La dimensione sociale della fede. 

Giorgio Campanini

Il pur ricco e vasto complesso di ricerche sulla Dottrina sociale della Chiesa – fortemente valorizzata a partire dall’insegnamento conciliare e grazie all’autorevole magistero, in questo campo, di pontefici come Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, sino a Benedetto XVI e a Papa Francesco -, appare ulteriormente arricchito da questa poderosa ricerca di Mario Toso, per molti anni docente di queste discipline presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma e l’Università Pontificia Lateranense, e ora, dopo essere stato Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, vescovo di Faenza-Modigliana.[1]
Questo ampio “manuale”  – perché sostanzialmente di esso si tratta – fa il punto sulla dottrina sociale della Chiesa, con riferimento soprattutto alla stagione post-conciliare – ed offre le grandi coordinate di una riflessione che ha alle sue spalle quasi 150 anni di magistero, dalla “Rerum novarum” di Leone XIII  (1891) alla “Fratres omnes” di Papa Francesco (2020). Un lungo insegnamento che Toso ripercorre da par suo non seguendo l’ordine cronologico dei vari documenti pontifici ma cogliendone i grandi nodi tematici, dalla concezione di persona alla questione ambientale (oggetto quest’ultima, come noto, di importanti sviluppi nel primo ventennio del XXI secolo).
Quello tracciato da Toso è un panorama ad amplissimo raggio e non è facile in un’essenziale sintesi definirne le linee portanti: perciò nelle note che seguono si cercherà di individuare i punti salienti di una ricerca che d’ora in poi rappresenterà per gli studiosi di Dottrina sociale della Chiesa un essenziale punto di riferimento.

Notazioni preliminari

Le ricerche sull’insegnamento (o “Dottrina”) sociale della Chiesa si sono moltiplicate ed approfondite soprattutto nella stagione post-conciliare, dando luogo ad un’ormai vastissima letteratura: con l’importante novità dell’ingresso in campo di aree del mondo (quali gli Stati Uniti e l’America latina) che erano rimaste marginali in quelle che possono essere considerate le prime due stagioni della storia della Dottrina sociale della Chiesa, e cioè quella di Leone XIII e dei suoi successori e quella di Pio XII.
Con il Concilio Vaticano II si è avviata una terza stagione, caratterizzata da un forte ampliamento della categoria stessa di “dottrina sociale” (o “insegnamento sociale” della Chiesa, come da taluno proposto, anche ad evitare il rischio di una “dottrina” un poco astratta e paludata). Gli anni post-conciliari, con l’irruzione della teologia della liberazione, sono stati ricchi di vivaci fermenti e di lucide intuizioni, soprattutto con i corposi magisteri di Paolo VI e di Giovanni Paolo II.
Con l’inizio del XXI secolo nuove problematiche si sono affacciate nel campo dell’insegnamento sociale della Chiesa, al punto che non sembra fuori luogo ipotizzare una quarta stagione di questo insegnamento: una stagione, seppur breve, che coincide con i due pontificati di Benedetto XVI e, soprattutto, di Papa Francesco.[2]
Non si è trattato, propriamente, di una “svolta”, (né, tantomeno, di un cambio di rotta) ma di un “aggiornamento” – sempre necessario in ogni stagione della Chiesa per garantire il necessario collegamento con la storia – in considerazione dei mutamenti intervenuti nella storia del mondo: primo fra tutti l’impetuoso emergere di un tema rimasto nel corso del Novecento soltanto sullo sfondo del magistero sociale, quello ecologico. I secoli XIX e XX sono stati quelli del poderoso sviluppo delle tecnologie e dell’affermarsi pressoché  ovunque dell’industrialismo; il secolo XXI da poco iniziato appare, invece, segnato dall’esigenza di un ripensamento critico del modello di sviluppo dell’Occidente (e dei popoli di altri continenti che ne hanno seguito, talora pedissequamente, le tracce) in relazione ad una questione, quella ecologica per l’appunto, che sta assumendo forme sempre più serie, per non dire drammatiche, e che ha indotto i due pontefici dell’inizio del XXI secolo, Benedetto e Francesco, ad affrontare il tema, che per tutto il Novecento era rimasto, come già affermato, alla periferia dell’insegnamento sociale della Chiesa ed anche – salvo rare benché profetiche eccezioni – della riflessione su se stessa condotta dall’Occidente, e cioè dall’area del mondo che ha conosciuto il più rapido sviluppo industriale e che, conseguentemente ha avvertito in maggior misura, seppure tardivamente, i rischi per la Terra, conseguenti ad un processo di sfruttamento rapace del territorio, apparso all’inizio illimitato e trasformatosi poi in un problema, se non in una sorta di incubo, ed in ogni modo, di una realtà con la quale appariva necessario, sotto ogni punto di vista, fare i conti.
Questa che può essere considerata “la quarta stagione“ del magistero sociale della Chiesa è stata, dunque, solo in parte oggetto di riflessione: il volume di Toso può essere considerato, al riguardo, il primo organico tentativo di sintesi del “nuovo corso“ inaugurato dal magistero nella fase iniziale del XXI secolo: con una attenzione – emergente già dalle pagine iniziali del volume – anche alla dimensione “pedagogica“ della dottrina sociale della Chiesa: senza limitarsi a grandi affermazioni di principio ma cercando di individuare puntualmente i nodi critici in vista di una incisiva presenza dei credenti nella società degli uomini. Con una specifica attenzione, dunque, alle “dimensioni sociali e formative della nuova evangelizzazione del sociale”.
Di qui la necessità di superare la “solitudine” nella quale talora permane la dottrina sociale della Chiesa, quasi campo riservato esclusivamente a rari cultori, per renderla partecipe attiva della società civile. Di qui il doveroso impegno della comunità cristiana al fine di un “accompagnamento educativo e spirituale” dei singoli credenti, senza tralasciare di riflettere sulla vita pastorale delle comunità ecclesiali: evitando, dunque, il rischio di relegare l’insegnamento sociale della chiesa al solo ambito degli “specialisti”.[3]
Notazione importante, questa perché pone con forza il problema del superamento del sostanziale “isolamento“ che spesso si determina, nella comunità cristiana, di quanti si occupano dell’insegnamento sociale della Chiesa pressoché abbandonati a se stessi, in mancanza di un vero raccordo tra insegnamento sociale della Chiesa e concreta prassi di vita delle comunità cristiane.

Due “nodi” fondamentali: politica ed ecologia

Superate le questioni preliminari (ad alcune delle quali si è fatto cenno nelle pagine precedenti), Toso affronta le non poche questioni che fanno riferimento alla dottrina sociale, dalla famiglia, al lavoro, all’economia, all’impresa e via dicendo. Ma particolare ampiezza hanno le sue riflessioni sulla politica (oltre cento pagine) e forte carattere innovativo rivestono rispetto alla “tradizionale” dottrina sociale proprio le parti dedicate alla questione ecologica (cf rispettivamente le pagg. 339 ss.  e 481 ss.)
È soprattutto su questi densi ed importanti capitoli che si è ritenuto opportuno fermarsi, anche per non ampliare eccessivamente lo spazio delle presenti note.
Basterà osservare, a proposito di questi capitoli, l’importanza accordata all’istituzione familiare fondata sul matrimonio in vista dell’umanizzazione della società; la complessità della realtà economica in relazione alla sua finanziarizzazione e alle forti trasformazioni che il sistema produttivo ha conosciuto; l’attenzione posta alle problematiche del lavoro nel contesto di un’economia orientata alla attuazione del bene comune e realizzata “a misura d’uomo”. Si tratta, nel loro complesso, di quelli che potrebbero rappresentare i capitoli-base per una scuola di formazione all’impegno sociale e politico, con puntuali notazioni in ordine ai problemi di volta in volta affrontati. La scelta operata circa i due temi prima indicati è anche quella di rappresentare un forte invito alla lettura di un testo vasto ed impegnativo ma che offre al lettore un panorama di inusitata ampiezza, con una prospettiva di sintesi necessaria per la costruzione odierna della civiltà dell’amore fraterno, evocata dalla Fratelli tutti.
Il capitolo su “la comunità politica e il bene comune”, è, non a caso quello più ampio della parte centrale di questa vasta e monumentale ricerca.[4]
Qui – in maggior misura che in altri capitoli, come quelli sulla famiglia o sul lavoro – punto di riferimento essenziale non è più soltanto il Magistero sociale della Chiesa, bensì l’insieme di teorie sulla società e sullo Stato (da Taylor a Walzer, da Maritain a Enrico Berti): con posizioni in verità alquanto differenziate, ma tutte incentrate sulla valorizzazione della comunità rispetto allo Stato, sintesi ma non detentore assoluto della socialità. Nel solco della tradizione del pensiero cattolico, Toso non esita ad affermare che bene comune è “anche e soprattutto il vivere bene tra cittadini… ossia il vivere secondo giustizia, e l’«amicizia civile», che consente la giustizia; con la sottolineatura – nella linea indicata da Maritain – che, mentre nella comunità questo bene è già dato, “nella società il bene è qualcosa che deve essere realizzato” cioè “è un fine, oggetto dell’intelligenza e della volontà, vale a dire una libera scelta”.
In complesso, nell’ampio capitolo del volume dedicato al “bene comune è quello in cui all’attenzione al Magistero della Chiesa (oggetto preminente della trattazione in altri capitoli del volume) si accompagna anche una lettura critica (ma attenta a cogliere anche gli aspetti positivi della cultura “laica”) della riflessione complessiva condotta nel Novecento da una cultura cattolica che sotto molti aspetti – quanto al tema della comunità e, in generale, al rapporto tra l’uomo e lo Stato, appare come un potenziale luogo di incontro tra la tradizione cattolica – a partire dalle fondamentali pagine della Summa di Tommaso d’Aquino – e la migliore cultura laica.
Non è un caso, del resto che ciò avvenga perché, un poco paradossalmente, l’assolutizzazione dello Stato verificatasi con l’avvento delle dittature del Novecento, con i loro drammatici esiti, ha messo in guardia le stesse culture socialista e liberale dal rischio di un’assolutizzazione dello Stato, rendendo così più agevole l’incontro fra credenti e non credenti. Rimane, però, aperto, come risulta in John Rawls, il problema del fondamento ultimo del bene comune, a partire dalla domanda se sia possibile un fondamento puramente sociologico dei valori comuni “prescindendo del tutto dai valori fondamentali”, così da avere “forza cogente per la coscienza sociale e politica di un Paese” (p. 366). Si enuclea, per conseguenza e congiuntamente, la questione del dilemma fra una democrazia concepita come puro strumento di regole e una democrazia intesa come insieme di valori (cf le pagg. 372 ss.): con il rischio che la democrazia venga intesa come “mera procedura”, indipendentemente da un sistema di valori che la legittimi e la fondi.  L’alleanza tra democrazia e relativismo etico toglie alla convivenza civile ogni sicuro punto di riferimento morale e la priva, più radicalmente, del riconoscimento della verità. Lo strumento maggioritario viene eretto ad unico criterio di discernimento. Toso rammenta, allora, il pericolo insito nell’accettazione di questa concezione della democrazia: se non esistono valori in grado di offrire un fondamento razionale ed etico e di porre un limite, anche giuridico, alle decisioni della maggioranza, ogni scelta è esposta a non avere confini morali. Si instaura il prepotere della maggioranza. È la comune ricerca della verità e del bene che consente di individuare valori condivisi da tutti, e di trovare un terreno di incontro anche con i non credenti e con quanti appartengono a fedi diverse da quella cristiana (p. 373).
Nel nostro tempo, non bisogna mai dimenticarlo, rimane in gran parte aperta la «crisi»  della democrazia. La crisi attuale non è dovuta solo a problemi riconducibili alla temperie culturale neoindividualista e mercatista contemporanea. Si tratta di una crisi che viene da lontano, vale a dire dalle premesse antropologiche individualiste ereditate dalla cultura moderna. Al superamento di tale crisi è indispensabile l’apporto della testimonianza e della riflessione critica dei credenti: essi sono chiamati a superare la visione della persona come essere radicalmente libero ed utilitario. Di qui l’istanza di riannodare la libertà delle persone con la verità e con il bene, per “una politica sana, capace di riformare le istituzioni, coordinarle e dotarle di buone pratiche,… che opera sulla base dei grandi principi, pensando al bene comune a lungo termine”, nell’ambito di un “progetto politico, sociale, culturale e popolare che tenda al bene comune mondiale” (p. 380). Solo per questa via sarà possibile “uscire dalla crisi della democrazia” (p. 385 e ss.).
In questa linea si pone, anche per i credenti, il problema della “laicità dello Stato” (cf pagg. 419 e ss.), intesa tuttavia non come elisione o mortificazione dei valori religiosi, ma come presa d’atto della doverosa distinzione tra “regno di Dio” e “regno di Cesare”. Dire Stato “a-confessionale e laico“ non significa “l’essere indifferenti, e tantomeno ostili, nei confronti dei valori religiosi”, ma delineare uno Stato che, a partire dal riconoscimento della libertà religiosa, non pretende di relegare la religione nella pura sfera del privato ma “riconosce che essa esula dalla competenza delle comunità politiche in quanto le trascende”, riconoscendo di conseguenza la “funzione sociale rilevante” che la religione ha anche al fine di “alimentare e orientare la vita politica” (p. 419).[5]
Ampio spazio è dedicato, nel volume di Toso, anche alla “questione ecologica”, assunta – in linea con il magistero di Benedetto XVI e di Papa Francesco – a “nuova dimensione“ della tradizionale Dottrina sociale della Chiesa. Al tema viene dedicato un ampio capitolo (il XIII, pp. 481-518) in cui le tematiche ecologistiche sono chiaramente inserite nella nuova visione della Dottrina sociale della Chiesa quale emerge dai più recenti pontificati; sull’onda, del resto, di una sempre maggiore consapevolezza dell’importanza della cura e della salvaguardia dell’ambiente.
Alla base della riflessione condotta in questo capitolo sta la preoccupazione di Papa Francesco – come, del resto, della più avveduta cultura del nostro tempo – per il crescente degrado dell’ambiente: si tratta di passare da una “ecologia superficiale” a una “ecologia integrale”, grazie ad una nuova e più aggiornata “cultura ecologica” (p. 482). A questo riguardo l’Autore riconosce che, rispetto al precedente magistero sociale, vi è stata indubbiamente, sui grandi temi, una sostanziale “continuità” ma si è verificata anche, soprattutto in ordine alla “questione ecologica”, una “discontinuità” (cf p. 486). Non si tratta di accedere ad una sorta di cultura neopagana dimentica della centralità della persona umana, bensì di assumere consapevolezza del fatto che il destino dell’uomo e quello della terra sono strettamente legati fra loro. È in atto nel mondo una “crisi ecologica globale”, che pregiudica non solo il futuro delle specie animali e vegetali, ma della stessa umanità (p. 488). Di qui la necessaria presa di coscienza – e di un vero e proprio “discernimento” – di un problema dalla cui soluzione dipende il futuro stesso dell’umanità. In questa linea il progetto di una “ecologia integrale” si fonda in un “nuovo umanesimo” ispirato ad una “antropologia globale, sociale, relazionale, aperta alla Trascendenza“ (p. 490), a partire da una “spiritualità ecologica di tipo cristologico ed escatologico che si incarna concretamente in una conversione ecologica, pastorale, comunitaria”, in grado di aprire nuovi orizzonti tanto alla teologia quanto alla politica e che dovrà impegnare fortemente quanti sono dediti al sociale in vista della realizzazione di un progetto di “ecologia integrale” (p. 499). Si impone così “l’urgenza di un nuovo umanesimo capace di integrare storia, cultura, economia, architettura, vita quotidiana” (p. 508), in vista del quale appare necessario un rinnovato impegno dei credenti, in un contesto di fecondo “dialogo delle religioni e delle scienze” (p. 518). Si sottolinea qui l’importanza dell’esperienza religiosa, “nel cui grembo risiedono quei principi etici che danno senso alla vita e guidano la condotta delle persone”.
Le problematiche relative alla “questione ecologica” sono sviluppate anche nel successivo capitolo su “Le premesse gnoseologiche  ed etiche di un’ecologia integrale” con riferimenti ad importanti tematiche, da quella della “dimensione in senso personalista della cultura ambientale” alla valorizzazione di un’etica della solidarietà e della giustizia, e dunque del “bene comune universale”, sempre in prospettiva ecologica.[6]
Verso la conclusione della sua ricerca Toso non manca di affrontare le tematiche afferenti al mondo della comunicazione (cf Cap. XV- “I mezzi di comunicazione sociale e la convivenza umana” pp. 628) mostrandone l’importanza anche ai fini della migliore conoscenza della realtà e della corretta formazione delle coscienze. Contro ogni riduttiva tendenza ora all’uso sovrabbondante ora alla svalutazione dei nuovi media, Toso ne riconosce l’importanza ma ne mette contemporaneamente in evidenza anche i rischi di manipolazione: di qui l’esigenza di una severa sorveglianza dei pubblici poteri in ordine al rischio di un uso distorto e strumentale dei mass-media: con l’auspicio che anche in questo ambito sia operante una attenta vigilanza critica. Si tratta, dunque, di evitare “demonizzazioni o battesimi affrettati” e di procedere, nello stesso tempo, alla “formazione di un’adeguata opinione pubblica” (p. 618).
Per quanto riguarda il fenomeno migratorio, l’Autore auspica una realistica mediazione tra il dovere dell’accoglienza e i diritti dei popoli ospitanti (cf p. 584): “i flussi di migrazione vanno regolati con legislazioni adeguate, ma sempre tenendo presente il dovere della solidarietà nei confronti di comunità assoggettate al degrado e all’estrema povertà, senza dimenticare tuttavia il dovere primario dei paesi più avanzati di concorrere attivamente al progresso dei popoli in via di sviluppo affinché possano esercitare anche il previo diritto a non emigrare (cf p. 593), di rimanere nel proprio Paese (p. 584).
In riferimento, infine, all’ultimo capitolo, quello sull’Europa (pp. 619 e ss.) convinta, ma non acritica, è la posizione europeista dell’Autore, con la forte sottolineatura del dovere della comunità europea di costruirsi come unione di popoli “protesi verso la realizzazione dell’unione comune”, rifuggendo dalla tentazione tanto di un nazionalismo esasperato quanto di una vanificazione di una millenaria tradizione di civiltà (pp. 652-653).
Non è possibile, in questa sede, fermarsi analiticamente su questo importante – e per molti aspetti innovativo – capitolo del volume, comunque – come appena detto – di chiara e convinta impostazione europeista.

Conclusione

L’importante volume del vescovo Toso, del quale si è cercato di cogliere, a grandi linee, le strutture portanti, rappresenta l’avvio a successive ricerche grazie alle quali potrà essere messo a fuoco una sorta di “nuovo corso“ della dottrina sociale della Chiesa, con il prepotente ingresso in essa di importanti e sin qui soltanto sfiorate tematiche, come quelle relative alle problematiche delle migrazioni, dell’informazione-comunicazione e, soprattutto, alla questione ecologica. Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa, elaborato all’inizio del secolo,[7] appare meritevole di integrazione nelle aree di studio e di ricerca dinanzi indicate, così da completare il quadro tracciato da Leone XIII per la “questione sociale del lavoro”, da Pio XII in ordine al tema della democrazia, dal Magistero del Concilio Vaticano II e dei pontefici che da allora si sono susseguiti in ordine alle nuove problematiche emergenti nel XX secolo.
Grazie a questo Magistero, la Chiesa ha potuto misurarsi criticamente e alla fine riconciliarsi, con la modernità, valorizzandone gli aspetti positivi. Come anche – dopo lunghe esitazioni e riflessioni, ruotando sull’asse di un personalismo comunitario, aperto alla Trascendenza – è giunta a riconoscere la democrazia come possibile ed anzi preferenziale forma di governo, ponendo così fine ad una lunga stagione di conflittualità tra la Chiesa e gli Stati dell’Occidente. Ma la questione ambientale era rimasta sino ad allora sullo sfondo e si deve ai pontefici Benedetto XVI e Francesco l’averla proposta in tutta la sua gravità, al punto da far ritenere in parte obsoleto il grande quadro generale tracciato dal Compendio, così da aprire nuovi, ed ancora in parte inesplorati, orizzonti al Magistero sociale della Chiesa.
La lettura di questo vero e proprio “trattato” di etica sociale cristiana di Toso suggerisce due spunti conclusivi.
In primo luogo, appare necessario – alla luce degli importanti apporti alla Dottrina Sociale della Chiesa forniti dai pontefici Benedetto XVI e Francesco, provvedere ad un aggiornamento del testo base della Dottrina sociale apparso nel 2004; anche perché è emersa prepotentemente – come decisiva per il futuro del pianeta – la dimensione in senso lato “teologica” delle problematiche ambientali, giustamente considerate da Papa Francesco come la cartina tornasole cui fare riferimento per affrontare questioni determinanti per il futuro stesso del pianeta Terra.
In secondo luogo, potrebbe essere assai utile, soprattutto in vista della necessaria riflessione della Chiesa italiana sulle problematiche sociali,  pensare ad una “edizione ridotta“ di questo poderoso volume (che, per la sua ampiezza e la sua complessità, non è di agevole lettura per il lettore non esperto nella materia) che ne riprenda le linee essenziali e le più felici espressioni: una sorta di “introduzione, più semplice ed agevole, destinata a non specialisti per i quali potrebbe rappresentare un primo importante passo in vista di un più diretto ed approfondito confronto con una componente tutt’altro che marginale del messaggio evangelico quale è, appunto, la Dottrina sociale della Chiesa.
In un’epoca di transizione, come è quella che la Chiesa e la società italiana stanno oggi vivendo, è fortemente avvertita la necessità di una lucida lettura di insieme delle mutazioni in atto nei vari ambiti delle scienze sociali, a partire dalla già richiamata emergenza della “questione ecologica“. Si imporrà, a questo riguardo, un più stretto raccordo fra Dottrina sociale della Chiesa e le scienze umane, nella linea indicata da Toso nella sua ricerca; ma, nello stesso tempo, occorrerà recuperare il filo, che si è andato un poco smarrendo, della stretta relazione che intercorre fra il destino della comunità cristiana e il destino del mondo: non si tratta di due parallele destinate a non incontrarsi mai, bensì di “compagni di viaggio“ talora inconsapevoli, a partire dal riconoscimento del fatto che quelli della Chiesa e quelli della storia, benché distinti, non sono due realtà destinate a non incontrarsi mai. La densa  ed utile riflessione di Toso sulla famiglia, sul lavoro, sull’economia,  sulla politica, sulla ecologia, sui mass-media, mostra l’importanza di questa relazione, in piena fedeltà al grande progetto del Vaticano II, quello della necessaria “riconciliazione” tra vita della Chiesa e vita del mondo.

NOTE

[1] M. Toso, Dimensione sociale della fede. Sintesi aggiornata di dottrina sociale della Chiesa, LAS, Roma, 2021, pp. 669. Manca una nota bibliografica finale – che avrebbe potuto fornire alcuni generali punti di riferimento – ma supplisce a questa lacuna l’ampio apparato critico posto in nota nei vari capitoli.
[2] Cf Benedetto xvi, Caritas in veritate (2009) e Papa Francesco, Evangelii Gaudium (2013), ID., Laudato sì’ (2015), ID., Fratelli tutti (2020). Con il magistero sociale dei due pontefici dell’inizio del XXI secolo si aprono nuovi  (e sino ad ora poco esplorati) orizzonti della tradizionale Dottrina della Chiesa.
[3] Dimensione sociale della fede, ecc., pp. 34-35. A questo riguardo si pone, nello specifico contesto italiano, il problema (nel volume di Toso accennato) di una valorizzazione di realtà da tempo operanti, come il “Comitato permanente delle Settimane sociali”, iniziativa tradizionale e di antica origine ma che tuttavia rischia di essere identificata soltanto con convegni periodici pur di alta qualità ma che incidono soltanto in modesta misura sulle comunità locali: per le quali si pone con forza il problema, a tutt’oggi solo in poche diocesi decisamente affrontato, della formazione sociale dei “cattolici di base”. L’invito delle Settimane sociali a preparare prima e a commentare e a divulgare poi nelle varie diocesi le problematiche affrontate a livello nazionale, viene raramente accolto; né sono diffuse ed operanti, salvo rare eccezioni, nelle realtà di base, le pur necessarie “Scuole di formazione all’impegno sociale e politico”.
[4] Cf il capitolo XI, pp. 338-439.
[5] Nella parte conclusiva del saggio, a partire dalla riflessione su “cattolici e partiti“, (p. 431 e ss.), il volume affronta – passando da una riflessione generale sulla politica allo specifico contesto italiano – anche alcuni problemi di attualità, con una puntuale critica dell’attuale presenza politica dei cattolici in Italia, caratterizzata da irrilevanza e dalla “diaspora” che l’autore del volume mostra di non condividere perché ciò equivale a ignoranza della regola procedurale della maggioranza (cf p. 432). Di qui l’esigenza di una “rifondazione della politica” e di un “nuovo protagonismo dei credenti” in campo sociale (p. 435). A giudizio di Toso, ciò che soprattutto conta è “unire le forze”, “compattarsi”, “formare nuovi movimenti, quali luoghi di elaborazione di una nuova cultura, di una nuova progettualità, di una nuova rappresentanza e di una nuova partecipazione” (p. 437), superando l’attuale frammentazione della presenza politica dei cattolici (p. 438).
[6] Cf pp. 519-540 e in particolare p. 520. Il capitolo, rispetto al precedente, intende proporre anche una serie di indicazioni operative in vista di una rinnovata e diversa presenza dell’uomo nella Terra.
[7] Cf Pontificio Consiglio Della Giustizia E Della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2004. L’opera fa il punto dell’insegnamento magisteriale sino agli anni 2000, ma appare meritevole di un aggiornamento in relazione al prepotente ingresso nel dibattito politico ed economico della “questione ecologica”, tema sino ad allora rimasto sostanzialmente sullo sfondo ed invece potentemente riemerso nel successivo insegnamento magisteriale. Importanti indicazioni in vista di questo ampliamento di orizzonte della dottrina sociale, non esclusi il tema della comunicazioneso e delle migrazioni, sono reperibili nel citato lavoro di Toso. 

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