La meraviglia del sacerdozio di Cristo: lasciamoci perdonare da Dio!


Le grandi meraviglie del sacerdozio di Cristo che ha offerto se stesso, una volta per sempre, per il perdono dei peccati, adesso intercede per noi davanti al Padre e tornerà per portarci con Lui. Sono le tre tappe del sacerdozio di Cristo messe in risalto dal Papa nell’odierna omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta. Francesco avverte però che c’è “l’imperdonabile bestemmia”: quella contro lo Spirito Santo.

Il sacerdozio di Cristo è al centro dell’omelia di Papa Francesco. Una riflessione che scaturisce dalla Prima Lettura di oggi, tratta dalla Lettera agli Ebrei, che parla di Cristo Mediatore dell’Alleanza che Dio fa con gli uomini. Gesù è il Sommo Sacerdote. E il sacerdozio di Cristo è la grande meraviglia, la più grande meraviglia che ci fa cantare un canto nuovo al Signore, come dice il Salmo responsoriale.
Il sacerdozio di Cristo si svolge in tre momenti, sottolinea Papa Francesco. Il primo è la Redenzione: mentre i sacerdoti dell’Antica Alleanza dovevano ogni anno offrire sacrifici, “Cristo offrì se stesso, una volta per sempre, per il perdono dei peccati”. Con questa meraviglia, “ci ha portato al Padre”, “ha ricreato l’armonia della creazione”, rileva il Papa. La seconda meraviglia è quella che il Signore fa adesso, cioè pregare per noi. “Mentre noi preghiamo qui, Lui prega per noi”, “per ognuno di noi”, sottolinea Francesco: “adesso, vivo, davanti al Padre, intercede”, perché la fede non venga meno. Quante volte infatti si chiede ai sacerdoti di pregare perché “sappiamo – nota il Papa – che la preghiera del sacerdote ha una certa forza, proprio nel sacrificio della Messa”. La terza meraviglia sarà quando Cristo tornerà, ma questa terza volta non sarà in rapporto col peccato, sarà per “fare il Regno definitivo”, quando ci porterà tutti con il Padre:
“C’è questa grande meraviglia, questo sacerdozio di Gesù in tre tappe – quella in cui perdona i peccati, una volta, per sempre; quella in cui intercede adesso per noi; e quella che succederà quando Lui tornerà – ma anche c’è il contrario, ‘l’imperdonabile bestemmia’. E’ duro sentire Gesù dire queste cose, ma Lui lo dice e se Lui lo dice è vero. ‘In verità Io vi dico tutto sarà perdonato ai figli degli uomini – e noi sappiamo che il Signore perdona tutto se noi apriamo un po’ il cuore. Tutto! – i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno – anche le bestemmie saranno perdonate! – ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno’”.
“L’imperdonabile bestemmia”: quella contro lo Spirito Santo, non lasciarsi perdonare Per spiegare questo, il Papa fa riferimento alla grande unzione sacerdotale di Gesù: l’ha fatta lo Spirito Santo nel grembo di Maria, afferma, e i sacerdoti , nella cerimonia di ordinazione, sono unti con l’olio:
“Anche Gesù come Sommo Sacerdote ha ricevuto questa unzione. E qual è stata la prima unzione? La carne di Maria con l’opera dello Spirito Santo. E quello che bestemmia su questo, bestemmia sul fondamento dell’amore di Dio, che è la redenzione, la ri-creazione; bestemmia sul sacerdozio di Cristo. ‘Ma che cattivo il Signore non perdona?’ – ‘No! Il Signore perdona tutto! Ma chi dice queste cose è chiuso al perdono. Non vuole essere perdonato! Non si lascia perdonare!’. Questo è il brutto della bestemmia contro lo Spirito Santo: non lasciarsi perdonare, perché rinnega l’unzione sacerdotale di Gesù, che ha fatto lo Spirito Santo”.
In conclusione, il Papa torna sulle grandi meraviglie del sacerdozio di Cristo e anche “sull’imperdonabile bestemmia”, tale “non perché il Signore non voglia perdonare tutto ma perché questo è tanto chiuso che non si lascia perdonare: la bestemmia contro questa meraviglia di Gesù”:
“Oggi ci farà bene, durante la Messa, pensare che qui sull’altare si fa la memoria viva, perché Lui sarà presente lì, del primo sacerdozio di Gesù, quando offre la sua vita per noi; c’è anche la memoria viva del secondo sacerdozio, perché Lui pregherà qui; ma anche, in questa Messa – lo diremo, dopo il Padre Nostro – c’è quel terzo sacerdozio di Gesù, quando Lui tornerà e la speranza nostra della gloria. In questa Messa pensiamo a queste cose belle. E chiediamo la grazia al Signore che il nostro cuore non si chiuda mai – non si chiuda mai! – a questa meraviglia, a questa grande gratuità”.


I cristiani superino la mentalità che condanna sempre!


Vincere la mentalità egoista dei dottori della legge che sempre condanna. E’ il monito di Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Prendendo spunto dalla Prima Lettura, il Papa ha sottolineato che la nuova alleanza che fa Dio con noi in Gesù Cristo ci rinnova il cuore e ci cambia la mentalità.

Dio rinnova tutto “dalle radici, non soltanto nell’apparenza”. Nella Messa a Santa Marta, Papa Francesco si è soffermato sulla Prima Lettura, un brano della Lettera agli Ebrei, incentrata sulla ri-creazione che Dio fa in Gesù Cristo. “Questa alleanza nuova – ha osservato – ha le sue caratteristiche”. Primo, ha sottolineato il Papa, “la legge del Signore non è un modo di agire esterno”, entra nel cuore e “ci cambia la mentalità”. Nella nuova alleanza, ha ripreso, “c’è un cambio di mentalità, c’è un cambio di cuore, un cambio di sentire, di modo di agire”, “un modo diverso di vedere le cose”.
Francesco fa l’esempio di un’opera alla quale un architetto può guardare in modo freddo, con invidia oppure con un atteggiamento di gioia e “benevolenza”:
“La nuova alleanza ci cambia il cuore e ci fa vedere la legge del Signore con questo nuovo cuore, con questa nuova mente. Pensiamo ai dottori della legge che perseguitavano Gesù. Questi facevano tutto, tutto quello che era prescritto dalla legge, avevano il diritto in mano, tutto, tutto, tutto. Ma la loro mentalità era una mentalità lontana da Dio. Era una mentalità egoista, centrata su loro stessi: il loro cuore era un cuore che condannava, sempre condannando. La nuova alleanza ci cambia il cuore e ci cambia la mente. C’è un cambio di mentalità”.
Il Signore, ha soggiunto, “va avanti” e ci assicura che perdonerà le iniquità e non si ricorderà più dei nostri peccati. “E delle volte – ha commentato – a me piace pensare un po’ scherzando col Signore: ‘Tu non hai una buona memoria!’”. “E’ la debolezza di Dio – ha detto ancora – quando Dio perdona, dimentica”:
“Lui dimentica, perché perdona. Davanti a un cuore pentito, perdona e dimentica: ‘Io dimenticherò, non ricorderò i loro peccati’. Ma anche questo è un invito a non fare ricordare al Signore i peccati, cioè a non peccare più: ‘Tu mi hai perdonato, tu hai dimenticato, ma io devo…’. Un cambio di vita, la nuova alleanza mi rinnova e mi fa cambiare la vita, non solo la mentalità e il cuore ma la vita. Vivere così:
senza peccato, lontano dal peccato. Questa è la ricreazione. Così il Signore ci ricrea noi tutti”.
Infine, il Papa ha rivolto l’attenzione al terzo tratto, il “cambiamento di appartenenza”. Noi, ha detto, apparteniamo a Dio, “gli altri dei non esistono”, “sono stupidaggini”. “Cambio di mentalità”, dunque, “cambio di cuore, cambio di vita e cambio di appartenenza”. E questa, ha ribadito, “è la ricreazione che il Signore fa più meravigliosamente che la prima creazione”. Chiediamo al Signore, è la sua esortazione, “di andare avanti in questa alleanza di essere fedeli”:
“Il sigillo di questa alleanza di questa fedeltà, essere fedele a questo lavoro che il Signore fa per cambiarci la mentalità, per cambiarci il cuore. I profeti dicevano: ‘Ma il Signore cambierà il tuo cuore di pietra in cuore di carne’. Cambiare il cuore, cambiare la vita, non peccare più o non fare ricordare al Signore quello che ha dimenticato con i nostri peccati di oggi e cambiare l’appartenenza: mai appartenere alla mondanità, allo spirito del mondo, alle stupidaggini del mondo, soltanto al Signore”.


I cristiani superino la mentalità che condanna sempre!


Vincere la mentalità egoista dei dottori della legge che sempre condanna. E’ il monito di Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Prendendo spunto dalla Prima Lettura, il Papa ha sottolineato che la nuova alleanza che fa Dio con noi in Gesù Cristo ci rinnova il cuore e ci cambia la mentalità.

Dio rinnova tutto “dalle radici, non soltanto nell’apparenza”. Nella Messa a Santa Marta, Papa Francesco si è soffermato sulla Prima Lettura, un brano della Lettera agli Ebrei, incentrata sulla ri-creazione che Dio fa in Gesù Cristo. “Questa alleanza nuova – ha osservato – ha le sue caratteristiche”. Primo, ha sottolineato il Papa, “la legge del Signore non è un modo di agire esterno”, entra nel cuore e “ci cambia la mentalità”. Nella nuova alleanza, ha ripreso, “c’è un cambio di mentalità, c’è un cambio di cuore, un cambio di sentire, di modo di agire”, “un modo diverso di vedere le cose”.
Francesco fa l’esempio di un’opera alla quale un architetto può guardare in modo freddo, con invidia oppure con un atteggiamento di gioia e “benevolenza”:
“La nuova alleanza ci cambia il cuore e ci fa vedere la legge del Signore con questo nuovo cuore, con questa nuova mente. Pensiamo ai dottori della legge che perseguitavano Gesù. Questi facevano tutto, tutto quello che era prescritto dalla legge, avevano il diritto in mano, tutto, tutto, tutto. Ma la loro mentalità era una mentalità lontana da Dio. Era una mentalità egoista, centrata su loro stessi: il loro cuore era un cuore che condannava, sempre condannando. La nuova alleanza ci cambia il cuore e ci cambia la mente. C’è un cambio di mentalità”.
Il Signore, ha soggiunto, “va avanti” e ci assicura che perdonerà le iniquità e non si ricorderà più dei nostri peccati. “E delle volte – ha commentato – a me piace pensare un po’ scherzando col Signore: ‘Tu non hai una buona memoria!’”. “E’ la debolezza di Dio – ha detto ancora – quando Dio perdona, dimentica”:
“Lui dimentica, perché perdona. Davanti a un cuore pentito, perdona e dimentica: ‘Io dimenticherò, non ricorderò i loro peccati’. Ma anche questo è un invito a non fare ricordare al Signore i peccati, cioè a non peccare più: ‘Tu mi hai perdonato, tu hai dimenticato, ma io devo…’. Un cambio di vita, la nuova alleanza mi rinnova e mi fa cambiare la vita, non solo la mentalità e il cuore ma la vita. Vivere così:
senza peccato, lontano dal peccato. Questa è la ricreazione. Così il Signore ci ricrea noi tutti”.
Infine, il Papa ha rivolto l’attenzione al terzo tratto, il “cambiamento di appartenenza”. Noi, ha detto, apparteniamo a Dio, “gli altri dei non esistono”, “sono stupidaggini”. “Cambio di mentalità”, dunque, “cambio di cuore, cambio di vita e cambio di appartenenza”. E questa, ha ribadito, “è la ricreazione che il Signore fa più meravigliosamente che la prima creazione”. Chiediamo al Signore, è la sua esortazione, “di andare avanti in questa alleanza di essere fedeli”:
“Il sigillo di questa alleanza di questa fedeltà, essere fedele a questo lavoro che il Signore fa per cambiarci la mentalità, per cambiarci il cuore. I profeti dicevano: ‘Ma il Signore cambierà il tuo cuore di pietra in cuore di carne’. Cambiare il cuore, cambiare la vita, non peccare più o non fare ricordare al Signore quello che ha dimenticato con i nostri peccati di oggi e cambiare l’appartenenza: mai appartenere alla mondanità, allo spirito del mondo, alle stupidaggini del mondo, soltanto al Signore”.


La vita cristiana è una lotta quotidiana contro le tentazioni!


La vita cristiana è una lotta, lasciamoci attirare da Gesù: è l’esortazione di Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha messo in guardia da quelle tentazioni che ci portano sulla strada sbagliata e ha ricordato che Gesù è venuto per distruggere l’influsso del male sui nostri cuori.

Gesù e la folla. Nella Messa a Santa Marta, Papa Francesco si è soffermato sul brano del Vangelo del giorno che narra della grande folla che seguiva Gesù con entusiasmo e che veniva da tutte le parti. “Perché veniva questa folla?”, si domanda il Papa. Il Vangelo racconta che c’erano “ammalati che cercavano di guarire”. Ma c’erano anche persone a cui piaceva “sentire Gesù, perché parlava non come i loro dottori, ma parlava con autorità” e “questo toccava il cuore”. Questa folla “veniva spontaneamente”, ha commentato con amara ironia, “non la portavano nei bus, come abbiamo visto tante volte quando si organizzano manifestazioni e tanti devono andare lì per ‘verificare’ la presenza, per non perdere poi il posto di lavoro”.
Questa gente, ha ripreso, “andava perché sentiva qualcosa” al punto che Gesù ha dovuto chiedere una barca e andare un po’ lontano dalla riva:
“Questa folla andava da Gesù? Sì! Aveva bisogno? Si! Alcuni erano curiosi, ma questi erano gli ascetici, la minoranza… Ma perché questa folla la attirava il Padre: era il Padre che attirava la gente a Gesù. A tal punto che Gesù non rimaneva indifferente, come un maestro statico che diceva le sue parole e poi si lavava le mani. No! Questa folla toccava il cuore di Gesù. Lo stesso Vangelo ci dice: ‘Gesù era commosso, perché vedeva questa gente come pecore senza pastore’. E il Padre, tramite lo Spirito Santo, attira la gente a Gesù”.
Il Papa ha rilevato così che non sono le argomentazioni a far muovere le persone, non sono “gli argomenti apologetici”. No, ha ammonito, “è necessario che sia il Padre a tirarti a Gesù”.
D’altro canto, ha annotato, è “curioso” che in questo passo del Vangelo di Marco in cui “si parla di Gesù, si parla della folla, dell’entusiasmo” e dell’amore del Signore, finisca con gli spiriti impuri che quando lo vedevano, gridavano: “Tu sei il Figlio di Dio!”:
“Questa è la verità; questa è la realtà che ognuno di noi sente quando si avvicina Gesù. Gli spiriti impuri cercano di impedirlo, ci fanno la guerra. ‘Ma, Padre, io sono molto cattolico; io vado sempre a Messa… Ma mai, mai ho queste tentazioni. Grazie a Dio, no!’. ‘Prega, perché sei su una strada sbagliata!’. Una vita cristiana senza tentazioni non è cristiana: è ideologica, è gnostica, ma non è cristiana. Quando il Padre attira la gente a Gesù, c’è un altro che attira in modo contrario e ti fa la guerra dentro! E per questo Paolo parla della vita cristiana come di una lotta: una lotta di tutti i giorni. Una lotta!”.
Un lotta, ha ripreso, “per vincere, per distruggere l’impero di satana, l’impero del male”. E per questo, ha detto, “è venuto Gesù, per distruggere satana! Per distruggere il suo influsso sui nostri cuori”. Il Padre, ha ripreso, “attira la gente a Gesù”, mentre lo spirito del male “cerca di distruggere, sempre!”.
La vita cristiana, ha detto ancora, “è una lotta così: o tu ti lasci attirare da Gesù per mezzo del Padre o puoi dire ‘Io rimango tranquillo, in pace’”. Se tu vuoi andare avanti, è dunque l’esortazione del Papa, “devi lottare! Sentire il cuore che lotta, perché Gesù vinca”:
“Pensiamo com’è il nostro cuore: io sento questa lotta nel mio cuore? Fra la comodità o il servizio agli altri, fra divertirmi un po’ o fare preghiera e adorare il Padre, fra una cosa e l’altra, sento la lotta? la voglia di fare il bene o qualcosa che mi ferma, mi torna ascetico? Io credo che la mia vita commuova il cuore di Gesù? Se io non credo questo, devo pregare tanto per crederlo, perché mi sia data questa grazia. Ognuno di noi cerchi nel suo cuore come va la situazione lì. E chiediamo al Signore di essere cristiani che sappiano discernere cosa succede nel proprio cuore e scegliere bene la strada sulla quale il Padre ci attira a Gesù”.


I cristiani non siano “parcheggiati”, ma coraggiosi!


Siate cristiani coraggiosi, ancorati alla speranza e capaci di sopportare i momenti bui. Questa è la forte esortazione del Papa nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. I cristiani pigri, invece, sono fermi, rileva Francesco, e per loro la Chiesa è bel un parcheggio.

“Vita coraggiosa è quella del cristiano”, dice Francesco che dipana la sua omelia partendo dalla Lettera agli Ebrei della liturgia odierna. Lo zelo di cui si parla, il coraggio per andare avanti, deve essere il nostro atteggiamento davanti alla vita, come quelli che si allenano allo stadio per vincere. Ma la Lettura parla anche della pigrizia che è il contrario del coraggio. “Vivere nel frigo”, sintetizza il Papa, “perché tutto rimanga così”:
“I cristiani pigri, i cristiani che non hanno la voglia di andare avanti, i cristiani che non lottano per fare le cose che cambiano, le cose nuove, le cose che ci farebbero bene a tutti, se queste cose cambiassero. Sono i pigri, i cristiani parcheggiati: hanno trovato nella Chiesa un bel parcheggio. E quando dico cristiani, dico laici, preti, vescovi… Tutti. Ma ce ne sono di cristiani parcheggiati! Per loro la Chiesa è un parcheggio che custodisce la vita e vanno avanti con tutte le assicurazioni possibili. Ma questi cristiani fermi, mi fanno pensare una cosa che da bambino dicevano a noi i nonni: ‘Stai attento che l’acqua ferma, quella che non scorre, è la prima a corrompersi’”.
Quello che rende i cristiani coraggiosi è la speranza, mentre i “cristiani pigri” non hanno speranza, sono “in pensione”, dice il Papa. Ed è bello andare in pensione dopo tanti anni di lavoro ma, ammonisce, “passare tutta la tua vita in pensione è brutto!”. La speranza è invece l’àncora a cui aggrapparsi per lottare anche nei momenti difficili:
“E’ questo il messaggio di oggi: la speranza, quella speranza che non delude, che va oltre. E dice: una speranza che ‘è un’àncora sicura e salda per la nostra vita’. La speranza è l’àncora: l’abbiamo buttata e noi siamo aggrappati alla corda, ma lì, ma andando lì. Questa è la nostra speranza. Non c’è da pensare: ‘Sì, ma, c’è il cielo, ah che bello, io rimango…’. No. La speranza è lottare, aggrappato alla corda, per arrivare là. Nella lotta di tutti i giorni la speranza è una virtù di orizzonti, non di chiusura! Forse è la virtù che meno si capisce ma è la più forte. La speranza: vivere in speranza, vivere da speranza, sempre guardando avanti con coraggio. ‘Sì, padre – qualcuno di voi potrà dirmi -, ma ci sono momenti brutti, dove tutto sembra buio, cosa devo fare?’. Aggrappati alla corda e sopporta”.
“A nessuno di noi viene regalata la vita”, nota Francesco, bisogna invece avere coraggio per andare avanti e sopportare. Cristiani coraggiosi, tante volte sbagliano, ma “tutti sbagliamo”, dice il Papa , “sbaglia quello che va avanti” mentre “quello che sta fermo sembra non sbagliare”. E quando “non si può camminare perché tutto è buio, tutto è chiuso”, bisogna sopportare, avere costanza. In conclusione, Francesco invita a domandarci se siamo cristiani chiusi o di orizzonti e se nei momenti brutti si è capaci di sopportare con la consapevolezza che la speranza non delude: “ perché so – afferma – che Dio non delude”:
“Facciamoci la domanda: come sono io? come è la mia vita di fede? è una vita di orizzonti, di speranza, di coraggio, di andare avanti o una vita tiepida che neppure sa sopportare i momenti brutti? E che il Signore ci dia la grazia, come abbiamo chiesto nella Orazione Colletta, di superare i nostri egoismo perché i cristiani parcheggiati, i cristiani fermi, sono egoisti. Guardano soltanto se stessi, non sanno alzare la testa a guardare Lui. Che il Signore ci dia questa grazia”.


Per seguire Gesù bisogna muoversi, non rimanere fermi con l’anima “seduta”!


Per seguire Gesù bisogna camminare, non rimanere fermi con “l’anima seduta”. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice, commentando il Vangelo odierno che narra del paralitico calato dal tetto nella casa dove si trovava Gesù, ha sottolineato che la fede, se è autentica, ci fa sempre correre dei rischi, ma dona la vera speranza.

La gente segue Gesù, lo segue per interesse o per una parola di conforto. Papa Francesco si è soffermato sul Vangelo odierno per sottolineare che, anche se la purezza di intenzione non è “totale”, perfetta, è importante seguire Gesù, camminare dietro a Lui. La gente, ha ripreso, era attratta dalla Sua autorità, dalle “cose che diceva e come le diceva, si faceva capire; anche guariva e tanta gente andava dietro a Lui per farsi guarire”. Certo, ha osservato, alcune volte Gesù ha rimproverato la gente che lo seguiva perché era più interessata ad una convenienza che alla Parola di Dio.
“Altre volte – ha ripreso – la gente voleva farlo Re, perché pensava: ‘Questo è il politico perfetto!’”, ma la gente “sbagliava” e “Gesù se ne è andato, si è nascosto”. Il Signore però si lasciava seguire da tutti, “perché sapeva che tutti siamo peccatori”. Il problema più grande, ha dunque affermato Francesco, “non erano quelli che seguivano Gesù”, ma quelli che restavano “fermi”:
“I fermi! Quelli che erano all’orlo del cammino, guardavano. Erano seduti e proprio seduti. Erano seduti là alcuni scribi: questi non seguivano, guardavano. Guardavano dal balcone. Non andavano camminando nella propria vita: ‘balconavano’ la vita! Proprio lì: non rischiavano mai! Soltanto giudicavano. Erano i puri e non si immischiavano. Anche i giudizi erano forti, no? Nel loro cuore: ‘Che gente ignorante! Che gente superstiziosa!’. E quante volte anche noi, quando vediamo la pietà della gente semplice ci viene in testa quel clericalismo che fa tanto male alla Chiesa”.
“Questi – ha ammonito – erano un gruppo di fermi: quelli che erano lì, al balcone, guardavano e giudicavano”. Ma, ha soggiunto, “ci sono altri fermi nella vita”. E qui si riferisce all’uomo che “da 38 anni era vicino alla piscina: fermo, amareggiato dalla vita, senza speranza”, e “digeriva la propria amarezza: anche quello è un altro fermo, che non seguiva Gesù e non aveva speranza”.
Questa gente che seguiva Gesù invece, ha sottolineato Francesco, “rischiava” per incontrarLo, “per trovare quello che voleva”:
“Questi di oggi, questi uomini hanno rischiato quando hanno fatto il buco sul tetto: hanno rischiato che il padrone della casa facesse loro causa, li portasse dal giudice e li facesse pagare. Hanno rischiato, ma volevano andare da Gesù. Quella donna malata da 18 anni rischiò quando di nascosto voleva toccare soltanto l’orlo del manto di Gesù: rischiò di provare vergogna. Rischiò: voleva la salute, voleva arrivare a Gesù. Pensiamo alla Cananea: e le donne rischiano più degli uomini, eh! Quello è vero: sono più brave! E questo dobbiamo riconoscerlo”.
Ancora, il Papa cita il caso della Cananea, della peccatrice nella casa di Simone e della Samaritana. Tutte rischiarono e trovarono la Salvezza. “Seguire Gesù – ha detto – non è facile, ma è bello! E sempre si rischia”. E tante volte, ha commentato, “si diventa ridicoli”. Ma, ha ripreso, si trova ciò che davvero conta: “ti sono perdonati i peccati”. Perché, ha rilevato, “dietro a quella grazia che noi chiediamo – la salute o la soluzione di un problema o quel che sia – c’è la voglia di essere guariti nell’anima, di essere perdonati”. Tutti noi, ha soggiunto, “sappiamo di essere peccatori. E per questo seguiamo Gesù, per incontrarlo. E rischiamo”.
Chiediamoci, ha detto il Papa: “Io rischio o seguo Gesù sempre secondo le regole della casa di assicurazione?”, preoccupati di non fare una cosa o un’altra. “Così – ha avvertito – non si segue Gesù. Così si rimane seduti, come questi, che giudicavano”:
“Seguire Gesù, perché abbiamo bisogno di qualcosa o seguire Gesù rischiano e questo significa seguire Gesù con fede: questa è la fede. Affidarsi a Gesù, fidarsi di Gesù e con questa fede nella sua persona questi uomini hanno fatto il buco sul tetto per far calare la barella davanti a Gesù, perché Lui potesse guarirlo. ‘Mi fido di Gesù, affido la mia vita a Gesù? Sono in cammino dietro Gesù, anche se faccio il ridicolo qualche volta? O sono seduto guardando come fanno gli altri, guardando la vita o sono seduto con l’anima ‘seduta’ – diciamo così – con l’anima chiusa per l’amarezza, la mancanza di speranza?’. Ognuno di noi può farsi queste domande oggi”.


Nel cuore si gioca l’oggi della nostra vita!


La nostra vita è un oggi, che non si ripeterà. Nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, il Papa esorta a non avere il cuore indurito, senza fede, ma aperto al Signore. Nel nostro cuore infatti si gioca l’oggi.

“Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori”. Parte da questo passo della Lettera agli Ebrei, contenuto nella prima Lettura della Messa odierna, l’omelia di Francesco che si dipana attorno a due parole: “Oggi” e “cuore”.
L’oggi del quale parla lo Spirito Santo, nel passo della Lettera agli Ebrei, è infatti “la nostra vita”, un oggi “pieno di giorni” ma “dopo il quale non ci sarà un replay, un domani”, “un oggi nel quale noi abbiamo ricevuto l’amore di Dio”, la promessa di Dio di trovarlo”, spiega il Papa, “un oggi” nel quale possiamo rinnovare “la nostra alleanza con la fedeltà a Dio”. C’è però “soltanto un solo oggi, nella nostra vita” e la tentazione è quella di dire: “Sì, farò domani”. “La tentazione del domani che non ci sarà”, come Gesù stesso spiega nella parabola delle dieci vergini: le cinque stolte che non avevano preso con loro l’olio assieme alle lampade, lo vanno poi a comprare ma quando arrivano, trovano la porta chiusa. Francesco fa anche riferimento alla parabola di colui che bussa alla porta dicendo al Signore: “Ho mangiato con te, sono stato con te …”. “Non ti conosco: sei arrivato tardi …”:
“Questo lo dico non per spaventarvi, ma semplicemente per dire che la vita nostra è un oggi: oggi o mai. Io penso a questo. Il domani sarà il domani eterno, senza tramonto, con il Signore, per sempre. Se io sono fedele a questo oggi. E la domanda che vi faccio è questa che fa lo Spirito Santo: ‘Come vivo io, questo oggi?’”.
La seconda parola che viene ripetuta nella Lettura è “cuore”. Con il cuore infatti “incontriamo il Signore” e tante volte Gesù rimprovera dicendo: “tardi di cuore”, tardi nel capire. L’invito è quindi a non indurire il cuore e a chiedersi se non sia “senza fede” o “sedotto dal peccato”:
“Nel nostro cuore si gioca l’oggi. Il nostro cuore è aperto al Signore? A me sempre colpisce quando trovo una persona anziana – tante volte sacerdoti o suorine – che mi dicono: ‘Padre, preghi per la mia perseveranza finale’ – ‘Ma, hai fatto tutta la vita, bene, tutti i giorni del tuo oggi sono nel servizio del Signore, ma hai paura …?’ – ‘No, no: ancora la mia vita non è tramontata: io vorrei viverla pienamente, pregare perché l’oggi arrivi pieno, pieno, con il cuore saldo nella fede, e non rovinato dal peccato, dai vizi, dalla corruzione …”.
Il Papa esorta dunque a interrogarci sul nostro oggi e sul nostro cuore. L’oggi è “pieno di giorni” ma “non si ripeterà”. I giorni si ripetono finché il Signore dica “basta”:
“Ma l’oggi non si ripete: la vita è questa. E cuore, cuore aperto, aperto al Signore, non chiuso, non duro, non indurito, non senza fede, non perverso, non sedotto dai peccati. E il Signore ha incontrato tanti di questi che avevano il cuore chiuso: i dottori della legge, tutta questa gente che lo perseguitava, lo metteva alla prova per condannarlo … e alla fine sono riusciti a farlo. Andiamo a casa con queste due parole soltanto: com’è il mio oggi? Il tramonto può essere oggi stesso, questo giorno o tanti giorni dopo. Ma come va, il mio oggi, nella presenza del Signore? E il mio cuore, com’è? E’ aperto? E’ saldo nella fede? Si lascia condurre dall’amore del Signore? Con queste due domande chiediamo al Signore la grazia di cui ognuno di noi ha bisogno”.


Gesù ha autorità perché è al servizio; il clericalismo disprezza la gente!


Gesù aveva autorità perché serviva la gente, era vicino alle persone ed era coerente, al contrario dei dottori della legge che si sentivano principi. Queste tre caratteristiche dell’autorità di Gesù sono state messe in luce dal Papa nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta. Francesco sottolinea che invece i dottori della Legge insegnavano con un’autorità clericalistica, staccati dalla gente, non vivevano quello che predicavano.

L’autorità di Gesù e quella dei farisei sono i due poli attorno ai quali ruota l’omelia del Papa. L’una un’autorità reale, l’altra formale. Nel Vangelo odierno si parla dello stupore della gente perché Gesù insegnava “come uno che ha autorità” e non come gli scribi: erano le autorità del popolo, sottolinea Francesco, ma quello che insegnavano non entrava nel cuore, mentre Gesù aveva un’autorità reale: non era “un seduttore”, insegnava la Legge “fino all’ultimo puntino”, insegnava la Verità ma con autorità.
Il Papa entra dunque nel dettaglio e si sofferma sulle tre caratteristiche che differenziano l’autorità di Gesù da quella dei dottori della Legge. Mentre Gesù “insegnava con umiltà” e dice ai suoi discepoli che “il più grande sia come quello che serve: si faccia il più piccolo”, i farisei si sentivano principi:
“Gesù serviva la gente, spiegava le cose perché la gente capisse bene: era al servizio della gente. Aveva un atteggiamento di servitore, e questo dava autorità. Invece, questi dottori della legge che la gente … sì, ascoltava, rispettava ma non sentiva che avessero autorità su di loro, questi avevano una psicologia di principi: ‘Noi siamo i maestri, i principi, e noi insegniamo a voi. Non servizio: noi comandiamo, voi obbedite’. E Gesù mai si è fatto passare come un principe: sempre era il servitore di tutti e questo è quello che gli dava autorità”.
E’ essere vicino alla gente, infatti, che conferisce autorità. La vicinanza è quindi la seconda caratteristica che differenzia l’autorità di Gesù da quella dei farisei. “Gesù non aveva allergia alla gente: toccare i lebbrosi, i malati, non gli faceva ribrezzo”, spiega Francesco mentre i farisei disprezzavano “la povera gente, ignorante”, gli piaceva passeggiare nelle piazze, ben vestiti:
“Erano staccati dalla gente, non erano vicini; Gesù era vicinissimo alla gente, e questo dava autorità. Quelli staccati, questi dottori, avevano una psicologia clericalistica: insegnavano con un’autorità clericalistica, cioè il clericalismo. A me piace tanto quando leggo la vicinanza alla gente che aveva il Beato Paolo VI; nel numero 48 della ‘Evangelii Nuntiandi’ si vede il cuore del pastore vicino: è lì l’autorità di quel Papa, la vicinanza. Primo, servitore, di servizio, di umiltà: il capo è quello che serve, capovolge tutto, come un iceberg. Dell’iceberg si vede il vertice; invece Gesù capovolge e il popolo è su e Lui che comanda è sotto e da sotto comanda. Secondo, vicinanza”.
Ma c’è un terzo punto che differenzia l’autorità degli scribi da quella di Gesù ed è la coerenza. Gesù “viveva quello che predicava”: “c’era come una unità, un’armonia fra quello che pensava, sentiva, faceva”. Mentre chi si sente principe ha “un’atteggiamento clericalistico”, cioè ipocrita, dice una cosa e ne fa un’altra:
“Invece, questa gente non era coerente e la loro personalità era divisa al punto che Gesù consiglia ai suoi discepoli: ‘Ma, fate quello che vi dicono, ma non quello che fanno’: dicevano una cosa e ne facevano un’altra. Incoerenza. Erano incoerenti. E l’aggettivo che tante volte Gesù dice loro è ipocrita. E si capisce che uno che si sente principe, che ha un atteggiamento clericalistico, che è un ipocrita, non ha autorità! Dirà le verità, ma senza autorità. Invece Gesù, che è umile, che è al servizio, che è vicino, che non disprezza la gente e che è coerente, ha autorità. E questa è l’autorità che sente il popolo di Dio”.
In conclusione, il Papa per fare comprendere appieno questo, ricorda la parabola del Buon Samaritano. Davanti all’uomo lasciato mezzo morto sulla strada dai briganti, passa il sacerdote e se ne va magari perché c’è il sangue e pensa che se lo avesse toccato, sarebbe diventato impuro, passa il levita e, dice il Papa, “credo che pensasse” che si fosse immischiato sarebbe poi dovuto andare in tribunale a rendere testimonianza e aveva tante cose da fare. Anche lui quindi se ne va. Alla fine viene il samaritano, un peccatore, che, invece, ha pietà. Ma c’è un altro personaggio, il locandiere, nota il Papa, che rimane stupito non per l’assalto dei briganti, perché era una cosa che accadeva su quella strada, non per il comportamento del sacerdote e del levita, perché li conosceva, ma per quello del samaritano. Lo stupore del locandiere di fronte al samaritano: “Ma, questo è pazzo”, “non è ebreo, è un peccatore”, poteva pensare. Francesco si riallaccia, dunque, allo stupore della gente del Vangelo odierno di fronte all’autorità di Gesù: “un’autorità umile, di servizio”, “un’autorità vicina alla gente” e “coerente”.


Conosciamo, adoriamo e seguiamo Gesù: è l’unico Salvatore!


La vita cristiana è semplice, non sono necessarie cose strane o difficili, basta mettere Gesù al centro delle nostre scelte quotidiane: è quanto ha detto Papa Francesco che oggi, inizio del Tempo ordinario, ha ripreso le Messe a Casa Santa Marta.

Dopo il Natale, inizia un nuovo tempo liturgico, il tempo ordinario: ma al centro della vita cristiana – osserva il Papa – c’è sempre Gesù, la prima e l’ultima Parola del Padre, “il Signore dell’universo”, il “Salvatore del mondo. Non ce n’è un altro, è l’unico”: “E’ questo il centro della nostra vita: Gesù Cristo. Gesù Cristo che si manifesta, si fa vedere e noi siamo invitati a conoscerlo, a riconoscerlo, nella vita, nelle tante circostanze della vita, riconoscere Gesù, conoscere Gesù: ‘Ma io, padre, conosco la vita di quel santo, di quella santa o anche le apparizioni di quello di là e di là…’. Questo è bene, i santi sono i santi, sono grandi! Le apparizioni non tutte sono vere, eh! I santi sono importanti ma il centro è Gesù Cristo: senza Gesù Cristo non ci sono i santi! E qui la domanda: il centro della mia vita è Gesù Cristo? qual è il mio rapporto con Gesù Cristo?”.
Ci sono tre compiti – afferma il Papa – “per assicurarci che Gesù è al centro della nostra vita”: il primo compito è conoscere Gesù per riconoscerlo. Al suo tempo, tanti non lo hanno riconosciuto: “i dottori della legge, i sommi sacerdoti, gli scribi, i sadducei, alcuni farisei”. Anzi, “l’hanno perseguitato, l’hanno ucciso”. Occorre domandarsi: “A me interessa conoscere Gesù? O forse interessa più la telenovela o le chiacchiere o le ambizioni o conoscere la vita degli altri?”. “Per conoscere Gesù – spiega Papa Francesco – c’è la preghiera, lo Spirito Santo”, ma c’è anche il Vangelo, che è da portare sempre con sé per leggerne un passo tutti i giorni: “E’ l’unico modo di conoscere Gesù”. Poi “è lo Spirito Santo a fare il lavoro dopo. Questo è il seme. Chi fa germogliare e crescere il seme è lo Spirito Santo”. Il secondo compito è adorare Gesù. Non solo chiedergli cose e ringraziarlo. Il Papa pensa a due modi di adorare Gesù: “la preghiera di adorazione in silenzio” e “poi togliere dal nostro cuore le altre cose che adoriamo, che ci interessano di più. No, solo Dio”. “Le altre cose servono servono se io sono capace di adorare solo Dio”:
“C’è una piccola preghiera che noi preghiamo, il Gloria: ‘Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo’, ma tante volte la diciamo come pappagalli. Ma questa preghiera è adorazione! ‘Gloria’: io adoro il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Adorare, con piccole preghiere col silenzio davanti alla grandezza di Dio, adorare Gesù e dire: ‘Tu sei l’unico, tu sei il principio e la fine e con te voglio rimanere tutta la vita, tutta l’eternità. Tu sei l’unico’. E cacciare via le cose che mi impediscono di adorare Gesù”.
Il terzo compito è seguire Gesù – sottolinea il Papa – come dice il Vangelo odierno in cui il Signore chiama i primi discepoli. Significa mettere Gesù al centro della nostra vita:
“E’ semplice la vita cristiana, è molto semplice ma abbiamo bisogno della grazia dello Spirito Santo perché svegli in noi questa voglia di conoscere Gesù, di adorare Gesù e di seguire Gesù. E per questo abbiamo chiesto all’inizio nell’orazione Colletta al Signore di conoscere cosa dobbiamo fare, di avere la forza di farlo. Che nella semplicità di ogni giorno – perché per ogni giorno per essere cristiani non sono necessarie cose strane, cose difficili, cose superflue, no, è semplice – il Signore ci dia la grazia di conoscere Gesù, di adorare Gesù e di seguire Gesù”.