La sfida carismatica nell’Italia cattolica

Andrea Riccardi

Don lorenzo Milani e la mamma

 

Contrapposta e intrecciata a quella della Chiesa istituzionale, la storia e la presenza dei carismi percorre tutto il Novecento italiano: il nuovo libro di Andrea Riccardi

Italia carismatica di Andrea Riccardi (Morcelliana, pagine 240, euro 22,00) di cui anticipiamo alcuni passaggi dell’introduzione), è una storia del cristianesimo, ma anche di donne e di uomini italiani, attraverso i percorsi più diversi: popolari, personali come l’incontro con il mistero, devoti o militanti. Religiosità popolare, religione dei pellegrini, pietà, iniziative carismatiche, movimenti, fondazioni, ma anche miracoli, visioni, santuari e immagini sacre. È un mondo che il libro esplora, con la consapevolezza che questa Italia ha un posto nella storia religiosa del paese, ma anche in quella sociale e civile. L’Italia carismatica è storia dell’entusiasmo religioso: da una fondatrice come Chiara Lubich alla testa del Movimento dei Focolari, ai devoti di padre Pio, ma anche a don Lorenzo Milani, don Oreste Benzi, Luigi Guanella e tanti altri. È un mondo complesso e diversificato, verso il quale la Chiesa istituzionale ha guardato con interesse e preoccupazione.

L’Italia è una terra che la Chiesa cattolica presidia da tempo immemorabile, con un apparato imponente d’istituzioni ecclesiastiche, territoriali e centrali. È un’architettura che si ricollega – in qualche modo – all’impero romano. Le sue istituzioni sono non solo antiche, molto antiche, ma segnate da una continuità impressionante sul territorio, nonostante i cambiamenti politici, religiosi e gli eventi bellici: la Chiesa è la vera struttura nazionale persistente nei secoli e di tanto preesistente allo Stato. Tuttavia, in questa terra perimetrata pur da salde e secolari istituzioni ecclesiastiche, esiste anche un’altra Italia cattolica: quella carismatica, che s’intreccia, confligge o s’integra con la Chiesa istituzionale, una realtà importante, seppur molto differenziata. […]

È un mondo in cui niente è coordinato e quasi tutto è spontaneo, almeno all’origine. Laddove la spontaneità può essere anche un’iniziativa carismatica creatrice di opere, movimenti, realtà nuove, spiritualità e pure concretezza d’azione. Oppure è l’emergere di figure e luoghi che parlano al sentimento religioso, lo suscitano e lo ravvivano. L’Italia carismatica esiste un po’ in tutto il paese, con storie e ampiezze differenti. Riguarda e coinvolge tanti. Si colloca a diversi piani: dal livello della religiosità di popolo a iniziative e figure di tipo carismatico, perfino con personalità (politiche e intellettuali) che agiscono sui temi della pace come Giorgio La Pira. O come non pensare a personalità di grande spessore spirituale e culturale, quale il carismatico don Divo Barsotti, che primo ha introdotto in Italia la spiritualità russa e ha raccolto attorno a sé una rete fraterna? O invece, quasi all’opposto, a figure come Mamma Nina, la sorella di don Zeno Saltini, “donna del popolo cristiano”, più lontana dal confronto con la politica rispetto al fratello, di cui si tratta in questo libro?

Lo studioso inglese Ronald Knox, in anni ormai lontani, in un libro molto felice su Illuminati e carismatici, affermava che «la Chiesa cattolica è istituzionale più di tutte le altre comunità cristiane». Ed è una realtà incontrovertibile che s’incontra in Italia a tutti i livelli di vita sociale e si ravvisa nelle strutture di governo della Chiesa di Roma (la quale – tra l’altro – ha a sua disposizione, unica religione al mondo, una rete diplomatica internazionalmente riconosciuta). Tuttavia Knox notava quanto questa Chiesa sia originalmente capace d’iniziative spirituali. Sembra una contraddizione, forse non lo è oppure rappresenta una contraddizione vitale che fa crescere e rinnovare il cattolicesimo: una Chiesa tanto istituzionale eppure così capace d’iniziative carismatiche. L’iniziativa spirituale carismatica va incontro e si fa carico, in modo diretto e originale, del bisogno di religione della gente. Questo processo avviene non attraverso le vie codificate della pastoralità classica, dal diritto, delle istituzioni e delle parrocchie, ma a volte si manifesta con moduli nuovi o riedizioni di antiche strade o in luoghi significativi. Si manifestano anche contraddizioni, ma sovente si risolvo- no nell’intreccio tra istituzioni e iniziative carismatiche, anche se non sono da escludere repulsioni di esse da parte dell’autorità. Il bisogno religioso non si presenta in modo uniforme, ma ha espressioni e soprattutto radici molto differenti: cerca se non risposte, almeno percorsi che sappiano interagire con le domande. […]

Mircea Eliade parla dell’“enigma dell’entusiasmo”: «Lo spettacolo di un pensiero entusiasta – afferma – è più fecondo di qualsiasi meditazione sull’errore». Questo avviene anche nel mondo della vita religiosa. In una Chiesa uscita traumatizzata dalla crisi modernista d’inizio Novecento, preoccupata delle tematiche dell’ortodossia, dell’eresia o dell’errore, si sviluppa invece l’entusiasmo della devozione, in continuità con il passato, ma anche con nuove intraprese e visioni. Tale sviluppo – lo si è detto – avviene nelle maglie dell’istituzione, con un rapporto particolare con i suoi rappresentanti, con processi d’integrazione che finiscono per incidere anche negli assetti istituzionali. È interessante oggi guardare al mondo carismatico su scenari ben più larghi del nostro paese: a quello neo-protestante che ha conosciuto un’impressionante crescita, talvolta travolgente, attraverso forme le più differenti. È il grande sviluppo del neoprotestantesimo, del neopentecostalismo che erode i “popoli cattolici”, specie extraeuropei, con una crescita superiore, in un secolo, al mezzo miliardo di fedeli. È un entusiasmo religioso di tipo cristiano, molto differente da quello europeo e legato alla Chiesa di Roma, che però si serve di un alfabeto biblico e cristiano (ma non cattolico). Tale entusiasmo, che rappresenta una sfida per il cattolicesimo sugli scenari mondiali, ha, tra i suoi principali protagonisti e attori, donne e uomini di cultura extraeuropea. Infatti – per tornare a Eliade – il grande fatto del XX secolo, più che le rivoluzioni, è stata l’emersione, sulla scena della storia, dell’uomo extraeuropeo.

L’uomo extraeuropeo è un protagonista del neo-cristianesimo di oggi. Ma questa è un’altra storia, che merita però d’esser tenuta presente, specie in un paese come il nostro, ormai abitato da una forte componente di origine non europea. Non è archiviata la domanda se, in un futuro più o meno lontano, l’entusiasmo religioso italiano potrà prendere anche queste strade che fin da oggi non sono così marginali. Seguire i percorsi delle personalità carismatiche, indagare sui cammini dell’entusiasmo religioso, cogliere le connessioni spirituali, riflettere sui santuari e tant’altro è entrare in quell’Italia carismatica, che è un elemento così importante della storia italiana e della Chiesa. Vuol dire anche, visto in altra prospettiva, capire meglio il cattolicesimo delle istituzioni e delle parrocchie, cogliendo come le differenze di luoghi e di soggetti siano parte di un unico e vasto tessuto. Nel postConcilio, in fase di contestazione, si discuteva molto del pluralismo nella Chiesa e della sua legittimità. Ad alcuni sembrava una novità, ma saggiamente Emile Poulat faceva notare che la Chiesa è sempre stata pluralista e ha sempre vissuto al plurale. Sovente, il cattolicesimo ha composto la pluralità. Ed è la storia del cattolicesimo italiano, anche contemporaneo.