Il primo annuncio ai giovani.Luoghi della movida:l’esperienza“Luci nella notte”

Marcello Scarpa

I centri storici delle nostre città, da qualche decennio, sono diventati quasi tutti “isole pedonali”. Le strade dello shopping cittadino sono belle, sicure, un luogo non solo dove spendere soldi, ma anche dove investire il proprio tempo per passeggiare e coltivare «i rapporti amicali, ormai impossibili di giorno».[1] Uno dietro l’altro sfilano con eleganza nuove catene di negozi e antiche botteghe artigianali, librerie, bar, ristoranti e così via. Sembra quasi che l’agorà greca e il forum romano abbiano attraversato indenni lo scorrere del tempo per riproporsi oggi, seppure sotto forme diverse rispetto al passato, come luoghi vivibili di socializzazione, di commercio e di tempo libero.
È interessante frequentare questi posti in diversi orari della giornata. Al mattino sono luoghi pigri, sonnacchiosi, i negozi non aprono prima delle dieci, ai tavolini dei caffè siedono solo pochi turisti. Gli adulti lavorano, i giovani sono a scuola o in università. Al pomeriggio lo scenario inizia a cambiare. Prima qualche gruppetto di pensionati, poi famiglie coi bambini al seguito, infine allegre comitive di ragazzi vocianti e adolescenti alla conquista della città. Improvvisamente, quando si fa sera, i locali della movida iniziano a riempirsi della meglio gioventù. Durante le notti del fine settimana, poi, è quasi impossibile attraversare la fiumana di giovani che vanno decisi verso i locali che hanno già prenotato attraverso le app dei loro smartphone.
Fa riflettere il fatto che una volta i giovani andavano alla ricerca di un locale libero dove trascorrere la serata, mentre oggi sono gli algoritmi di ricerca a selezionare le offerte del mercato in base alle preferenze dell’utente e alle valutazioni che altri avventori hanno espresso sui social network. In questo mutato contesto antropologico-culturale in cui «gli algoritmi e le intelligenze artificiali regolano le nostre relazioni»,[2] c’è ancora spazio per i giovani di aprirsi al mistero, all’inatteso, alla ricerca del senso della propria esistenza? Pensiamo di sì. Oggi, infatti, la ricerca di pienezza di vita che alberga nel cuore di ogni uomo, e a maggior ragione dei giovani, resta inespressa, in stand-by, pronta però a scattare, come una molla per troppo tempo compressa, verso nuove e impreviste destinazioni. E se una di queste fosse Gesù? Detto in altro modo: si può fare il primo annuncio del Regno di Dio nel regno incontrastato dei giovani, ossia nei luoghi della notte e della movida?

Una luce si annuncia nella notte

I giovani amano la notte perché è un luogo esistenziale dove è più facile sperimentare se stessi, dialogare con gli altri, vivere un ruolo più autentico rispetto a quelli imposti dalle norme e dalla routine della vita quotidiana.[3] La notte, azzerando le convenzioni sociali del giorno, da un lato è il luogo del disimpegno e del divertimento, che molte volte sfocia nei comportamenti trasgressivi e/o devianti descritti con abbondanza di particolari dai mass media, dall’altro apre inconsueti spiragli per l’evangelizzazione dei giovani. Nella notte, infatti, risuonano le voci degli affetti, dei sentimenti e delle amicizie; di notte i cuori si aprono ai sogni e sulle labbra affiorano timidi interrogativi sul senso della propria esistenza. La notte è un tempo particolarmente adatto per esplorare la vita interiore e decidersi per le grandi scelte della vita; nelle ore notturne i giovani, come Nicodemo (cfr. Gv 3,1-12), sono più disponibili a lasciarsi «interrogare nel cuore. La notte avvolge tutto nel mistero e nell’anonimato: è più facile aprirsi alla Grazia ed essere liberi dai condizionamenti del mondo».[4]
L’annuncio della salvezza può giungere nel cuore della notte. Nella Bibbia la notte non simboleggia solo il regno delle tenebre, delle tentazioni, del tradimento dell’alleanza con Dio, ma è anche il tempo in cui Dio interviene nella storia per liberare il popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto facendolo passare attraverso il Mar Rosso (cfr. Es 14). La luce di Cristo risplende nella notte: fu di notte che i pastori ricevettero l’annuncio gioioso dell’angelo (Lc 2,8-20), che i re magi contemplarono il bambino (Mt 2, 29-32), che Gesù pregava il Padre (Lc 6,21).[5] Pertanto la notte può essere occasione, anche per i giovani di oggi, di incontrare Dio e di intraprendere un «cammino di ricerca della propria verità esistenziale e progettuale».[6]
Come portare la luce di Gesù ai giovani nelle notti dei fine settimana? Da questa domanda nacque il 7 giugno del 1999 a Verona, durante una riunione della Commissione per l’evangelizzazione del Centro di Pastorale Giovanile, il progetto Una luce nella notte.[7] Di seguito, si riportano alcuni punti essenziali del loro progetto formativo.

Come funziona l’esperienza di Luci nella notte

Una luce nella notte mira a condurre un giovane dalla strada ad un incontro diretto con Gesù Risorto (il kerygma!), attraverso il contatto con la fede viva di altri giovani che “ci credono” e che si mettono in gioco per testimoniare la propria fede. Tale incontro avviene attraverso un’esperienza di silenzio e di preghiera, alla presenza dell’Eucaristia esposta in una chiesa preparata solo per questo scopo. Non è una solita veglia di adorazione, ma è una chiesa aperta e pronta per l’evangelizzazione. Per condurre un giovane a riconoscere Gesù, com’è stato per i discepoli di Emmaus, occorre “fare strada” con lui e annunciargli le Scritture. A tale scopo l’esperienza si articola attraverso il contributo di quattro equipes di giovani.
La prima equipe evangelizza all’esterno: le coppie ricevono una zona da evangelizzare, contattando i giovani lì dove si trovano: in discoteca, al bar, sulla panchina. Scopo di questo breve incontro è instaurare un dialogo di fede e invitarli ad incontrare Gesù nella chiesa aperta; per questo l’annuncio deve essere chiaro ed esplicito. La seconda equipe ha un compito fondamentale: condurre le persone che entrano in chiesa ad un autentico incontro con Gesù vivo. Non è sufficiente accompagnarle davanti all’Eucaristia, ma occorre un vero e proprio stile di annuncio e di accoglienza. Il giovane viene condotto ad affidare la sua vita al Signore attraverso una preghiera da presentare a Gesù (che verrà depositata ai piedi dell’altare) e una frase biblica da “pescare” da un cestino. La terza equipe sostiene con la preghiera coloro che verranno contattati e i missionari. Pregando silenziosamente, in chiesa, questi giovani testimoniano il loro amore per Gesù e la loro fede nell’efficacia della preghiera. La quarta equipe anima l’adorazione eucaristica con il canto, la musica e la proclamazione della Parola. Al termine la possibilità della confessione sacramentale suggella questo brevissimo e intenso cammino kerygmatico.[8]
“Una Luce nella notte” è un format che funziona bene, l’esperienza è valida ed è ormai diffusa in più di ottanta città in tutto il mondo e nel corso degli anni ha coinvolto migliaia di giovani che si sono messi in gioco per testimoniare Gesù ai lontani.[9]

Un annuncio di prossimità

L’esperienza di Luci nella notte si basa sulla convinzione che «ciò che apre il cuore di un non credente è la fede di chi crede».[10] Pertanto, l’annuncio di Cristo ai giovani lontani dalla Chiesa è veicolato dalla fede di giovani credenti che si fanno prossimi agli abitanti della notte, con uno stile gioioso e sorridente. Infatti, la prima cosa che il giovane incontra nel suo peregrinare notturno è il volto sorridente di un altro giovane come lui che lo invita in chiesa per un momento di riflessione, per una preghiera, per un incontro con Gesù.
L’incontro avviene nel segno dell’amore di Dio che non punta il dito contro nessuno. Quando un giovane accetta la proposta percepisce la novità di una Chiesa che si fa prossima andando a cercarlo, che non lo rimprovera, che lo invita con dolcezza: vieni, c’è Gesù, è là che ti aspetta, è là proprio per te.[11] Come ci ricorda papa Francesco, siamo nel cuore del primo annuncio: “Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti” (EG 164).

Un annuncio “sinodale”

L’annuncio di Cristo nell’esperienza di Luci nella notte non è legato a singole personalità carismatiche, ad effetti speciali, ad eventi straordinari. È un annuncio semplice, un esempio di sinodalità missionaria,[12] ossia di un annuncio condiviso, frutto di una progettazione e di un lavoro comune. Ogni equipe svolge un piccolo segmento di evangelizzazione e poi scompare dalla vista del giovane perché il centro dell’annuncio non è costituito dai giovani annunciatori, ma dalla stessa persona che si annuncia, Gesù. Chi entra in chiesa è stato contattato da una coppia all’esterno, viene accolto da un altro giovane sulla porta, e verrà poi accompagnato davanti a Gesù da una quarta persona. Alla fine non ricorderà più chi lo ha servito, ma di quella sera ricorderà l’incontro fatto con Gesù Eucarestia.[13] Ciò che conta non sono tanto le parole dei giovani annunciatori, senz’altro importanti, ma quello che Gesù saprà dire quella notte, personalmente, al cuore di ogni giovane.

Un annuncio di “gratuità”

Cos’è che colpisce la sensibilità dei giovani? Cosa scuote le loro certezze e interroga il loro cuore? I giovani si mettono in “ricerca” quando sperimentano un amore gratuito che ama incondizionatamente, che non giudica e non ha scopi utilitaristici. La proposta di Luci nella notte non segue la logica di questo mondo, non ha secondi fini; gli animatori non invitano mai i giovani ai loro incontri né a quelli di altri: l’unico scopo è l’incontro con Gesù, per quella sera. Solo a chi chiede ulteriori informazioni o approfondimenti, si consegna «un biglietto con alcuni riferimenti diversificati, per dare a tutti la possibilità di andare in cerca da loro stessi di quel cammino che più corrisponde alla loro vita. La gratuità di un incontro simile è la prima cosa che appare al giovane contattato in strada ed è la cosa più apprezzata e anche la più convincente».[14]

Una proposta per gli ambienti ecclesiali

In ogni ambiente educativo si può presentare l’esperienza di Luci nella notte e poi riflettere su come si possa annunciare Cristo ai tanti giovani più distanti dalla fede che si attardano fino a notte inoltrata nei locali, nelle piazzette, sui muretti fuori dell’oratorio.
Un’esperienza da vivere ad intra: al termine delle loro interminabile serate perché non invitare i giovani che sono “allergici” alle tante parole degli incontri formativi ad un incontro con Gesù Eucarestia presente nella cappella dell’oratorio?
Un’esperienza da proporre ad extra: perché non vivere i grandi raduni ecclesiali giovanili in modo più open? Perché non organizzarli in un luogo centrale di movida prevedendo un talk show su argomenti d’attualità con un palco, della musica di sottofondo, delle sedie per facilitare la sosta di chi passando ascolta, s’interessa e magari si ferma? Perché non allestire nelle adiacenze anche un gazebo e invitare i giovani per un momento di silenzio, di riflessione, di incontro-preghiera con Gesù Eucarestia?

NOTE

[1] A. Brugnoli, Una luce nella notte. Proposte di nuova evangelizzazione, San Paolo, Milano 2007, 17.
[2] F. Occhetta- P. Benanti, Argonauti digitali. I giovani e la ricerca di senso, in: “La Civiltà Cattolica” 169 (2018) III, 476.
[3] Cfr. M. Pollo, I giovani e le nuove frontiere della notte, in: “Note di Pastorale giovanile” 46 (2010) 7, 44-55.
[4] A. Brugnoli, Una luce nella notte, 149.
[5] Cfr. G. De Virgilio, La notte e il suo simbolismo biblico. La riscoperta di una categoria comunicativa nel contesto giovanile, in “Note di Pastorale giovanile” 37 (2003) 3, 58-64.
[6] Ibidem, 61.
[7] Cfr. A. Brugnoli, Una luce nella notte, 19-20.
[8] Cfr. ibidem, 148.
[9] Per approfondimenti, cfr. http://www.sentinelledelmattino.org/it/cosa-facciamo/dettaglio/una-luce-nella-notte.html
[10] A. Brugnoli, Una luce nella notte, 24.
[11] Cfr. ibidem.
[12] Cfr. Sinodo dei Vescovi – XV Assemblea Generale Ordinaria, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento Finale, Città del Vaticano (27 ottobre 2018), nn. 119-127; per una riflessione sul tema, cfr. S. Currò – M. Scarpa (edd.), Giovani, vocazione e sinodalità missionaria. La pastorale giovanile nel processo sinodale, LAS, Roma 2019.
[13] Cfr. A. Brugnoli, Una luce nella notte, 23.
[14]Ibidem, 74.