è soggetto alla fugacità, eppure in tutta la transitorietà del singolo, dell’individuo, è contenuta una parte della volontà di Dio, un pezzo di eternità. Il tempo è come un pozzo profondo e inesauribile, attraverso le cui acque brilla l’oro del fondo mai raggiunto; è come la roccia di montagna attraverso la quale non si vedono le vene d’oro nelle profondità. Tutto l’imperfetto è però almeno immagine del perfetto, tutto il transitorio è un simbolo dell’eterno. «Ogni attimo è diretto a Dio», ha detto un grande storico; vale a dire che ogni attimo nasconde un pezzo di eternità, che è da trovare; Dio governa sopra ogni attimo. L’attimo, il presente, è la parola decisiva a cui punta il nostro testo. Servi il tempo, cioè ogni tempo, cioè il presente. In altre parole, il presente è santo, è sotto l’occhio di Dio, è consacrato, è illuminato di luce eterna. Il presente è l’ora della responsabilità di Dio con noi, ogni presente; oggi e domani, il presente in tutta la sua realtà e diversità; c’è solo un’ora davvero significativa in tutta la storia del mondo: il presente. Chi fugge dal presente fugge dall’ora di Dio; chi fugge dal tempo fugge da Dio. Servite il tempo! Il Signore del tempo è Dio, la svolta del tempo è Cristo, il vero spirito del tempo è lo Spirito Santo. Così in ogni attimo si nasconde questa triplice dimensione: che io riconosca Dio come il Signore della mia vita, che mi sottoponga a Cristo come punto di svolta della mia vita, dal giudizio alla grazia, che [io] provi a fare spazio e forza allo Spirito Santo in mezzo allo spirito del mondo. Servite il tempo; cioè servite Dio, il Signore, Cristo il riconciliatore, lo Spirito, il Santo del nostro mondo. Solo quando permettiamo al presente di adempiere al suo scopo, viviamo una vita cristiana, serviamo il tempo. Servire il tempo — e questo ci riporta alla prima domanda — non vuol dire farsi suo “schiavo”, non vuol dire approvare ciò che è moderno, solo perché è “moderno”. Il servizio include la forza della propria volontà e dei propri pensieri, e non la debolezza di coloro che corrono dietro, di coloro che urlano insieme agli altri; non significa: “servite la moda”, ma servite il tempo.

La moda è ciò che fanno le persone e quindi può essere tanto buona come spregevole. Il tempo è ciò che fa Dio e servire il tempo non significa servire le persone, ma servire Dio. Quindi il cristiano non è né moderno né antico, ma serve il suo tempo, cioè non gli importa delle persone, ma di Dio. Tuttavia così serve “il suo tempo”, cioè si mette in mezzo ad esso, nei suoi compiti e difficoltà, nella sua serietà e nella sua indigenza e serve; è un uomo contemporaneo nel senso più profondo; che si tratti di indigenze “politiche”, “economiche”, di decadenza “morale” e “religiosa” o di preoccupazione per la nostra gioventù adolescenziale — ovunque è chiamato a immergersi nell’indigenza del presente. Entrate con tutto l’amore e tutta la forza che è a vostra disposizione. L’acqua del pozzo del tempo è diventata torbida, in modo che non vediamo più l’oro del fondo eterno; facciamo in modo che il pozzo sia di nuovo puro e limpido, facciamo in modo di trovare un pezzo di eternità nel tempo, scaviamo così in profondità, fino a trovare le fonti eterne. L’amore, però, fa parte del servizio come la cosa più importante; cioè, ama il tuo tempo, in modo da poterlo servire.

Non mettiamoci fuori dagli eventi della modernità! Tutti noi abbiamo la responsabilità della colpa e della miseria di tutti noi, c’è di nuovo da imparare a capire «cos’è la solidarietà all’interno dell’umanità». Tenersi fuori e dire: oggi io non ho nulla a che fare con ciò che accade, è troppo riprovevole per me che mi intrometta in questo, significa «non servire ma giudicare». Sii fraterno: servi il tempo! Il senso più profondo, però, si rivela solo quando consideriamo che non solo il mondo ha il suo tempo e le sue ore, ma che la nostra stessa vita ha il suo tempo e la sua ora di Dio, e che dietro i tempi della nostra vita diventano visibili le tracce di Dio; che i pozzi profondi dell’eternità sono sotto i nostri sentieri e ogni passo riporta una debole eco dell’eternità. Significa solo comprendere la forma profonda e pura di questi tempi per presentarla nella nostra condotta di vita;

solo così nel mezzo del nostro tempo incontreremo la santa presenza di Dio. Il mio tempo è nelle tue mani. La mia infanzia, la mia giovinezza, la mia adultità e la mia vecchiaia. Servi il tuo tempo, la presenza di Dio nella tua vita; Dio ha santificato il tuo tempo; ogni tempo, rettamente compreso, porta direttamente a Dio; e Dio vuole che siamo del tutto ciò che siamo. «Sii del tutto bambino», finché sei un bambino, nel gioco e nella gioia, nella ricettività e nella gratitudine, nell’abbandono alla volontà di coloro che ami; «sii del tutto un ragazzo», nell’indipendenza e nella sicurezza, nel coraggio e nel dispetto, che è idoneo al ragazzo; nella forza, ma anche nella sottomissione a colui che adori come tua guida, e per quanto realizzi lo scopo di quel tempo tuo che Dio ti dà, sei radicato nelle profondità dell’eternità.

Porta tutte le gioie e le sofferenze del tuo tempo, riempi l’essenza di ciò che la gioventù è nella sua necessità e nella sua libertà, così è posto su di te il compiacimento di Dio, così sei giunto dal tempo all’eternità. Siate uomini e donne, siatelo del tutto entrambi, nella vostra entità creata da Dio. Siate persone con la propria volontà, con le proprie passioni e le proprie preoccupazioni, la propria felicità e la propria miseria, la propria serietà e la propria incoscienza, il proprio giubilo e il proprio lamento. Dio vuole vedere le persone, non i fantasmi che rifuggano dalla terra; Dio ha amato la terra e ci ha fatti dalla terra, ha reso la terra nostra madre, lui, che è nostro Padre. Non siamo creati come angeli, ma come figli della terra con la colpa e la passione, con la forza e le debolezze, ma siamo figli della terra amata da Dio, amati da Dio, specialmente nella nostra debolezza, nelle nostre passioni, nella nostra colpa; Dio ci ama specialmente nella nostra attitudine ribelle sulla terra — nel tempo, nel nostro tempo; Dio ci vuole nel rimanere nella nostra Madre Terra e ciò che ha donato, nella solidarietà con gli umani, anche dove sono deboli, in fratellanza con il nostro piccolo, debole tempo, e illumina i nostri cuori con un poco d’eternità che infrange ogni tempo. C’è un’antica leggenda greca che racconta del gigante Anteo che era così forte che nessuno poteva batterlo. Molti avevano tentato la lotta e si erano rivelati inferiori, fino a quando arrivò uno che, durante la lotta, tirò su il gigante da terra e improvvisamente ebbe successo su di lui; era finita per lui la sua forza, che scorreva in lui solamente per il fatto che stava con i piedi saldi a terra.

Questa leggenda del gigante Anteo è estremamente profonda. Solo colui che sta con entrambi i piedi sulla terra, che è e rimane del tutto figlio della terra, che non fa tentativi disperati di volare verso altezze che sono irraggiungibili per lui, che si accontenta di ciò che ha e vi resta fedele con gratitudine, questi ha tutta la forza dell’umanità, questi serve il tempo e quindi l’eternità. Poi, però, ci accadrà che nel tempo, per la sua transitorietà, volgiamo sempre di nuovo gli occhi verso il tempo che verrà alla fine dei tempi. Servite il tempo, l’ora che Dio vuole avere con il vostro popolo, con voi stessi; siate uomini del santo presente, che non torna mai più, come quel samaritano compassionevole era l’uomo del presente, in modo da diventare uomini dell’eternità. Il Signore del tempo è Dio. La svolta dei tempi è Cristo. Il vero spirito del tempo è lo Spirito Santo.

Di  L’Osservatore Romano, 27 gennaio 2021